L'accordo

Scostamento di Bilancio, Berlusconi alla fine convince gli alleati

Il centrodestra si ricompatta e vota sì al nuovo deficit. Conte ringrazia il Cavaliere, soddisfatto Zingaretti. Ma sul Mes dem e 5S di nuovo ai ferri corti

26 novembre 2020 17:00
Scostamento di Bilancio, Berlusconi alla fine convince gli alleati

Non solo l’accordo tra Forza Italia e il governo sul voto allo scostamento di Bilancio regge, ma l’intero centrodestra vota unito l’autorizzazione al nuovo deficit da 8 miliardi per il 2020. Alla Camera è sostanziale unanimità: 552 voti a favore, nessun contrario, sei astenuti. Le minoranze fanno propria la risoluzione della maggioranza. Uno il passaggio chiave: quello che accoglie le proposte dell’opposizione per “rafforzare l'efficacia degli interventi per i lavoratori autonomi, commercianti, artigiani, professionisti, attraverso l'ampliamento della moratoria fiscale a tutte le attività economiche che hanno subito cali rilevanti di fatturato”. 

 

Una vittoria di Berlusconi

Il Cavaliere le sue condizioni le ha messe sul tavolo giorni addietro e il governo Conte le ha appoggiate. Gli azzurri non avrebbero fatto mancare il loro voto a favore, l’annuncio ripetuto ai media in più occasioni. Ma il leader di Fi oggi vince su tutta la linea. Non solo incassa le misure in favore dei lavoratori autonomi che chiedeva a gran voce, trascina dalla sua anche Salvini e Meloni. Lega e Fratelli d’Italia non bocciano il provvedimento per il via libera all’ulteriore deficit e nemmeno si limitano all’astensione come altre volte. Insieme a Forza Italia esprimono il voto favorevole allo scostamento di Bilancio. Dunque, centrodestra ricompattato.  Dopo una settimana di attriti, distanze e sgambetti Salvini e Berlusconi fanno la pace. Almeno oggi. Il nostro voto a favore “non ha nulla a che vedere con un sostegno al Governo, siamo diversi e alternativi ma in questo momento abbiamo fatto prevalere l'interesse dell'Italia e degli italiani”, spiega il vice presidente di Fi, Antonio Tajani, in una conferenza stampa congiunta con i leader di opposizione. “Il governo ci ha dato ragione” includendo le nostre proposte nella risoluzione dice la Meloni. Mentre Salvini parla di “bella vittoria”, l’esecutivo “ha ascoltato il Paese”. E ipotizza l’inizio di un percorso condiviso, ad esempio sulla scuola e sulla riforma fiscale. Ma per Berlusconi la vittoria è doppia: nel centrodestra l’interlocutore del governo ormai è lui. 

 

Salvini sul Ddl Bilancio: “Vedremo”

La partita adesso si sposta su un altro fronte: quello del Ddl Bilancio, mentre resta in piedi la grande incognita del Mes. Salvini sulla manovra avverte: “Se la votiamo? Se ci ascoltano è un conto”. Il senatore vuole vedere se quello odierno “è un singolo episodio dettato dal terrore di non farcela con i numeri o se è un convincimento al dialogo”.  Dal Carroccio sanno bene che la fragilità numerica al Senato resta il tallone di Achille del governo. Anche se probabilmente la soglia fatidica dei 161, la maggioranza assoluta necessaria ad autorizzare il nuovo deficit, oggi sarebbe stata raggiunta ugualmente. In mattinata Centro democratico, Maie (senatori eletti all’estero) e Minoranze linguistiche avevano annunciato il voto a favore.

 

Il dialogo al centro piace al governo

Zingaretti saluta con soddisfazione l’esito del passaggio parlamentare. “L'Italia che si unisce sulle cose da fare in questa drammatica emergenza è una buona notizia. Abbiamo combattuto per questo obiettivo ora raggiunto”. Il premier Conte elogia soprattutto il ruolo di Berlusconi. “Tra le forze di opposizione prevale la via del dialogo e di un approccio costruttivo”, dice, “e per questo ringrazio, in particolare, quanti l'hanno voluta perseguire sin dall'inizio, con determinazione ma sempre nella chiarezza dei ruoli”. Il dialogo al centro resta uno strumento a cui Palazzo Chigi non vuole rinunciare e sta dando i suoi frutti.  Nelle prossime settimane potrebbe essere ancora più utile. 

 

L’incognita del Mes

Intanto sull’utilizzo dei fondi per la sanità messi a disposizione dal Meccanismo di Stabilità i partiti di maggioranza sono di nuovo ai ferri corti. Il Pd con l’aiuto anche del ministro Speranza di Leu, favorevole al Mes, spinge perché il governo decida. Il M5s non ci sta, alza le barricate: “Finché c’è il Movimento 5 Stelle in maggioranza non sarà usato. Sentiremo l'informativa di Gualtieri sulla riforma dello strumento in sede europea e faremo i nostri rilievi. Non consentiremo ipoteche sui nostri figli e non accetteremo operazioni di palazzo”. Ma è proprio il ministro all’Economia che prova a calmare gli animi, assicurando che lunedì prossimo in sede di Ecofin, che riunisce i ministri finanziari europei, si discuterà solo della riforma del Mes e non del suo utilizzo. Il governo ancora una volta prende tempo, ma non potrà farlo ad oltranza. L’Europa vuole una risposta.

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