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Contro la violenza di genere

Dacia Maraini: “Più violenza con l’aumento dei diritti delle donne”

Nella giornata contro la violenza di genere intervista alla scrittrice sempre in prima linea per i diritti delle donne. Nei suoi libri il coraggio femminile

Dacia Maraini: “Più violenza con l’aumento dei diritti delle donne”

Ventuno anni fa l’Assemblea generale delle Nazioni Unite istituiva la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. E invitava governi e organizzazioni di tutto il mondo a promuovere il 25 novembre di ogni anno iniziative per sensibilizzare e far conoscere il dramma della violenza di genere.  Un percorso di consapevolezza sociale lungo e faticoso che anno dopo anno porta sotto i riflettori dell’opinione pubblica un fenomeno devastante. Perché dietro gli abusi, le violenze fisiche, psicologiche e sessuali degli uomini contro le donne si celano le zone d’ombra del tessuto sociale: discriminazione, violazione della dignità femminile, mancanza di effettiva parità tra i sessi. Ne parliamo con Dacia Maraini, una delle esponenti di spicco della letteratura e della cultura contemporanea ma anche scrittrice da sempre impegnata in difesa delle donne e della loro libertà. “Non c’è niente di biologico nel bisogno di alcuni uomini di comandare e sottomettere”, dice. “E’ un retaggio culturale. Ed è difficile cambiare una mentalità che ha radici profonde nella storia”. Per questo bisogna “lavorare sulla prevenzione” e “sulla memoria che la cultura di mercato tende a cancellare”. E alle giovani donne suggerisce: “leggete, informatevi. La lettura rende autonomi e aiuta a capire voi stesse e il mondo che vivete”. 

 

La cronaca ogni giorno ci consegna notizie terribili di violenze consumate ai danni delle donne, spesso molto giovani. Perché ancora così tanti atti di violenza contro le donne?


Dacia Maraini: “La violenza aumenta con l’aumento dei diritti delle donne. Ci sono alcuni uomini, soprattutto quelli deboli e terrorizzati di perdere i loro privilegi, che di fronte all’autonomia delle donne, perdono la testa e sono presi dalla voglia di vendicarsi”. 

 

Quanto la disuguaglianza nei rapporti tra uomo e donna è ancora matrice di questa violenza? Esiste un retaggio culturale di cui non riusciamo a liberarci. 


Dacia Maraini: “E’ solo un retaggio culturale. Non c’è niente di biologico nel bisogno di alcuni uomini di comandare e sottomettere. E’ che storicamente sono stati abituati a possedere e dirigere. Venendo meno questo privilegio, si sentono persi”.

 

In Italia alcune conquiste sono recenti. Le giovani generazioni spesso non sanno che l’eredità della donna “sposa e madre esemplare” del codice fascista del 1942 ha resistito fino alla riforma del diritto di famiglia del 1975. Oppure, che solo nel 1981 sono state abrogate le norme sul delitto d’onore e il matrimonio riparatore. E non si conoscono le lotte e i sacrifici di tante donne che hanno combattuto per cambiare queste leggi.


Dacia Maraini: “Infatti, la debolezza del tempo in cui viviamo è proprio la mancanza di memoria. Ma la cultura di mercato è nemica della memoria. Vuole la persona ignara per poterla indirizzare meglio all’acquisto delle merci in vendita. Solo che alla fine si finisce per confondere la merce con la persona e si pensa che, come si possiede una automobile, si possa possedere una donna”.

 

Non crede che bisognerebbe insegnare a scuola la battaglia di Franca Viola, la giovanissima ragazza siciliana che subì violenza da un mafioso e che si rifiutò di ‘riparare’ sposando il suo carnefice? Il suo caso scosse l’Italia e mobilitò le coscienze. Anche grazie a lei, al suo coraggio e a quello della sua famiglia, il matrimonio riparatore fu abrogato. Oggi è fondamentale affrontare la violenza di genere in termini di educazione e pedagogici.


Dacia Maraini: “Certo che lo penso. Ricordo l’importante libro, Dalla parte delle bambine, di Elena Gianini Belotti. Avendo vissuto anni e anni in mezzo ai piccoli, Elena osserva che fino ai due anni i bambini sono tutti uguali, spinti dagli stessi istinti e sentimenti. A due anni, complice la cultura che vuole forgiarli secondo i suoi princìpi, comincia l’apprendimento dei ruoli e piano piano un bambino si trasforma in uomo, tutto compreso nel suo ruolo convenzionale, come una bambina diventa donna nell’accezione comune. Ma mentre un uomo viene educato a una certa libertà e incitato a conquistare il mondo, la donna viene educata alla repressione dei suoi istinti, a farsi bella per suscitare il desiderio sessuale maschile. E questo a lungo andare la avvilisce e la umilia. Non è un caso che le donne siano molto più portate a cercare uno psicanalista per uscire da una angosciosa condizione di frustrate. Ma è una frustrazione storica, non ha niente a che vedere con la biologia”. 

 

La legge purtroppo non è di per sé uno strumento sufficiente a trasformare la vita delle donne. Serve lavorare sulla prevenzione. Oggi spaventa la violenza sommersa, quella domestica che è molto più diffusa di quanto si immagini. E in tempi di Covid tante donne sono ancora di più in pericolo. Discriminazione di genere e dipendenza economica alimentano una posizione subalterna.


Dacia Maraini: “Sono d’accordo: bisogna lavorare sulla prevenzione. Ma come ho già detto, si tratta di un lavoro culturale. Si fa presto a cambiare una legge. Molto più difficile è cambiare una mentalità che ha radici profonde nella storia. Radici che molti uomini non si sentono di recidere e a volte, senza quasi rendersene conto, si trasformano in assassini, della moglie, dei figli e spesso anche di sé. Una vera tragedia culturale su cui bisognerebbe riflettere di più. Cosa che non facciamo. Prendiamo la violenza contro le donne quasi come un destino della specie.  E, cosa peggiore, si finisce per dare la colpa alla vittima: perché ti sei messa la minigonna? Perché sei uscita con gli amici? Perché hai bevuto dell’alcol? Peggio per te, te la sei voluta!   Una vera distorsione della logica. Come se, a una persona che è stata assalita da un rapinatore, il giudice chiedesse: sei stato consenziente? Lo stupro è una rapina e come tale andrebbe trattata”. 

 

Cosa direbbe alle giovani di oggi, alle adolescenti che si affacciano nel mondo adulto?  


Dacia Maraini: “Consiglierei di informarsi un poco meglio sulla storia delle donne, per capire se stesse e il mondo in cui si trovano a vivere. Direi loro di leggere, perché la lettura rende autonomi e resistenti alle sciocchezze che circolano.  Direi che l’orgoglio non è un male ma una buona abitudine dello spirito, all’interno di un mondo così prone alle esigenze del mercato”. 

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