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Luci e Ombre

Morte Maradona, Luque si difende. Non si escludono altri indagati

Il medico personale di Maradona, Leopoldo Luque, in conferenza stampa racconta di non avere «nulla da nascondere». Gli sviluppi sulla morte del Pibe de Oro

Morte Maradona, Luque si difende. Non si escludono altri indagati

«Sto molto male perché il mio amico è morto. Ho fatto l’impossibile. L’indagine? Abbiamo dato tutte le informazioni. Con Diego il rapporto è stato sempre difficile. Mi ha cacciato di casa un sacco di volte  e poi mi ha richiamato.» Si difende Leopoldo Luque, 39 anni, il medico personale di Maradona indagato per omicidio colposo, e racconta, in lacrime, la sua verità in una conferenza stampa. 

 

Morte Maradona, Luque: «Ho fatto il meglio che potevo per lui»

Il Pibe de Oro è morto all’età di 60 anni per arresto cardiaco, ma i magistrati di San Isidro, in seguito alla denuncia delle figlie del campione, vogliono stabilire se dopo l’intervento al cervello, eseguito da Luque, Maradona sia stato curato adeguatamente.  

 

«Sono responsabile solo di averlo amato – continua Luque – il nostro era un rapporto come quello di un padre con un figlio. Dopo l’intervento sarebbe dovuto andare in un centro di riabilitazione. Non voleva, era un paziente ingestibile. Non ho mai lasciato Diego da solo, tutti gli altri lo hanno fatto. Sapevo che aveva bisogno di aiuto. La sua morte non ha niente a che vedere con l’operazione, non ho niente da nascondere. Non c’è stato alcun errore medico, si è fatto quello che si poteva fare per salvarlo. Non ho nulla da nascondere. Sono a disposizione della giustizia.»

 

Il neurochirurgo spiega anche che l’assenza del defibrillatore nella casa di Tigre non è una sua responsabilità, l’assistenza domiciliare avrebbe dovuto essere affidata a un altro dottore.  «Non c’è un colpevole – dice - Ho amato Diego, ho fatto il meglio che potevo per lui. Sono un neurochirurgo, sono la persona che si è presa cura di lui e sono orgoglioso di tutto quello che ho fatto. Sabato, Diego, non voleva più nessuno, non voleva ricevere neanche le figlie. Alla fine l’ho visto triste e depresso, come se avesse rinunciato a lottare

 

I legali di Luque precisano: «il nostro cliente non ha mai messo in pericolo la vita o la salute del suo amico, è stato lui a partarlo in clinica e sottoporlo ad una tac. Diego è poi stato assistito anche da una psichiatra e da uno psicologo perchè tutti gli avevano consigliato di curare la sua dipendenza. Non permetteremo che si arrivi ad una incarcerazione solo per offrire un colpo ad effetto».

 

Il giorno della morte di Maradona è stato Luque che ha chiamato l’ambulanza, e ora, davanti ai microfoni, si chiede come mai non ce ne fosse una parcheggiata davanti alla casa dove Maradona era in convalescenza. 

 

Cosa è andato storto? Se come afferma il neurochirurgo doveva esserci un medico dedicato all’assistenza domiciliare, perché la mattina del 25 novembre invece Maradona era da solo?

 

Nell’inchiesta è coinvolta anche la psichiatra che ha seguito il campione dopo l’intervento, ma non è escluso che nei prossimi giorni, nel registro degli indagati finisca anche qualche altro nome.

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