Acqua alta a Venezia

Mose, perché e quando si dovrebbe alzare per proteggere Venezia

Il Mose torna a funzionare per la terza volta, ma dopo il flop dell’8 dicembre, quando Venezia è finita sott’acqua. Colpa di previsioni errate e ritardi

9 dicembre 2020 18:35
Mose, perché e quando si dovrebbe alzare per proteggere Venezia

Venezia può essere salvata dall’acqua alta, grazie al Mose. E’ stato dimostrato a ottobre, quando per la prima volta il sistema a 78 paratie mobili si è alzato permettendo alla città di non essere invasa dall’acqua alta. Lo stesso è accaduto qualche settimana dopo, ma non il giorno dell’Immacolata, quando il Mose non ha funzionato. O meglio: non è stato fatto entrare in funzione. Ecco perché.

 

Acqua alta a Venezia e Mose non attivato: cosa non ha funzionato?

Alle 9.30 del 9 dicembre le dighe mobili sono tornate ad alzarsi e i veneziani hanno tirato un sospiro di sollievo. Come era accaduto il 3 ottobre scorso, quando per la prima volta il Mose ha «salvato» Venezia dall’acqua alta e come è successo di nuovo il 12 novembre. Non è andata così, però, il giorno dell’Immacolata, quando il livello dell’acqua ha raggiunto i 138 centimetri, allagando il capoluogo veneto. Colpa delle previsioni meteo, che stimavano che il livello massimo sarebbe stato di 125 centimetri: troppo pochi del 130 necessari per attivare il Mose. Ma alle 15.30 l’acqua aveva già invaso piazza San Marco e diverse calli, per arrivare poi fino ai 145 cm di un’ora dovuti a «un rinforzo del vento» come spiegato dal Sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro. 

Previsioni errate, dunque, ma a rallentare l’entrata in funzione del sistema di protezione della città è anche una lunga catena di comando. 

 

Fase sperimentale e procedure lunghe

Altri due problemi non permettono ancora di considerare il Mose come uno strumento pronto all’uso: «Siamo in una fase sperimentale, nella quale il Mose si alza quando c’è una previsione di 130 centimetri» ha spiegato Cinzia Zincone, dirigente del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, responsabile delle Opere pubbliche nel Triveneto, comprese le dighe mobili di Venezia, che ha aggiunto: «L’allerta viene data 48 ore prima, per permettere non solo di emettere le ordinanze per la navigazione, ma anche per convocare le squadre operative. Infatti, nonostante a Venezia si parli di strucar el boton (cioè, in dialetto, «schiacciare il bottone»), in realtà l’operazione nasce con molto anticipo e va preparata». 

Il Mose, dunque, non può essere azionato all’ultimo minuto, anche perché occorre sospendere la circolazione marittima alle tre bocche di porto dove si trovano le paratie mobili. 

 

Come si alza il Mose

Le dighe sono state collocate nei tre varchi di «accesso» alla città, ossia al Lido (dove ci sono due gruppi di paratoie da 21 e 20 cassoni ciascuno), a Malamocco (19 paratoie) e a Chioggia (18). Nella normalità le paratoie sono inattive, piene d’acqua e adagiate nei loro alloggiamenti nei fondali. In caso di alta marea, viene immessa aria compressa che le fa sollevare in circa 30 minuti lungo apposite cerniere, fino a che emergono, bloccando il flusso della marea in ingresso in laguna. Quando la marea cala, le dighe sono nuovamente riempite d’acqua e rientrano nella propria sede nella metà del tempo, dunque circa 15 minuti. Il loro funzionamento deve essere coordinato con le attività marittime, anche se non le blocca del tutto. 

Alla bocca di Malamocco, infatti, è stata realizzata una conca di navigazione, dunque un «corridoio», per le grandi navi che possono continuare il loro tragitto. Al Lido e a Chioggia, invece, se le paratoie sono in funzione è consentito il transito solo a pescherecci e imbarcazioni da diporto. 

 

Il Mose funziona (ma non la sua gestione)

I veneziani lo sanno: con l’acqua alta bisogna saperci convivere. Ma quando il suo livello supera certe soglie, come accaduto a novembre 2019, non solo può diventare pericolosa, ma paralizza la citta e causa danni ingenti: agli abitanti, ma anche alle attività, le poche che ancora riescono a poter aprire nonostante le restrizioni anti-Covid. A novembre, però, si erano illusi che il problema potesse essere risolto, una volta per tutte, o almeno tamponato col Mose, specie dopo le polemiche che ne accompagnano la realizzazione dal 2003. Il progetto e il suo avvio, infatti, risalgono a 17 anni fa. Ha coinvolto circa 4.000 persone per un costo di poco meno di 6 milioni di euro, dei quali oltre 5,2 già stanziati. Ma quando sarà a regime? 

 

Ancora un anno tra collaudi e certificazioni

A indicare una data è stata, lo scorso luglio, la commissaria straordinaria al Mose, Elisabetta Spitz, quando le paratoie sono state azionate per la prima volta alla presenza del premier, Conte, e del ministro dei Trasporti, De Micheli: «Servono ancora 18 mesi» aveva confermato. Perché il sistema sia a pieno regime, dunque, occorre attendere il 31 dicembre del 2021. Nel frattempo continueranno i collaudi all’opera e saranno rilasciate le certificazioni necessarie.

Nel frattempo i veneziani sono avvertiti: il Mose li salverà, ma a patto che il meteo non giochi brutti scherzi, come accaduto l’8 dicembre. 

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