La verifica

Perché Renzi non staccherà la spina al governo di Giuseppe Conte

Il senatore tiene il premier sulla corda e torna alla ribalta. Ma la sua strategia non ha obiettivi a lungo termine. Se si vota adesso per Iv non c’è futuro

15 dicembre 2020 16:43
Perché Renzi non staccherà la spina al governo di Giuseppe Conte

C’è solo una possibilità che le minacce di Matteo Renzi di far cadere il secondo governo Conte si realizzino: ed è quella assai remota che si possa costituire nell’arco di qualche settimana una maggioranza diversa che sostenga un nuovo esecutivo. E che includa Italia Viva. Fantapolitica. L’ex senatore qualche tentativo l’ha fatto ma sa bene che adesso non è proprio aria: il centrodestra, o meglio Salvini e la Meloni non mollano la presa. E pur ingoiando più di qualche rospo a causa delle fughe in avanti di Silvio Berlusconi stanno lavorando alacremente per mantenere l’unità del centrodestra. Anche nella maggioranza gli alleati non sembrano intenzionati a compiacere il senatore di Rignano, a seguirlo in “una crisi al buio” (per usare le parole di Nicola Zingaretti) e a concedergli ancora i riflettori e gli onori della cronaca politica. L’idea di una maggioranza alternativa non piace al M5S e nemmeno al Pd. Ma soprattutto non piace al Colle più in alto di tutti.

 

Cosa vuole Renzi?

Anche oggi con una delle sue mosse a sorpresa il fondatore di Italia Viva tira ancora la corda e ottiene la ribalta. Fa saltare l’incontro in programma alle 13 a Palazzo Chigi, minaccia nuovamente di “ritirare le sue ministre dal governo”, gioca la partita rilanciando la puntata iniziale e incalza Conte su tutta la linea: dai vaccini alle misure restrittive per le festività natalizie fino al Recovery Fund e al tema del rimpasto. Rivendica il merito di aver “bloccato” il blitz notturno sul documento non condiviso sulla “task force che si sarebbe sostituita a governo e Parlamento”. Dice che Italia Viva sta facendo “una battaglia per le idee, non per le poltrone”. Promette “sul salto di qualità del Governo” di dire la sua “al premier con un documento scritto”. Infine, giusto per innervosire un po’ il premier, tira in ballo l’ex numero uno della Bce, Draghi, che di tanto in tanto i rumors indicano come possibile e prossimo inquilino di Palazzo Chigi. “Sempre bello”, dichiara soddisfatto, “leggere le riflessioni dell'ex presidente della Bce”.

 

Che sul Corriere della Sera “ci richiama a una visione seria e intelligente del futuro delle imprese, dei posti di lavoro, del debito pubblico. Ed evidenzia la necessità di predisporre un Next Generation UE di grande qualità. Draghi sembra dire: abbiamo una gigantesca opportunità, non sprechiamola. Analisi davvero condivisibile”. Ma a cosa punta davvero Renzi? L’ex presidente del Consiglio non sembra avere una visione a lungo termine. Di una cosa però è perfettamente consapevole: il suo partito nei sondaggi non supera il 3 per cento dei consensi. In alcuni casi viene anche dato al 2,5. E, se come sembra, in caso di crisi del Conte II Mattarella vede come unica opzione le elezioni, superare la prova dell’urna per Italia Viva potrebbe essere difficile. A meno che non rimanga in vigore il Rosatellum. La soglia del 3, e anche dell’1% in caso di alleanze, potrebbe giovare al piccolo partito. Che però rimarrebbe tale. Ora invece con la sua pattuglia di parlamentari sicuri Renzi è l’ago della bilancia della maggioranza. Rischioso lasciare il certo per l’incerto. 


Conte media ancora

Nel frattempo il premier manda segnali. Anche se, probabilmente, mira a rafforzare i rapporti con Pd e M5S cercando un fronte amico che lasci Renzi in un angolo. Dalle pagine del quotidiano la Stampa assicura che l'esecutivo andrà avanti “solo se la squadra sarà unita” e bolla come “fesserie” le congetture di chi gli attribuisce la volontà di assumere 'superpoteri' per le feste di Natale. Poi da un convegno cui partecipa in giornata torna sul Recovery Fund e dice: “Non abbiamo assolutamente una concezione padronale” della gestione delle risorse. Ma se vuole mediare davvero e chiudere in tempi brevi una verifica che rischia di logorarlo, Conte deve valutare di fare un passo indietro sulla cabina di regia. E’ probabile che Italia Viva abbia in mente una struttura di missione sul modello di quella istituita nel 2015 per il dissesto idrogeologico quando Renzi era alla guida di Palazzo Chigi. E con compiti di indirizzo strategico, sviluppo e sorveglianza. Resta poi in piedi la questione del rimpasto: squadra che vince non si cambia ma se la squadra tanto vincente non è…

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