La settimana cruciale

Governo, oggi comincia la verifica. Conte convoca Pd e M5S

La mossa di Silvio Berlusconi, lettera aperta al Corriere: “Spero in una convergenza per il bene del Paese. Mettiamo a diposizione le nostre proposte”

Governo, oggi comincia la verifica. Conte convoca Pd e M5S

Mai dall’inizio del secondo governo Conte il quadro politico è stato più confuso. Non sono serviti nemmeno i richiami all’ordine per il periodo del tutto eccezionale che il Paese vive a causa dell’emergenza sanitaria. Oggi, parte ufficialmente una verifica di governo di cui il premier ha già avvertito qualche giorno fa il Colle. La prima delegazione ad incontrare il capo dell'esecutivo sarà, alle 16.30, quella dei Cinquestelle. Alle 19 toccherà ai rappresentanti del Pd. Per Italia Viva e Leu non si hanno ancora notizie. Ma la convocazione è attesa in queste ore anche per loro.

 

Possibili scenari

E’ difficile prevedere cosa accadrà in questa settimana davvero cruciale per la sopravvivenza del governo. L’apertura di Conte ad un chiarimento con le forze di maggioranza particolarmente scalpitanti dopo le mosse del premier sulla task force del Recovery Plan può originare diversi scenari. I più recalcitranti sono i renziani. Ma la tecnica dello stop and go di Matteo Renzi che prima dice non volere più il rimpasto, poi parla di ritirare i suoi ministri, il giorno dopo ancora non esclude una crisi ma senza un nuovo voto (piuttosto meglio un’altra maggioranza) disorientano parecchio. Ieri, persino Maria Elena Boschi è tornata indietro: “Niente crisi, niente rimpasto, ma non siamo yes men”. Che vuol dire? Il Pd dal canto suo di maggioranze alternative a questa non ne vuol sentir parlare. “Meglio il voto”, dice Goffredo Bettini “così ognuno si assumerà le sue responsabilità”.

 

Poche ore prima lo stesso segretario dem, Nicola Zingaretti aveva detto: “Non abbiamo bisogno di crisi al buio” paventando un quadro estremamente incerto nel caso di apertura di una crisi di governo senza che le forze politiche e il Paese abbiano chiare le conseguenze. Nei giallorossi a temere le elezioni però sono soprattutto i pentastellati. Che ancora non escono dal tunnel di una crisi che li sta disgregando. Sono privi di una leadership e sconquassati dall’ennesimo scontro sul Mes che in Aula ha trovato una sua ricomposizione ma che politicamente pesa ancora nell’assetto interno. Sono loro con ogni probabilità quelli più esposti in caso di voto. Dalle urne uscirebbero con le ossa rotte.

 

La lettera di Berlusconi al Corriere

La grande novità di questa giornata è la lettera aperta di Silvio Berlusconi pubblicata dal Corriere della Sera. Il messaggio del Cavaliere è chiaro. Dopo aver elencato una serie di “proposte concrete”, ovvero le ‘condizioni’ di Forza Italia per un nuovo ‘soccorso’ al governo, conclude così la sua missiva: “Confido che al di là delle ragioni di schieramento si possa trovare una convergenza sulle concrete esigenze del Paese. Da parte nostra, faremo tutto il possibile, come sempre, non per una parte politica ma per gli italiani”. Et voilà, la parola magica è pronunciata: “convergenza”. Ma fino a che punto il Cavaliere è disposto a spingersi è tutto da vedere. Solo due giorni fa Matteo Salvini non escludeva un governo di emergenza “per aiutare il Paese” ma l’ira funesta di Giorgia Meloni ha costretto il leader del Carroccio ad una parziale rettifica. Oggi FI, Lega e FdI si riuniscono a Palazzo Madama per un chiarimento. In casa dell’opposizione soffiano venti di guerra.

 

E tutto lascia supporre che la sortita sul principale quotidiano nazionale del capo degli azzurri esaspererà ancora di più gli animi. La Meloni è schiacciata dai suoi alleati: Salvini “vuole le elezioni o intende tornare con i Cinquestelle al governo?” ha detto al Corriere. Ma a impensierire è soprattutto Berlusconi. Che il leader azzurro stia lavorando per rafforzare il pilastro di centro tentando l’aggancio con gli alter ego del fronte opposto, ovvero i giallorossi, è assodato. E che le operazioni siano in corso sarebbe confermato da alcune fonti giornalistiche che riferiscono di contatti tra Matteo Renzi e Gianni Letta. L’obiettivo è l’allargamento della maggioranza con l’isolamento dei sovranisti. Per Renzi, invece, il tentativo è quello di ricostruire una nuova ‘balena bianca’ che lo affrancherebbe definitivamente dal Pd. E allo stesso tempo gli offrirebbe una chance di sopravvivere a quell’esiguo 3 per cento di consensi cui oggi rilegato. Per entrambi conditio sine qua non è che la legislatura arrivi a scadenza naturale e si voti nel 2023.

 

Il Colle e il premier

Restano da sciogliere i due enigmi di maggior peso in questa baraonda. Da un lato c’è la posizione del Quirinale con il presidente Mattarella che fino all’ultimo ha sperato che la maggioranza si ricompattasse. E che ora deve necessariamente prendere atto della fuga in avanti di alcune forze politiche. Per il Colle è prioritario ridurre il più possibile i danni. Dall’altra, il premier Conte che ha dovuto fare a meno della solita strategia del prendere tempo. Anzi, con ogni probabilità, aver sottovalutato minacce e critiche cercando di rinviare il confronto, gli si è ritorto contro. Adesso che la sua maggioranza è molto più sfilacciata di prima è anche più difficile tenerla a bada. 

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