Il virus non dà tregua

Perché l’Italia è tra i primi 3 paesi al mondo per la mortalità Covid?

Le cause sono diverse: popolazione anziana, condizioni (pessime) della sanità e dati “sporchi”. Ma il tema vero è la “sindemia” di Singer e Horton

Perché l’Italia è tra i primi 3 paesi al mondo per la mortalità Covid?

L' indice di letalità esprime il numero delle persone che muoiono di Covid ogni 100 casi scoperti. Con una situazione diversa per Stati. L’Italia è terza dopo Messico ed Iran secondo una graduatoria mondiale pubblicata quotidianamente dalla Johns Hopkins di Baltimora. In Germania sono meno della metà. Il virus è più letale in Italia, che al momento risulta terzo paese al mondo insieme all’Inghilterra. La nostra Italia conta quasi quattro morti ogni cento casi scoperti dall’inizio della pandemia, per la precisione 3,8.

 

In Germania ogni 100 casi positivi sono solo l’1,6% quelli che muoiono, meno della metà che in Italia, quasi come in Olanda, mentre in Francia più di due, in Spagna 2,8, comunque numeri molto inferiori aI nostri.  Perché la malattia sembra più malefica proprio in Italia, almeno fra i grandi Paesi europei? Gli studiosi di Baltimora ipotizzano due motivazioni, una demografica legata all’anzianità della popolazione, e un’altra legata all’efficienza del sistema sanitario e alla prontezza delle cure. Ma anche qui gli studiosi americani sembrano arrendersi, dicendo che devono esserci altre ragioni, per ora non conosciute. 

 

Per esempio la Repubblica Ceca è fra i Paesi più colpiti al mondo ma dove si muore meno, con una letalità di appena l’1,4%. E che dire della Polonia e anche della Svezia, dove comunque il tasso di letalità è inferiore al nostro, fermo al 3,5%. Mentre in Austria, che ha da poco decretato un lockdown totale, l’indice è come in Israele ossia fra i più bassi al mondo, variando fra lo 0,8 e 0,9%. 

 

Ecco alcune chiavi di lettura, anche se non risolutive: patologie pregresse, potrebbe scoprirsi che la nostra popolazione, ad una certa età, ne ha di più rispetto ad altre Nazioni. Possiamo anche affermare che, nella nostra penisola, è stata velocizzata la comunicazione circa il rapporto tra pazienti Covid e persone decedute. E' giusto porsi qualche dubbio, non solo sull’insieme dei dati Covid-19 che sono "sporchi", ma per il fatto di aver registrato la carenza dei dati sui decessi per Covid-19. Occorre  fare chiarezza su quanto siano "sporchi" i dati che ci vengono forniti.

 

Sappiamo che, sin dall’inizio, gli ospedali fornivano cause di morte "per" Covid anche se i decessi erano "per" e "con" Covid. Ben distanti dal fare come la Germania e il Regno Unito. Come si può oggi pretendere che tutto il sistema sanitario cambi il modo di contare? Se, fino a ieri, si calcolavano tot decessi ("per" e "con" Covid) come è possibile che oggi tale sistema fornisca esattamente le quantità di decessi solo "per" Covid, riducendo il numero alla metà del numero fornito prima? Sappiamo che il virus Covid-19 esiste e che è  mortale, ma penso pure che le cifre fornite alla popolazione siano “sporche", quasi taroccate.

 

I numeri (ancor prima dei dati ricavati con procedimenti statistici) che ci vengono proposti, potrebbero essere, comunque, politicamente strumentalizzati. Però è pur vero che la pandemia ci ha colti di sorpresa e quindi poco preparati. Chi ha iniziato a gestire questa emergenza, si è trovato di fronte una sanità complessiva agonizzante già da tempo. Ecco perché si è improvvisato un pò tutto, come il modo di fare informazione. Qualcuno ha richiesto numeri e dati "puliti". Ma come si possono ottenere quando ogni Regione si comporta in modo diverso?

 

I dati nel mondo reale sono “sporchi” quando sono incompleti, inaccurati, inconsistenti. L’analisi dei dati è un processo finalizzato ad esplorare, ripulire, trasformare ed analizzare un insieme di numeri. Ripulire e sistematizzare i dati è il primo passaggio, necessario per poter procedere nelle analisi esplorative, descrittive. E quant’altro. La pulizia dei dati consiste in primo luogo nell’analizzare i dati grezzi per verificare che la loro codifica sia corretta, ed identificare e correggere eventuali problemi di codifica. Questo passaggio trasforma i dati grezzi in dati tecnicamente corretti.*

 

I soggetti che muoiono oggi, come nella prima fase, sono persone che presentano più patologie insieme. I morti solo per Covid-19 sono la percentuale minore. Tutti gli altri sono persone già ampiamente compromesse con altre comorbilità. Due tipologie di malattie stanno interagendo infatti all’interno di popolazioni specifiche, una infezione con grave, acuta sindrome respiratoria coronavirus (Covid-19/Sars-CoV-2) e una serie di malattie non trasmissibili, cioè malattie croniche. L' associazione di queste patologie rafforza gli effetti negativi di ogni singola malattia. Covid-19 non è una pandemia. È una sindemia. Di recente, un interessante articolo di Richard Horton comparso su The Lancet, ha posto dei seri dubbi sulla considerazione tecnico/scientifica al Covid-19, trattato come se fosse una semplice pandemia, e punta il dito sull’importanza delle malattie croniche (non trasmissibili) nella sua diffusione. 

 

Mentre il mondo supera il milione di morti per Covid-19, dobbiamo renderci conto che stiamo utilizzando un metodo un pò limitato alla gestione della espansione del virus, definito e affrontato soltanto come una malattia infettiva, anche se ciò che sta emergendo ci suggerisce che la storia di Covid-19 non va semplificata. Il termine “sindemia” è stato coniato da Merrill Singer, un medico Usa, che su The Lancet nel 2017, ha sostenuto insieme ad altri colleghi, che un'analisi sindemica svela combinazioni biologiche e socio-sanitarie che sono importanti per la prognosi e la gestione delle malattie. 

 

Una sindemia non è semplicemente una comorbilità, una copresenza di più malattie. Affrontare il Covid-19 comporta affrontare l’ipertensione, l’obesità, il diabete, le malattie cardiovascolari e respiratorie croniche, e il cancro. Ha scritto Singer: “Un approccio sindemico fornisce un orientamento molto differente alla medicina clinica e alla salute pubblica dimostrando come un approccio integrato alla comprensione e al trattamento delle malattie può avere molto più successo di un semplice controllo della diffusione della malattia epidemica o della cura dei singoli pazienti.". Affrontare Covid-19 come una sindemia ci inviterà ad avere una visione più ampia, che comprenda anche le patologie socio-ambientali.

 

*Riferimenti bibliografici:

Gianluca Amato, Corso di Laurea in Economia Informatica, Università G.D’Annunzio Chieti, 2009.

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