vademecum anti-covid

Covid, le regole fai da te per curarsi a casa seguendo il medico

Per il Ministero della Salute ci sono cinque stadi della patologia. Fondamentale distinguere i sintomi Covid da quelli dell’influenza e del raffreddore

26 novembre 2020 11:35
Covid, le regole fai da te per curarsi a casa seguendo il medico

Dopo numerosi studi clinici randomizzati e raccomandazioni degli Ordini dei medici, finalmente è stata realizzata dal ministero della Salute una bozza sulla “Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da Coronavirus/ SarsCov2." Possiamo dedurre che si prospettano almeno 5 stadi della patologia: asintomatica o paucisintomatica, lieve, moderata, severa e critica. In rapporto al decorso (evoluzione dei sintomi) vengono suggeriti i farmaci. Cosa fare allora per essere reattivi e aiutarsi al meglio? Ecco un piccolo vademecum per il fai da te della lotta al Covid.


È innanzitutto importante avere un saturimetro a portata di mano, con questi farmaci: Aspirina, Paracetamolo, Cortisonici, ma non l’antimalarico/Idrossoclorochina che, allo stato, risulta non efficace. I casi possibili di riferimento sono due: con sintomi leggeri e indistinti (paucisintomatico) e con sintomi compatibili con il Covid-19.  La prima cosa da fare, sempre con l’apporto del medico di famiglia, è la valutazione dello stato psicofisico del sospetto infetto. Le forme lievi, possono essere rappresentate dalla tosse, dalla febbre, dal mal di gola e, più in generale, da un malessere diffuso a tutto il corpo. Questi sintomi non devono essere presenti contemporaneamente, anche se la tosse è considerata il luogo comune di tutte le infezioni sintomatiche. In ogni caso, un caso di Covid-19 lieve non deve essere accompagnato dalla difficoltà a respirare (affanno/ dispnea o insufficienza respiratoria).


Particolare attenzione deve essere posta verso coloro che sono affetti da una malattia cronica quale il diabete, la broncopneumopatia cronica, cardiopatie, l’anemia, l’insufficienza renale, malattie oncologiche, trapiantati e immunodepressi, malattie autoimmunitarie. I pazienti più a rischio sono gli ultra 80enni a cui è sempre raccomandato il ricovero.


Una volta inquadrato il paziente e completata la diagnosi, occorre capire se dare inizio al trattamento. Al momento, di fronte a un sospetto infetto asintomatico, non vi è un'indicazione precisa. Comunque, al di là dell'isolamento domiciliare, nel suo caso non è raccomandata l'assunzione di farmaci. Diverso invece è l’atteggiamento quando ci sono dei sintomi anche blandi. Nel caso in cui si renda necessario trattare la febbre, è consigliato l’uso del paracetamolo (Tachipirina), Aspirina e con idratazione (liquidi) per via orale. Per la tosse vanno bene i sedativi, come farmaco sintomatico la Codeina, poi abbiamo il Destrometorfano e la Levodropizina (questi ultimi meno efficaci). Inoltre, prudenza e attenzione all’uso di questi sedativi nei bambini, rispetto ai quali il “fai da te” è ancora più sconsigliato, bisogna invece ma consultare sempre il proprio medico curante o lo specialista pediatra.


Non bisogna usare i sedativi in caso di tosse grassa che va trattata con farmaci mucoattivi/espettoranti per eliminare il catarro (tipo Fluimucil). Circa il Remdesivir, antiartritico-artrite reumatoide, va somministrato in modo accorto, e il suo effetto benefico sembra funzionare solo in ossigenoterapia.


?Gli antibiotici sono tra i farmaci poco consigliati, come per tutte le infezioni virali: in pratica i macrolidi (tipologia di antibiotici a cui appartiene l'Azitromicina) non sono da utilizzare a scopo preventivo, ma soltanto quando le condizioni cliniche del paziente fanno ipotizzare la comparsa di una (concomitante) infezione da agenti batterici. In questi casi (anche se non è possibile individuare la causa dell'eventuale nuovo patogeno) si può fare riferimento all'Azitromicina, che in diversi studi si è mostrata in grado di contrastare e attutire la reazione infiammatoria: quest'ultima, uno dei fattori che aggrava la malattia scatenata dal coronavirus. L’esperienza clinico-medica raccomanda che non è sufficiente registrare una ripresa della febbre (dopo una prima riduzione della stessa) per essere sicuri della presenza di una sovra-infezione batterica. Questo perché Covid-19 è una malattia divisa in due specifiche fasi, che dunque da sola può far osservare un peggioramento dei sintomi.


Per un ragionevole uso nei malati più gravi, anche a domicilio, della terapia cortisonica, è necessario classificare i seguenti pazienti come probabili soggetti alla cura: quelli che presentano una saturazione d'ossigeno inferiore al 94% (da qui l'importanza di disporre di un saturimetro in casa), hanno la febbre da 5-7 giorni o una polmonite diagnosticata dal medico dopo la visita o con un'ecografia toracica. Circa il dosaggio, il dato è quello di assumere 6 milligrammi al giorno di Desametasone (per via orale o endovena), per un tempo max di dieci giorni. L'Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) avverte però come questa indicazione potrebbe non essere “giusta” nel caso che questi pazienti fossero portatori anche di altre patologie, ad es. malattia intestinale di Crohn, colite ulcerosa, ascessi, diverticolite, ulcera gastroduodenale,insufficienza renale, osteoporosi, glaucoma, miastenia grave , ipertensione e gravi sindromi metaboliche. In queste situazioni l'uso del cortisone non è proprio da escludere, ma andrebbe valutato caso per caso.


