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L'uscita dal M5S

Eleonora Evi: “lascio i 5Stelle, hanno tradito identità e battaglie”

Passata ai Verdi, la deputata al Parlamento europeo spiega di non aver condiviso sia la posizione sul MES che quella su PAC, InvestEU e anche altri dossier.

Eleonora Evi: “lascio i 5Stelle, hanno tradito identità e battaglie”

È ufficiale: l’europarlamentare Eleonora Evi è entrata a far parte del Gruppo dei Verdi, formalizzando la separazione dal Movimento Cinquestelle (M5S), già annunciata il 3 dicembre assieme a Pierluigi Pedicini, Rosa D’Amato e Ignazio Corrao. A Bruxelles dal 2014 e al suo secondo mandato all’Eurocamera, è membro della Commissione Ambiente (ENVI).

 

Nell’intervista a The Italian Times, ci spiega le ragioni “oltre il MESdella sua dipartita che, assieme a quella dei tre ex-pentastellati, rappresenta un rilancio degli impegni presi in Europa. La linea dei 4 è sempre stata un’ala più vicina ai Verdi, la cui neo adesione è stata confermata con il voto di mercoledì 9 dicembre in Parlamento europeo. La decisione potrebbe pesare anche sugli sviluppi della fase critica che il Movimento sta subendo sul fronte politico nazionale.

 

Onorevole Evi, cosa cambia nel Suo passaggio dai Cinquestelle ai Verdi europei? Cosa ha fatto maturare la decisione in questa fase critica per l'Italia e l'Ue?


Eleonora Evi: “Da oggi potrò finalmente lavorare in modo incisivo e continuare a portare avanti le battaglie alle quali ho scelto di non abdicare nel rispetto del programma con cui sono stata eletta. Entro a far parte del Gruppo dei Verdi/ALE del Parlamento europeo dopo molti, troppi, mesi trascorsi nel Gruppo misto europeo, senza alcuna possibilità di toccare palla nel processo decisionale dell’Unione europea.

Quello che adesso diventa prioritario e' che le risorse del Recovery Fund vengano destinate a progetti sostenibili, il principio di precauzione venga rispettato, si raggiungano gli obiettivi della Strategia sulla Biodiversità e le pratiche inquinanti, come l’incenerimento dei rifiuti o il perdurante sostegno alle fonti fossili, vengano definitivamente abbandonate. Crisi climatica, economia circolare, rinnovabili, efficienza energetica, TAV e grandi opere inutili, benessere animale, eliminazione degli allevamenti intensivi, una politica agricola in linea con l’ambiente e vicina ai piccoli agricoltori sono i temi per cui ho sempre lavorato e per i quali non mi risparmierò anche nella nuova ‘casa’ in cui faccio ingresso.

 

Lascio il Movimento che mi ha punita con una seconda procedura disciplinare attivata dai probiviri per aver votato in modo difforme dalla delegazione europea. La mia decisione è nel rispetto del programma elettorale e dell'impegno con gli elettori. È una decisione maturata nel tempo, che ho preso con lucidità e consapevolezza. Non sono cambiata io. È il Movimento ad aver tradito la sua identità.

Ricordo come fosse ieri le battaglie iniziate dieci anni fa. I gazebo, le raccolte firme per i referendum sull’acqua pubblica e contro il nucleare. In Regione Lombardia, si parlava di ‘Parlamento pulito’, ‘zero privilegi’ e dell’operazione “fiato sul collo” per la trasparenza delle riunioni del Consiglio comunale e molto altro.

Poi Bruxelles, dove ho portato avanti le battaglie sulla difesa dell’ambiente, clima, natura e animali, trasparenza, partecipazione e diritti. Poi il M5S al Governo. L’occasione tanto desiderata per fare tanto e bene. E guai a rinnegare quanto il M5S sia riuscito ad ottenere: ad esempio, il Reddito di Cittadinanza, la Legge Anticorruzione, il Superbonus 110%. Poi qualcosa inizia a cambiare. Lentamente e sottotraccia, il Movimento ha iniziato a cambiare pelle. Se fosse solo una questione esteriore sarebbe ancora recuperabile. Ma la trasformazione è, purtroppo, molto più profonda e tocca l’anima di questo progetto politico.”

