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Il futuro economico

Previsioni meteo economiche 2021: tempesta in arrivo, manca coesione

Il Covid-19 sta creando profonde fratture ovunque, dal Parlamento europeo alla BCE, per non parlare poi della politica nazionale. Scenari economici futuri

9 dicembre 2020 17:02
Previsioni meteo economiche 2021: tempesta in arrivo, manca coesione

Il Coronavirus sta disgregando tutto, sta minando le basi economiche e politiche su cui regge l’Europa mentre a livello mondiale rischia di amplificare vecchi rancori tra Stati Uniti e Cina.

 

La sua potenza è devastante, stiamo solo vedendo la punta dell’iceberg, quella dei contagiati e dei morti che continuano inesorabilmente a salire nonostante i vari lockdown nazionali. Ci preoccupiamo dell’economia ma non abbiamo ancora capito che il Coronavirus ci sta mettendo l'uno contro l’altro e che senza coesione, soprattutto politica, siamo destinati al peggio.

 

Il Covid-19 sta creando profonde fratture ovunque, dal Parlamento europeo alla BCE, per non parlare poi della politica nazionale, dove le notizie di possibili rimpasti e nuove elezioni sono all’ordine del giorno.

 

Dove ci porterà questo atteggiamento? Se il 2020 è stato un anno da dimenticare il 2021 potrebbe non essere da meno. Vediamo perché.

 

L’Europa manca di coesione per affrontare il Covid. Bufera BCE-Lagarde

Il Coronavirus sta cambiando le regole dell’intero sistema economico e politico. Sta modificando le abitudini dei consumatori e dei lavoratori, sta colpendo trasversalmente quasi tutte le attività economiche, costringendo gli imprenditori a reinventarsi, a creare in poco tempo un nuovo modello di business e di vita.

 

Pensavamo di potercela cavare con una primavera blindata e con una blanda seconda ondata autunnale di contagi ed invece ci ritroviamo a quasi un anno dall’inizio della pandemia con un pugno di mosche, con i soldi del Recovery Fund che ancora non si sa quando arriveranno, con i paesi frugali del Nord Europa sempre più dubbiosi verso l’altra metà dei membri dell’area euro. Per un momento si è temuto addirittura per la tenuta dell’Unione Europea, ma poi l’accordo sul Recovery ha spazzato via le nubi facendo tornare il sereno. Un sereno variabile, oserei dire, che cambia di giorno in giorno e che avrebbe bisogno di un periodo di alta pressione per programmare e mettere a punto interventi significativi di ripresa economica e di aiuto alle nazioni maggiormente in difficoltà.

 

L’Europa sta mancando di coesione non solo tra gli stati membri ma anche a livello di singole istituzioni, come per la BCE. All’interno della Banca Centrale Europea sembra essere scoppiata una vera e propria bufera di neve, che ha letteralmente congelato la posizione di Christine Lagarde dopo l’uscita infelice in cui dichiarava ai giornalisti: “la Banca centrale non è qui per calmierare gli spread”. Questa frase ha scatenato il panico non solo sui mercati (lo spread è tornato a salire) ma soprattutto in seno al Board della BCE. Secondo alcune indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, per smorzare la tensione la capo economista dell’Eurotower, Philip Lane, ha immediatamente contattato telefonicamente alcuni “investitori selezionati” per “chiarire il pensiero della numero uno”, facendo sorgere un nuovo problema relativo all’esistenza di alcuni soggetti privilegiati che ricevono informazioni rilevanti direttamente dalla BCE. Risultato: il presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, si ritrova sempre più isolata in seno al Consiglio.

 

Analizzando la situazione a livello mondiale, invece, non possiamo non considerare l’acuirsi delle tensioni tra Stati Uniti e Cina derivanti dall’origine della pandemia, con il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, intenzionato a continuare la guerra commerciale iniziata dal suo predecessore Trump.

