Scontro nella maggioranza

Governo, Conte: Non cadrò sul Mes. Pd: Non dobbiamo tirare a campare

Renzi: “La battaglia sul Mes va fatta fino in fondo. Ma se mancheranno i voti il premier deve dimettersi”. Lunedì in Cdm la cabina di regia su Recovery Fund

5 dicembre 2020 16:35
Governo, Conte: Non cadrò sul Mes. Pd: Non dobbiamo tirare a campare

“Non dobbiamo tirare a campare ma essere efficienti e dare segnali importanti”. Dal convegno “Il cantiere della sinistra”, promosso dalla fondazione di Massimo D’Alema Italianieuropei, Nicola Zingaretti lancia frecciate al capo di Palazzo Chigi. Che in un’intervista a Repubblica sfodera la certezza che il suo governo non corre rischi: “Siamo in guerra con il virus ma ora inizia la ricostruzione nel segno dell’Europa e sarà il mio governo a guidarla perché non cadrò sul Mes”. Conte aggiunge di non temere il voto del 9 dicembre “perché non sarà sull’attivazione ma su alcune modifiche” del Meccanismo di Stabilità. Quanto al rimpasto: “Nessuno si è fatto avanti” ma il “confronto politico è doveroso”.

 

Renzi, se il governo va sotto sul Mes il premier dovrebbe dimettersi

La strategia de presidente del Consiglio di sdrammatizzare conflitti e tensioni non placa le fibrillazioni tra le forze giallorosse. Parecchi in casa dem la pensano come il segretario che dice: “Deve necessariamente aprirsi una fase nuova”. Questa è la strada che il governo ha l’obbligo di perseguire se vuole sopravvivere. All’iniziativa di Italianieuropei ci sono anche Matteo Renzi, Dario Franceschini, il ministro alla Salute Roberto Speranza. Al centro della discussione inevitabilmente i temi caldi sul tavolo della maggioranza. “Il post pandemia è la più grande occasione possibile per l'Italia, ci consente di investire in sanità. Lo dico a Zingaretti e Franceschini, la battaglia sul Mes va fatta fino in fondo”, insiste il leader di Italia Viva. La “stagione è drammatica, la gente muore da sola. Sulla sanità bisogna metterci più soldi”.

 

Ma nessuno sa come andrà finire mercoledì in Aula. La fronda del M5s contraria alla riforma del Mes ha avuto pure la benedizione di Beppe Grillo. A Palazzo Madama i numeri per approvarla non ci sono. Sempre Renzi in un’intervista alla Stampa pubblicata questa mattina avverte l’esecutivo: “Noi rinunciamo al rimpasto”. Tuttavia “se il governo andasse sotto su una questione come il Meccanismo di Stabilità è naturale che il presidente del Consiglio dovrebbe dimettersi”. E “se dovessero prevalere i no, la responsabilità della crisi sarebbe tutta dei Cinquestelle. La partita riguarda loro, certamente non il Pd e neppure Italia Viva”. 


Delrio: Questione ineludibile. Spadafora: Il Pd provoca

“Il fatto che alcuni parlamentari non vogliano accettare la riforma del Mes mette a rischio la maggioranza. Per noi è un punto ineludibile”, spiega lapidario il capogruppo Pd a Montecitorio, Graziano Delrio. Mentre il ministro agli Affari Europei, Amendola: “Un governo che non ha i voti su questioni di politica estera fa riflettere”. Intanto i Cinquestelle accusano i dem. Un loro esponente di spicco, il ministro Spadafora, parla di “dibattito surreale perché il Partito democratico sa bene come la pensiamo e insistere su una posizione diversa in modo così oltranzistico significa avvelenare il clima e anche i rapporti con il Movimento”. Spadafora però è convinto “che sia necessario distinguere tra la utilità della riforma e la scelta dell'utilizzo”. E non ha dubbi: “l’Italia non deve mettere il veto al prossimo Consiglio europeo. Sono convinto che i deputati e i senatori che hanno firmato qualche giorno fa la lettera per invitare il governo a non firmare ‘'accordo troveranno il modo di rivedere almeno in parte la loro posizione”.  

 

Cabina di regia sul Recovery Fund: si discute dei nomi

Il capitolo Mes si ripercuote a cascata su quello del Recovery Fund, in particolare sulla discussione relativa alla cabina di regia allo studio di Palazzo Chigi. Notizie erano attese per oggi, ma i tempi si allungano. Il dossier arriva in Consiglio dei ministri lunedì.  All’ordine del giorno, come riferito dal premier “l’approvazione del budget e della struttura di governance con coordinamento presso la Presidenza del Consiglio”. Niente nomi però, “quelli verranno dopo”. Lo scenario che potrebbe aprirsi divide gli alleati di governo.

Sono proprio i super manager e la composizione degli staff a preoccupare i ministri. Il timore è che la gestione del Piano italiano sfugga al controllo dei rispettivi dicasteri. Dal Quirinale si osserva la delicata situazione politica. Il capo dello Stato torna a ribadire : “in una fase di grave crisi sanitaria, economica e sociale, caratterizzata da forte incertezza, si richiede che ci siano risposte concrete per uscire dall'emergenza e per avviare la costruzione di solide prospettive per il futuro”.

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