Fatti e pagelle

Al Cav il voto più alto della settimana. Conte piace sempre meno al Pd

Il Bilancio e lo scostamento, il Recovery Fund e il Mes. Malumori e insofferenze della politica nelle settimane in cui il Paese deve far quadrare i conti

27 novembre 2020 16:39
Al Cav il voto più alto della settimana. Conte piace sempre meno al Pd

Il ritorno di Berlusconi, il centrodestra che si ricompatta, il gelo del Pd con Conte. Mentre la polemica sugli impianti sciistici si sposta in sede europea, la politica italiana fa i conti con un ingorgo di norme, tutte di natura economica, all’esame del Parlamento. Da pochi giorni è nelle Commissioni congiunte di Camera e Senato il disegno di legge Bilancio che contiene sia le previsioni per il 2021 sia il Bilancio pluriennale 2021-2023. Intanto lo scostamento che autorizza nuovo deficit incassa in Parlamento l’unanimità: Fratelli d’Italia e Lega cedono e seguono il Cavaliere. Sul fronte giallorosso Mes e Recovery Fund dividono ancora.

 

I conti pubblici e il debito in continua crescita

In tempi di pandemia e della peggiore crisi economica che si sia vista negli ultimi 70 anni, oltre all’emergenza sanitaria sono i conti pubblici la spina nel fianco del governo Conte. Il disegno di legge Bilancio ha tempi strettissimi di approvazione (è arrivato in Parlamento il 18 novembre e va approvato entro fine anno). E quest’anno è stato preceduto da 7 manovre: i decreti legge ‘Cura Italia’, ‘Liquidità’, ‘Rilancio’ I e II, e tre decreti ‘Ristori’, l’ultimo in vigore dal 24 novembre. Complessivamente si attende una crescita del debito pubblico che sfiorerà il 160 per cento del Pil. In questo quadro si inserisce lo scostamento di Bilancio approvato ieri a Montecitorio e Palazzo Madama che autorizza l’aumento del deficit per ulteriori 8 miliardi. Ma alle difficoltà finanziarie il governo sta facendo fronte ricorrendo a molti aiuti europei. La Bce però avverte: l’Italia insieme all’Olanda è il Paese più a rischio choc nel 2021 se finiscono moratorie e aiuti pubblici. Roma ha puntato prevalentemente su rinvii fiscali, garanzie su prestiti e dilazioni per sostenere la liquidità di imprese e famiglie. Il ritiro prematuro delle misure potrebbe avere un impatto difficile da gestire. A preoccupare Francoforte è anche l’indebitamento eccessivo e il filo doppio che lega Stato e istituti di credito, entrambi esposti con le aziende.

 

Recovery Fund, Pd sempre più diffidente nei confronti di Conte 

Sugli aiuti che dovrebbero arrivare all’Italia dal Fondo di ripresa europeo si sta consumando all’interno della maggioranza una battaglia sotterranea. Ad accendere i contrasti e alimentare diffidenze le modalità con cui Palazzo Chigi sta gestendo il Recovery Plan che, ha annunciato il premier, “l’Italia presenterà a Bruxelles a febbraio”. Non è solo il ritardo con cui il governo farà le sue proposte in Ue per accedere ai 209 miliardi di aiuti che arroventa il clima politico. C’è scontento nelle file dem: il premier terrebbe il Piano nazionale nascosto nelle segrete stanze dei suoi collaboratori più fidati e di una task force di manager e dirigenti pubblici. Cui avrebbe affidato la selezione dei progetti e la loro predisposizione cucita apposta per gli uffici tecnici di Bruxelles. Una partita che Chigi starebbe giocando senza il coinvolgimento delle forze politiche che lo sostengono. Cosa che non disturba i Cinquestelle, alle prese con lotte intestine e rischi di scissione, ma fa infuriare il Pd. Dissapori anche per la nuova mappatura dei collegi resa necessaria dall’esito del referendum sul taglio dei parlamentari e sul modus operandi di Conte in materia di intelligence. 

 

Berlusconi mette all’angolo i sovranisti

Chi ha seguito le vicende del centrodestra degli ultimi dieci giorni non può che constatare il ritorno di Silvio Berlusconi sul proscenio con il ruolo di protagonista. Prima la rottura con i partners Salvini e Meloni, poi negli ultimi due giorni la chiusura di una trattativa faticosa. Conclusa con Lega e Fratelli d’Italia che seguono in blocco il Cavaliere e votano con lui lo scostamento di Bilancio in Parlamento. La vittoria è totale. Per diversi motivi. Uno: Berlusconi riafferma nei confronti del blocco sovranista l’essenzialità della gamba moderata, quella di Forza Italia. Due: apre un canale privilegiato di dialogo con il Governo e con il Pd. Tre: porta a casa aiuti economici e misure a sostegno delle categorie che sono storicamente sotto l’ala protettrice azzurra, a partire dai lavoratori autonomi. Quattro: ridimensiona Matteo Salvini. A subire l’esito di un match condotto con grande abilità dal fondatore di Fi più che la Meloni è proprio il capo del Carroccio. Che ancora oggi rilancia l’idea di un gruppo unico e federato di tutto il centrodestra in Parlamento. Ipotesi assai improbabile, almeno in questo scenario. Stavolta a una rottura si è andati davvero vicino.

 

M5s teme la trappola della riforma del Mes

Lunedì mattina il ministro all’Economia, Roberto Gualtieri, sarà in Commissione Bilancio del Senato per riferire sulla riforma del Mes. Poche ore dopo parteciperà in videoconferenza all'Eurogruppo, allargato in questa occasione ai ministri delle finanze di tutti i Paesi dell'Ue. All’ordine del giorno la riforma del trattato del Meccanismo di stabilità e l'introduzione della rete di sicurezza per il Fondo di risoluzione unico per le banche. Gualtieri sottolinea più volte nelle sue dichiarazioni si discuterà della riforma, non dell’utilizzo delle risorse. Ma i giallorossi sono più divisi che mai. Al Pd e a Italia Viva si unisce il ministro alla Salute, Roberto Speranza. “E’ uno strumento a cui bisogna guardare con assoluta serenità. Bisogna chiudere con la stagione dei tagli e aprire una nuova grande stagione di investimenti”, dice. Irremovibile il M5s. “In piena crisi Covid la riforma del meccanismo più controverso e meno richiesto dagli Stati, è di nuovo sui tavoli europei. Il M5S si è già espresso contro questa riforma in più occasioni, perché registrava quanto fosse una tipica 'riforma in peggio'. Sosteniamo con convinzione la posizione No Mes più volte ribadita dal Presidente Conte”.

 

Modifiche ai decreti sicurezza, l’ostruzionismo di Salvini

Inizia oggi alla Camera l’esame per la conversione del decreto legge sull’immigrazione che modifica i decreti sicurezza di Salvini. L’opposizione chiede che il testo torni in commissione per mancanza della documentazione che dovrebbe essere fornita dal governo. Il vice ministro all’Interno, Mauri, replica: “E’ sufficiente”. E mentre il leader del Carroccio annuncia ostruzionismo, dai banchi della sinistra si difendono le nuove misure: “Per due lunghissimi anni abbiamo dovuto sopportare la vergogna delle leggi insicurezza volute dall'allora Ministro Salvini, leggi con cui l'Italia ha ripudiato la sua cultura giuridica, la sua storia, la sua umanità, con cui ha criminalizzato chi ha scelto di portare soccorso in mare. Il nuovo testo non è perfetto, ma almeno possiamo voltare pagina”.

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