?In base all'esperienza acquisita nei pazienti ospedalizzati, c’è anche la possibilità di prescrivere l'Eparina a basso peso molecolare (Enoxaparina) ai malati curati a domicilio, ed in particolare, alle persone contagiate che manifestino una o più di queste condizioni: ultra-65enni, obesi, malati oncologici in trattamento, soggetti già colpiti da trombosi venosa o tromboembolia polmonare e/o malati cronici di trombofilia, reduci da un intervento chirurgico recente con immobilizzazione a letto, gravidanze in corso, cure con contraccettivi orali o con terapia ormonale. Lo scopo, in questo caso, è prevenire accidenti di ipercoagulabilità e trombosi, possibili complicanze di Covid-19. La terapia antitrombotica andrebbe continuata fino alla totale scomparsa dei sintomi clinici.?


Il ricorso all'ossigenoterapia nei pazienti curati a domicilio è indicato, sempre dopo il parere del medico, a fronte di una saturazione inferiore a 94 o nel caso in cui le condizioni del paziente ne richiedano la somministrazione. In questi casi, però, è opportuno che lo stato di salute del paziente venga verificato almeno due volte al giorno (anche via telefono).
La malattia da coronavirus può essere gestita a casa sempre in consulto col medico curante. Ma se la malattia peggiorasse e non si frenasse, occorre l’ospedalizzazione.


Covid, influenza e raffreddore, come distinguere l’uno dall’altro. La tosse è uno dei sintomi più frequenti del Covid-19, evidente circa nell’80% dei casi. Ma la si ritrova anche nell’influenza stagionale, o in malati di asma e allergie, bronchite cronica, infiammazione dei seni frontali e mascellari. Tuttavia, la tosse scatenata dal coronavirus negli adulti è secca, stizzosa e persistente e si associa a respiro breve e affanno anche a riposo (oltre alla febbre). Nei bambini invece sono maggiormente presenti i sintomi gastrointestinali come diarrea, sempre insieme alla febbre, mentre la tosse si presenta nel 20/30% dei casi. Un altro criterio per cercare di distinguere la sindrome Covid-19 dal resto è quello di osservare i tempi di comparsa dei sintomi stessi, infatti il Covid preferirebbe esprimersi in primis con la febbre per poi proseguire con la tosse e i dolori del comparto muscolo-articolare, subito dopo con nausea e vomito/diarrea. L’influenza, al contrario, opterebbe proprio per la tosse, inseguita dalla febbre.


I sintomi possono essere similari, ma possiamo dire che l’influenza presenta tre sintomi tipici: improvvisa comparsa di febbre, da 38° in su, brividi e con almeno un sintomo generale tipo dolori muscolari o articolari e di uno respiratorio quali tosse -congestione nasale- mal di gola; nelle regioni temperate l'influenza stagionale si verifica principalmente nei mesi più freddi. Il coronavirus si riconosce dalla febbre sopra i 37,5, mal di gola, raffreddore, dolori muscolari e articolari. Ma soprattutto dalle difficoltà respiratorie. La sua particolarità è quella di perdita improvvisa dell’olfatto (non sentire più gli odori, è la cosiddetta anosmia), o diminuzione dell’olfatto o iposmia, perdita del gusto, che si chiama augesia. Sintomi non caratteristici della nota influenza stagionale.

 

Nel frattempo, è stato annunciata dall’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona), Istituto di Ricerca e Cura a carattere scientifico per le Malattie Infettive e Tropicali, la sperimentazione di un nuovo test molecolare (il cosiddetto test tre in uno) in grado di riconoscere e distinguere in 24 ore, con un solo tampone, il coronavirus, il virus Influenzale tipo A e B e il virus respiratorio sinciziale (VRS) responsabile di bronchioliti e polmonite e prima causa di ricovero nei bimbi al di sotto di 2 anni. Il nuovo kit molecolare ha il vantaggio di consentire appunto “tre test in uno". I risultati preliminari dei primi 4mila test multiplex a stagione influenzale iniziata il 12 ottobre, eseguiti dal 4 novembre a oggi e diffusi dall’IRCCS Negrar, tra i primi ospedali ad aver introdotto il nuovo kit diagnostico, sono incoraggianti, pur tenendo conto che, oltre ad una considerevole percentuale di falsi positivi relativi ai test per il Covid, si conoscono tre tipi di Influenza A,B e C.

Il tipo A è il più suscettibile alla variazione antigenica la quale è associata a mutazioni al livello delle proteine di superficie esterna del virione HA o NA. Ogni sottotipo di influenza A viene poi classificato per mezzo della numerazione di entrambe le proteine HA ed NA ( ad es. H3N2,H5N1); nella stagione 2018/19 il sottotipo A (H1N1) è risultato il principale agente eziologico responsabile dell'influenza, seguito dall'A( H3N2) e dall'influenza B. Per completezza, va ricordato che nel 2009 è uscito un sottotipo ex-novo H1N1 (pH1N1)) è da una varietà di virus suini, un virus avario ed uno umano. Dal 2011 sono stati riportati diversi casi dovuti al virus H3N2 di origine suina. Inoltre, attualmente, anche quello dell'influenza aviaria H5N1 è oggetto di molta attenzione (modificato da David Y et Altri, Am Fam Physician. 2019).

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