 

Quali i presupposti e l'escalation della spaccatura con il M5S?


Eleonora Evi: “I primi cedimenti, TAV, TAP, ILVA, il M5S inizia a indietreggiare sulla difesa di battaglie storiche e inizia ad inseguire Salvini addirittura sui suoi temi, come l’immigrazione. Su questo, ricordo i progressi del M5S Europa continuamente mortificato da 'sparate' comunicative che avevano il solo obiettivo di rincorrere la Lega. Poi Salvini si sbilancia e si compromette.

Nel frattempo, le elezioni europee ed amministrative. Un disastro. Il M5S inizia la sua caduta libera e chi doveva assumersi le responsabilità politiche dei risultati rovinosi (come comunemente accade in qualunque partito politico) punta il dito altrove, si smarca da ogni obbligo politico (e morale o di coscienza) e tira dritto.

Iniziano le prime richieste di un momento di confronto e discussione interna per riflettere sugli errori, fare un bilancio, coinvolgere i territori sempre più abbandonati. Tutto tace.

Via Salvini, arriva il PD. In una Repubblica parlamentare, i Governi si formano in Parlamento, niente di nuovo. Ma non guasta ricordare come si è comportato il M5S in quella fase.

I responsabili dei disastri di cui sopra negoziano un nuovo Esecutivo preoccupandosi principalmente di mantenere il controllo sulle loro poltrone e svendendo il peso politico del M5S in Parlamento, cedendo tutti i ruoli di rilevanza europea al PD. La prima forza politica italiana non tocca palla in Europa. Peraltro, il M5S al Parlamento europeo nella nuova legislatura siede tra i Non Iscritti, il Gruppo misto europeo, senza concreta possibilità di incidere sul processo decisionale.

Inizia così una spaccatura interna alla delegazione del M5S in Europa che mi vedrà, insieme ad alcuni colleghi, votare in modo difforme dal resto del gruppo.”

 

Oltre al MES, quali sono stati gli altri motivi dell’addio?


Sul programma europeo INVEST EU

Eleonora Evi: “Il Parlamento europeo era chiamato a votare la sua posizione sul programma di investimenti InvestEU 2021-2027. Ha deciso che il fondo dovrà destinare un inefficace 30% della sua dotazione finanziaria al clima, ignorando gli impegni presi in precedenza di aumentare questa percentuale almeno al 40% per far fronte alla sfida climatica in corso. Inoltre, il Parlamento, sebbene escluda gas, carbone e petrolio, di fatto ne rende possibile l’estrazione con il solito meccanismo della concessione di deroghe. La delegazione del M5S Europa ha deciso di votare a favore di un ennesimo accordo al ribasso rinunciando alla difesa delle istanze ambientaliste.”

 

Sul dossier Foreste

“In occasione del voto sulla Strategia forestale europea, la delegazione M5S Europa ha preso in giro i cittadini e gli elettori, inscenando una messinscena degna della peggiore vecchia politica. Dapprima hanno dichiarato per mezzo di discorsi in aula e comunicati stampa una cosa e poi, al momento del voto, hanno votato l’opposto. Infatti, il testo votato considera le foreste non come un bene da proteggere e un alleato nella lotta alla crisi climatica, ma come una risorsa produttiva da sfruttare. La relazione nega la necessità di ampliare le aree protette e mette a rischio anche le foreste primarie e secolari. Inoltre, la relazione promuove la caccia come mezzo di controllo della selvaggina e supporto al reddito per sistemi agroforestali, che dovrebbe beneficiare di finanziamenti. Inaccettabile.”

