Il monito

Bce: “Rischi per l’Italia dallo stop a moratorie e aiuti pubblici”

L’Eurotower presenta il Rapporto semestrale sulla stabilità finanziaria. Il vice presidente De Guindos: “Attenzione alla sostenibilità del debito”

25 novembre 2020 19:04
Bce: “Rischi per l’Italia dallo stop a moratorie e aiuti pubblici”

I Paesi europei sono legati a doppio filo alla necessità di sostenere l’economia e nello stesso tempo al rischio deflagrazione del debito. Attenzione, avverte la Banca Centrale Europea: “I meccanismi di aiuti dei Governi sono essenziali in questo momento, ma devono essere mirati a un sostegno circoscritto alla pandemia, evitando di creare problemi di sostenibilità del debito nel medio termine”. A preoccupare Francoforte è “la brusca crescita dell’indebitamento” sia pubblico che privato. E il legame tra titoli di Stato e gli istituti di credito perché “banche e Stati sono entrambi esposti ai rischi indotti dalla pandemia per il settore aziendale".

 

Nel giorno in cui l’Eurotower presenta il Rapporto semestrale sulla sostenibilità finanziaria è il vice presidente, Luis De Guindos, a tracciare un quadro dei possibili effetti delle misure adottate per fronteggiare la crisi. Senza dubbio, gli aiuti messi in campo per sostenere famiglie e imprese si sono resi necessari per risolvere i problemi di liquidità ma se ritirate prematuramente, o prolungate troppo nel tempo, finirebbero per avere un impatto destabilizzante. Il ritiro dei sostegni pubblici, dalle garanzie sui prestiti alle moratorie, spiega De Guindos, potrebbe "assestare una battuta d'arresto alla ripresa e trasformare le sfide sulle liquidità che si sono viste a inizio pandemia in veri e proprio fallimenti”. Le imprese si troverebbero a non essere solvibili con il rischio “di un’ulteriore ondata di perdite”. Tutti i Paesi che hanno puntato su “moratorie, aiuti diretti e rinvii delle scadenze fiscali” sono quelli che più potrebbero pagare le conseguenze del “cliff effect” nel 2021. In sostanza, uno shock determinato dall’improvviso calo del sostegno pubblico. L’Italia è in cima alla lista. Seguita dall’Olanda.  

 

Anche il sistema del credito è sotto l’attenzione della Bce. La redditività delle banche resta debole ma per loro il materializzarsi di perdite dalla crisi pandemica potrebbe verificarsi con un certo ritardo rispetto alla ripresa dell'economia. Secondo gli studi dell’istituto centrale europeo “le vulnerabilità stanno aumentando tra le imprese e in futuro potrebbero mettere alla prova la tenuta delle banche”. Ma i loro margini patrimoniali prudenziali restano a livelli rassicuranti. Questo per la Bce significa mantenerli “disponibili” per assorbire eventuali perdite e sostenere l'erogazione di credito per un prolungato periodo di tempo. Scenario diverso per il settore finanziario non bancario, di cui fanno parte i vari fondi di investimento. In questo ambito Francoforte vede “lacune” e il pericolo di fughe in avanti verso prese di rischio che, nel caso di un deterioramento dell'indebitamento societario, esporrebbero il settore ad un aumento di vulnerabilità con il pericolo di perdite e deflussi di capitali. 

 

Nel complesso dall’Eurotower mettono in guardia. Nonostante la ripresa estiva e la prospettiva di vaccinazione siano fonte d'ottimismo “la strada è ancora lunga e le autorità dovranno prendere decisioni difficili.” Il riferimento ancora una volta è alle scelte di politica economica che avranno implicazioni importanti sul debito. Su quanto estenderlo e su come gestirlo gli Stati giocheranno una partita fondamentale. Il rischio è di un impatto sui conti pubblici che terminata la pandemia potrebbe essere più oneroso del previsto.   

 

Durante la presentazione del Rapporto, il vice di Christine Lagarde ha commentato la nomina di Janet Yellen a prossimo segretario al Tesoro degli Stati Uniti. “E’ una buona notizia per l'economia statunitense e per l’economia globale”, ha detto. Per De Guindos, che in passato non ha risparmiato critiche alle scelte protezionistiche dell’amministrazione Trump, la Yellen che è stata presidente della Federal Reserve “è consapevole delle ramificazioni globali della politica del suo Paese. E sa perfettamente di cosa ha bisogno l'economia statunitense e delle implicazioni che la politica economica degli Stati Uniti avrà sull'economia mondiale”.

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