No al razzismo

Razzismo al Parco dei Principi di Parigi: Webo contro il quarto uomo

Caso molto grave quello avvenuto nella sfida di Champions League tra Basaksehir e PSG, in cui il quarto uomo ha usato termini razzisti contro Webo.

9 dicembre 2020 13:46
Razzismo al Parco dei Principi di Parigi: Webo contro il quarto uomo

Indubbiamente il caso di razzismo più eclatante nel mondo del calcio si è potuto vedere ieri 8 dicembre al Parco dei Principi di Parigi: il quarto uomo Cotelscu è accusato di aver dato del “negru”, poiché rumeno, ad un membro della panchina del Basaksehir, con entrambe le squadre che hanno deciso di non proseguire la sfida a causa di questo episodio, in una partita decisiva per il passaggio agli ottavi.

 

"Perché mi chiami negro? Chi è il negro?". Le urla ripetute contro il quarto uomo UEFA da parte della vittima, Pierre Webo, ex attaccante del Camerun, e ora vice allenatore a Istanbul, è considerabilmente l'evento più triste visto nella competizione europea sino ad oggi. Si erano già osservati casi di razzismo con tifosi, giocatori e talvolta allenatori che hanno commmesso degli errori imperdonabili, ma la terna arbitrale è la figura che dovrebbe rispettare il regolamento più di chiunque altro attenendosi alle norme imposte, assicurandosi che certe cose non succedano. Questo fatto colpirà molto il mondo dei fischietti.

 

Le squadre abbandonano il campo a causa delle frasi razziste

Un giudice di gara, il romeno Sebastian Coltescu, viene accusato al 15’ minuto del primo tempo di aver pronunciato frasi razziste dall’attaccante ex Chelsea Demba Ba, che era seduto in panchina. Le lite è scoppiata definitivamente quando è intervenuto il vice allenatore dei turchi Pierre Webo, che è andato a muso duro contro il quarto uomo. Prima è stato espulso per eccesso di foga poi e poi la reazione furiosa da parte dei giocatori in campo che si sono subito schierati con la vittima di razzismo, circondando Cotelscu.

 

I ragazzi del Basaksehir su ordine del mister sono usciti  dal campo per proteste, ma pochi minuti dopo anche il PSG ha abbandonato il terreno di gioco, per ribrezzo della situazione che si è creata. Su tutti Neymar si è acceso molto: da anni è uno dei giocatori che dedica più sforzi possibili alla lotta contro il razzismo, e ieri le lacrime di rabbia lo hanno dimostrato ancora una volta. Un gesto non banale quello dei parigini che per qualche ora hanno rischiato di uscire dalla Champions se si fosse confermato lo 0-0, dimostrando che nel calcio il risultato finale spesso è secondario. Fino alle 22 la UEFA ha tenuto aperta la possibilità di ritornare in campo, anche oltre il tempo previsto per la fine della partita. In conclusione però la decisione ufficiale è di rigiocare oggi, 9 Dicembre 2020 alle 18.55, ripartendo dal minuto in cui si è interrota la gara (15'). 

 

Razzismo in Champions, cosa è successo fuori campo

Il primo ad essersi espresso sulla vicenda è Erdogan, che ha richiesto a grande voce un intervento pesante sul quarto uomo: “E' razzismo, la Uefa agisca”. Nonostante i problemi politici e diplomatici  tra i due paesi degli ultimi mesi, tutti i francesi si sono schierati con il vice allenatore, dichiarando che la UEFA deve dare dimostrazione che il razzismo va rimosso dal calcio il prima possibile. Se poi pensiamo che lo sponsor ufficiale è “ No to racism” la situazione diviene al quanto ridicola.

 

L’apertura dell’inchiesta è iniziata, con la volontà di scoprire cosa sia successo con lo studio tecnologico, poiché saranno i dettagli a definire cosa accadrà al arbitro rumeno. Alcune situazioni possono esssere sfuggite o non ancora dichiarate. Ieri era arrivata la proposta di mandarlo in sala Var, con un nuovo quarto uomo (marini dalla sala Var) a prendere il suo posto, ma i turchi hanno negato categoricamente: o va fuori dallo stadio o non si gioca.

 

Kylian Mbappe e Neymar hanno ribadito la vicinanza a Webo sui social: “Siamo al tuo fianco Mister”, “Stop al razzismo” e “Nel 2020 certe cose non dovrebbero neanche essere pensate, arrivare a dirle è crimine”. Probabilmente vi saranno ulteriori dichiarazione sul caso, con diversi uomini dello sport (anche oltre il calcio)  che stanno spingendo per una dichiarazione ufficiale della UEFA in cui chiarisca la propria posizione sul fatto e la decisione sull' arbitro. Il silenzio non può più essere la soluzione per velare dei problemi reali.

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