 

Sui sussidi alle fonti fossili

“A poche ore del voto in plenaria sulla Legge europea sul Clima (ottobre 2020) è stata convocata d’urgenza una riunione per discutere di un emendamento che chiedeva l’abbandono dei sussidi alle fonti fossili. Avete capito bene. In una riunione surreale, si è discusso dei pro e contro rispetto ad una posizione che, per il M5S è sempre stata chiara, assodata e granitica ovvero a favore del rapido abbandono dei sussidi alle fonti fossili. Una posizione che è sempre stata difesa negli anni da parte del M5S senza alcun dubbio né tentennamento, oggi viene messa in discussione da chi ricopre un ruolo di portavoce senza, evidentemente, sapere nulla della storia del M5S.”

 

Sul JUST TRANSITION FUND

“In seguito a ripetute insistenze da parte di alcuni portavoce M5S, che chiedevano di inserire il finanziamento del Gas, riferendosi in particolare alla conversione della Centrale Enel di Brindisi e Civitavecchia, si rese necessario un lavoro di concerto dei policy advisor di REGI, ITRE, EMPL, e Budget. Grazie a Rosa D’Amato (che sul territorio convocò portavoce regionali, nazionali, comunali ed eurodeputati pugliesi) e il lavoro di alcuni funzionari legislativi si è garantita coerenza delle posizioni prese dal M5S nella scorsa legislatura e furono presentati emendamenti ad hoc ed espressi voti coerenti. Un tempo non ci sarebbe stato alcun dubbio sulla posizione da tenere, oggi bisogna fare miracoli per tenere la barra dritta.”

 

E infine, sulla Politica Agricola Comune (PAC):

La delegazione del M5S Europa ha deciso di accettare l'accordo (poco fedele alle ambizioni iniziali) voluto dai grandi gruppi politici europei (PPE, SD e Renew) e votare a favore di una riforma della PAC (Politica Agricola Comune), che per il settore agricolo vale circa 1/3 del Bilancio Ue, 48 miliardi di euro all’anno) che favorirà ancora per molti anni l’agricoltura industriale e l’allevamento intensivo, una riforma inadeguata a rispondere alla crisi climatica e alla drammatica perdita di natura, che non rispecchia gli impegni presi con il Green Deal e che non risolve le distorsioni del sistema di erogazione dei sussidi che premia le grandi aziende agricole e schiaccia le piccole.”

 

Come si è arrivati al “saluto” definitivo?


Eleonora Evi: “Un'idea ce l’ho. I cosiddetti ‘vertici’ hanno deciso deliberatamente di calpestare la democrazia interna nel M5S. Attraverso la piattaforma Rousseau abbiamo sempre scelto i nostri candidati. Ma nel caso delle elezioni europee, con un’operazione ‘alla Renzi’, l’ex-capo politico Luigi Di Maio ha deciso di nominare cinque capolista donne, scelte tra le ‘eccellenze italiane’, ma che nulla avevano a che fare con il M5S. Il trasformismo di altri completa il quadro. Ed ecco che le decisioni che deve prendere la delegazione vengono inquinate da persone esterne al M5S che preferiscono ascoltare le istanze delle grandi associazioni di categoria anche quando questo significa tradire il programma con cui sono state elette.

E oggi, ogni giravolta o tradimento del programma elettorale viene giustificato dalla "regola della maggioranza”. Vi chiedo dunque, chi sta giocando con le regole qui? Nel frattempo, a Roma cosa succede?

Si conferma la nomina di Descalzi alla guida di ENI, si nomina Profumo, l’opaca gestione del 'caso Di Matteo', la RAI e l'informazione in mano ai partiti come in precedenza.”

 

Riguardo alle politiche verdi dell’Ue, quali “frizioni” sul fronte ambientale e della Green Recovery?

 

Eleonora Evi: “Legge sull’acqua pubblica ancora lasciata in un cassetto, elaborazione di un PNIEC con dentro troppo ‘gas’. Parto da qui e spiego: tra il 2018 e il 2025, l’Italia stava pianificando la più grande espansione dell’impiego di gas fossile nel settore elettrico all’interno dell’Ue, principalmente guidata dal passaggio da carbone a gas.