 

Le previsioni della Commissione europea indicano per quest’anno una riduzione del PIL globale in termini reali (-4,3% dal +2,9% nel 2019) a sintesi di andamenti eterogenei tra aree e paesi: i mercati emergenti e in via di sviluppo dovrebbero segnare quest’anno una performance meno negativa rispetto a quella dei paesi avanzati e una ripresa più robusta il prossimo.

Cosa succederà quando finalmente arriverà il vaccino anti-Covid? I paesi ricchi potranno contare su circa la metà dei vaccini mentre quelli più poveri dovranno attendere, forse anni, pregiudicando la loro già difficile situazione economica. Si rischia un deciso ampliamento del gap economico esistente tra paesi sviluppati e sottosviluppati, una divisione a livello globale.

 

Istat rivede al ribasso stime PIL Italia 2020 e 2021

Il Covid divide, non solo in Europa e nel mondo, ma anche in casa nostra, con discussioni politiche sempre più aggressive (vedi l’ultima sulla Riforma del Mes) e con scontri pesanti tra cittadini, imprenditori e governo sulle chiusure e sui ristori.

 

Gli animi sono agitati, si pensa ad attaccare piuttosto che a far fronte comune contro la pandemia. Intanto continuano ad arrivare dati poco confortanti sull’economia e previsioni poco entusiasmanti, che parlando di una lenta ripresa dei consumi, di una difficile ripartenza degli investimenti, di un forte ridimensionamento degli scambi di beni e servizi e della ripresa della disoccupazione.

 

L’Istat ha pubblicato le prospettive per l’economia italiana nel 2020 – 2021 segnalando attese per una marcata contrazione del Prodotto Interno Lordo (PIL) nel 2020 (-8,9%), analogamente ai principali partner europei, e una ripresa parziale nel 2021 (+4,0%). Le previsioni, neanche a specificarlo, sono state riviste al ribasso rispetto a quelle precedenti, di -0,6 punti percentuali per entrambe gli anni.

Lettura al ribasso anche per il PIL del 3° trimestre dell’anno: +15,9% rispetto al trimestre precedente e -5% in termini tendenziali (+16,1% e -4,7% la precedente stima).

 

La caduta del PIL nel 2020, spiega l’istituto nazionale di statistica, sarà determinata prevalentemente da una contrazione della domanda interna ma anche dalla frenata della domanda estera netta. In forte calo la spesa delle famiglie e delle ISP e quella degli investimenti, rispettivamente -10,0% e -10,1% nel 2020, con un incremento del 4,5% e del 6,2% nel 2021.

 

Problemi anche sul mercato del lavoro, che risentirà del processo di ricomposizione tra disoccupati e inattivi oltre che della progressiva normalizzazione dei provvedimenti a sostegno dell’occupazione. Nell’anno corrente il tasso di disoccupazione diminuirebbe (9,4%) per poi tornare a crescere nel 2021 (11,0%).

Intanto, ad ottobre torna sopra quota 30% il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni, al 30,3%. Secondo l’Istat i disoccupati in Italia sono 2.479.000 con un aumento di 11.0000 unità su settembre e di 43.000 unità su ottobre 2019. Gli occupati registrano invece una flessione di -473.000 unità rispetto allo stesso mese del 2019.

 

A livello settoriale soffre soprattutto l’attività manifatturiera e quella dei servizi, con l’indice pmi composito di novembre sceso a 42,7 dai 49,2 punti di ottobre, registrando il livello più basso da maggio.

 

Questa la situazione meteo economica sul nostro Paese, che non lascia prevedere nulla di buono per il 2021. L’attuale quadro previsivo risulta fortemente condizionato dall’evoluzione dell’emergenza sanitaria e dalla disponibilità e dalla tempistica di somministrazione del vaccino, ma il futuro dell’economia italiana non sarà determinato solo da questi due fattori, ne vanno considerati molti altri e tra questi non mi sento di escludere quello della coesione politica e sociale, soprattutto a livello europeo. L’unione fa la forza, recita un antico proverbio.

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