L'incontro clou

Verifica Governo: Bellanova a Bruxelles. Slitta confronto Renzi-Conte

Ieri sera a Palazzo Chigi le delegazioni di 5S e Pd. Crimi: “Nessun rimpasto”. I dem: “Cambio di passo”. Attesa per la posizione del leader di Italia Viva

Verifica Governo: Bellanova a Bruxelles. Slitta confronto Renzi-Conte

Doveva essere la giornata dell’incontro tra il premier e Matteo Renzi per la verifica di governo. Ma Italia Viva ha chiesto al presidente del Consiglio di spostarlo perché la ministra Bellanova “è impegnata a Bruxelles per il Consiglio europeo che deve affrontare un tema strategico per i prodotti alimentari italiani: la questione dei semafori”. Dunque, il confronto slitta a domani sera o, forse, a venerdì. Intanto da ieri sono partiti ufficialmente i colloqui con le delegazioni giallorosse. Al centro c’è ancora il Recovery Plan ma anche il ruolo giocato da Palazzo Chigi negli ultimi mesi rispetto alle forze politiche di maggioranza. Che ormai all’unisono rimproverano al premier un eccesso di autonomia su scelte di rilievo, oltre che uno stallo sui dossier più importanti che non intendono più tollerare. Dopo lo scambio durato più di tre ore con la rappresentanza cinquestelle, composta dai capigruppo alla Camera e al Senato, dal reggente Vito Crimi e dai ministri Di Maio, Patuanelli e Bonafede, Conte ha incontrato in serata quella del Pd. Insieme al segretario Zingaretti il capo delegazione Franceschini, il vice segretario Andrea Orlando, i capigruppo Andrea Marcucci e Graziano Delrio e la responsabile donne del partito Cecilia D'Elia. Stasera toccherà a Leu.

 

Rimpasto, M5S e le proposte del Pd 

 “Abbiamo affrontato il tema che riteniamo surreale del rimpasto ribadendo che da parte nostra non c’è nessuna disponibilità”. Così Crimi ha liquidato l’ipotesi di un cambio di qualche ministro. E sul Recovery Fund: è necessario “che tutti i ministeri siano coinvolti”. A presentarsi con delle proposte più concrete al tavolo del confronto sembra siano stati i dem. Che prima dell’incontro a Palazzo Chigi nel corso di un seminario a porte chiuse, che ha coinvolto ministri, gruppi parlamentari, amministratori e membri della segreteria, hanno elaborato un ‘pacchetto’ da sottoporre al premier. Tre i punti di partenza: un “processo aperto” sul Recovery con il “coinvolgimento del Parlamento” il cui ruolo deve essere “centrale”, l’utilizzo dei 37 miliardi del Mes sanità, la preferenza per investimenti strutturali invece dei bonus.  Più che sulla squadra di governo il Pd sembra insistere sulla linea di “un concreto cambio di passo”. 

 

Renzi, gli ultimatum e Conte 

L’attesa per quello che dirà il senatore di Rignano, protagonista assoluto della scena negli ultimi giorni, dovrà durare ancora qualche giorno. E’ lui che gli alleati aspettano al varco per capire l’esito reale da questa verifica. La Boschi esclude un ritocco delle caselle dei ministeri: “il rimpasto non è all’ordine del giorno”, dice. Eppure l’idea di affiancare il premier con figure più politiche è nell’aria. Anche perché è difficile capire in quale altro modo Conte potrebbe dare quella svolta che da più parti si chiede e che fino ad oggi non è arrivata. M5S e Pd rinvierebbero la questione.

Ma Renzi? Per lui potrebbe trattarsi di un’occasione da non perdere per rafforzare la presenza di Italia Viva nell’esecutivo: c’è chi parla di Ettore Rosato in procinto di entrare nella squadra di governo. E poi c’è la task force che dovrà gestire il Recovery Plan. L’ex rottamatore non intende mollare. Conte assicura che “la struttura in nessun caso sarà sovraordinata o sovrapposta ai doverosi passaggi istituzionali”. Il ministro dell’Economia Gualtieri però insiste: “Abbiamo bisogno di una funzione di coordinamento perché i progetti sono complessi.  Non vi è un unico ministero a cui dare i fondi dicendo 'spendili', c'è una combinazione di riforme, c'è bisogno di una cabina di regia”.

 

Le decisioni sulle nuove restrizioni

Oltre alla verifica di governo c’è un altro tema che attanaglia la maggioranza e divide gli alleati. Entro le prossime 48 ore il governo dovrà decidere se prevedere un lockdown sul modello di quello della Merkel per i giorni di Natale. Dopo gli assembramenti per lo shopping natalizio registrati in tutte le grandi città, sicuramente causati anche dagli incentivi agli acquisti e dalle disposizioni in materia di cashback, Palazzo Chigi intende correre ai ripari. Il Comitato Tecnico Scientifico spinge per una stretta ulteriore con una chiusura generalizzata dalla vigilia a Santo Stefano, da San Silvestro a Capodanno, solo con i servizi essenziali aperti. Il ministro della Salute, Roberto Speranza auspica “che in tempi brevi si possano prendere ulteriori misure per scongiurare un'ipotetica terza ondata”. Chiede maggiore rigore “durante le festività” anche il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia.


Le prove di compattezza di FdI e Lega per arginare il Cavaliere

Intanto nel centrodestra Meloni e Salvini stoppano ogni ipotesi di un allargamento della maggioranza. “Confido che si continui a lavorare compatti per raggiungere sintesi fondamentali. Per nessuno di noi esiste più uno scenario nel quale si va con altri. Vogliamo governare questo Paese insieme”, fa sapere la leader di Fratelli d’Italia. Mentre Matteo Salvini a margine della segreteria politica della Lega: “Prima tolgono il disturbo Renzi, Conte e il Pd e meglio è. Il centrodestra è compatto ed è un'alternativa pronta a governare l'Italia”. Solo poche ore prima Silvio Berlusconi aveva dato un nuovo scossone agli alleati aprendo a una “convergenza” con il governo “per il bene del Paese” a patto che alcune proposte, ben elencate, venissero recepite.

Al Cavaliere rispondeva a stretto giro il vice ministro dell’Economia, il democratico Antonio Misiani: “Siamo orientati favorevolmente all'introduzione di un ammortizzatore sociale per gli autonomi della gestione separata Inps. Ci sono proposte da parte di maggioranza e opposizione, ci stiamo lavorando per rendere possibile l'approvazione”. E ancora: c’è “la piena disponibilità del governo a sedersi intorno a un tavolo sul mondo autonomo e professionale per un sistema fiscale più equo e di meccanismi di ammortizzazione sociale che non c'erano e che vogliamo introdurre”.

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