L’Italia, con Germania, Belgio e Spagna, sarà tra i maggiori responsabili della gas-dipendenza dell’Ue, a causa della scelta di sostituire una fonte fossile - il carbone - con un’altra fonte fossile seppur meno inquinante - il gas (anziché investire più massicciamente nelle energie rinnovabili), troppa poca ambizione sulle rinnovabili e troppo sostegno alle fonti fossili, soprattutto gas e idrogeno blu, altro che Green Deal. Secondo i dati dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, c’è un buco enorme da riempire da qui al 2030 per le fonti rinnovabili in Italia. E non stiamo lavorando per colmarlo. Il Decreto semplificazioni non affronta i veri ostacoli allo sviluppo delle fonti rinnovabili e pulite (ovvero la burocrazia e le procedure autorizzative, la rimozione dei paletti incomprensibili e vetusti, al netto di scarsi miglioramenti ottenuti soprattutto sul fronte degli accumuli). Ma finisce per favorire l’economia tradizionale anziché la visione di un vero Green Recovery. Con gli emendamenti del PD si agevola lo stoccaggio di CO2 (mi riferisco al CCS che interessa l’ENI) e si riducono le royalties sulle trivellazioni. E anche grazie a un emendamento di Forza Italia, approvato dalla maggioranza, si semplifica il processo di autorizzazione per la costruzione di nuovi oleodotti).

 

Quali punti d'attrito con il Movimento nella gestione di altri settori?


Eleonora Evi: “Parliamo di difesa e sicurezza. Nessun cambio di passo sulla spesa militare (altro che campagne contro gli F35). Ritengo ci sia stato un abuso dello strumento della fiducia a livello nazionale (critica da sempre mossa agli altri). Pensiamo, ad esempio all'opaco caso dei finanziamenti dai lobbisti. Ma davvero qualche esponente del M5S pensa sia accettabile ricevere soldi dalle lobby per farsi campagna elettorale, per di più, in una competizione con preferenze?!

In definitiva, rilevo un atteggiamento politico del M5S capovolto rispetto all'anno prima, una continua genuflessione verso il PD, Forza Italia, i grandi potenti e il sistema.

 

Ho partecipato agli Stati Generali nelle riunioni provinciali facendo proposte chiare. Alcune di queste, sostenute da altri portavoce e da molti iscritti o attivisti. Proposte completamente ignorate, non hanno portato a nulla. Sono fermamente convinta che l’intero processo sia stato costruito per essere indirizzato fin dal principio, per silenziare e censurare le voci critiche. Consideriamo anche un altro caso eclatante ed emblematico, quello del collega Piernicola Pedicini, escluso dalla votazione per i 30 oratori in modo del tutto arbitrario. Dagli Stati Generali non emerge alcun cambiamento, nessuna discontinuità, chi guidava prima formalmente e informalmente nell’ombra, continuerà a farlo.

Questi sono alcuni dei principali motivi che mi portano oggi a credere che il M5S si sia trasformato in qualcosa di molto diverso, qualcosa a cui io non sento più di appartenere.

Intendo continuare a sostenere il programma per cui sono stata votata dagli elettori. Anche quando questo ho dovuto votare difformemente rispetto al resto della delegazione Cinquestelle in Europa. La coerenza è per me un valore irrinunciabile e non barattabile. C’è un metodo infallibile per rilevare la coerenza di chi fa politica. Andare a vedere come ha votato sulle questioni fondamentali che hanno contraddistinto la sua campagna elettorale. E chi si abbandona alla polemica sterile, perde tempo ed energie pet avanzare con i risultati.

 

Concludo con una considerazione: ritengo che il Governo Conte debba continuare il suo delicato lavoro, soprattutto in questo momento storico così complicato. La mia decisione non ha nulla a che fare con la volontà di creare problemi al Governo in carica, che mi auguro possa fare sempre meglio.

Credo che il M5S dovrebbe imporre temi, programmi e obiettivi, non persone e poltrone. Sono orgogliosa del percorso intrapreso e di quanto realizzato. Ma il M5S non ha più alcuna identità e ‘quel che è stato’ ha cessato di esistere da un pezzo.”

 

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