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Musica e solidarietà

Francesco Taskayali: «La musica è il linguaggio dei sentimenti»

Intervista a Francesco Taskayali, giovane compositore e pianista: gli inizi della sua carriera, le iniziative sociali, la musica che supera ogni confine

17 dicembre 2020 17:01
Francesco Taskayali: «La musica è il linguaggio dei sentimenti»

Francesco Taskayali è un compositore e pianista italo-turco di 29 anni. Nonostante la giovane età, si è già esibito in diverse parti del mondo.

La sua carriera è iniziata presto, ha iniziato a comporre ad appena 13 anni: oggi ha all’attivo ben 5 album e milioni di stream su Spotify, che ha insertito il brano "Taksim" fra gli 80 più belli della musica contemporanea.

 

In questi anni si è fatto notare per il suo talento e per gli eventi di solidarietà di cui è stato protagonista: perché la musica, come ci racconta, unisce le persone in qualsiasi situazione.

 

Lei ha iniziato la sua carriera giovanissimo: ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti, ha tenuto concerti sia in Italia che all’estero. Com’è nata questa sua passione per la musica, che ha caratterizzato tutta la sua vita?


Francesco Taskayali: “Io ho un difetto: quando non so cosa rispondere dico sempre di sì! Mio padre quando avevo 7 anni mi chiese: vuoi provare a suonare il piano? Io dissi di sì, ma non ero molto convinto. Da lì ho iniziato e dopo 23 anni non ho mai smesso. Ho avuto la fortuna di avere un maestro che sapeva giocare con i bambini e mi ha insegnato a suonare il piano con l’improvvisazione. A 11 anni da solo ho trovato le armonie che più mi piacevano. A 18 anni ho pubblicato il primo disco e ora sto scrivendo il sesto. Sembra che io sia vecchissimo, ma non è così!”


Quindi sta lavorando al sesto album, complimenti! Come nascono le sue composizioni, cosa le dà l’ispirazione per realizzare nuovi brani e nuove opere?


Francesco Taskayali: "La musica per me nasce al piano direttamente sulla tastiera. Suono ad orecchio, mi ricordo a memoria tutto, ormai sono più di 70 i brani che ricordo a memoria: fanno parte di un lungo monologo con me stesso, legato soprattutto all’ispirazione, a quello che ho vissuto in questi anni."


Le sue esperienze si trasformano in note al pianoforte. Cosa rappresenta per lei la musica? Cosa le ha donato e le ha dimostrato in tutti questi anni di attività?

Francesco Taskayali: "La musica è sicuramente un linguaggio, per parlare ad altre persone ma anche per parlare con se stessi. Una delle prove più belle di questo pensiero che ho è stato che suonando in giro per il mondo sono riuscito a intendermi con persone che non sapevano l’inglese e non con cui non c’era alcun modo per comunicare, se non a gesti. Nonostante ciò, suonando hanno capito esattamente cosa provavo quando ho scritto determinati brani. Questa è la dimostrazione che la musica è appunto un linguaggio universale, un linguaggio dei sentimenti.

La cosa più bella della musica è che ci sono accordi e melodie che magari non hanno una corrispondenza con una parola precisa in italiano: è speranza mista a gioia, speranza mista a tristezza. Invece un semplice accordo, una settima riescono a far capire esattamente quel sentimento.

È questo è uno dei doni più belli della musica: riesce a connettere i popoli. Io sono cresciuto a Istanbul e lì abbiamo una bellissima metafora che è il ponte sul Bosforo: quando cresci vedendo tutti i giorni un ponte che collega due continenti, Europa e Asia, hai la prova tangibile di questa metafora architettonica. Così a musica è come un ponte sul Bosforo: unisce le persone in situazioni di tutti i tipi, soprattutto nel sociale."

 

Infatti lei è stato spesso protagonista di iniziative sociali, con la sua musica che è riuscita a offrire un momento di felicità e sollievo in situazioni dolorose ed emotivamente complesse.


Francesco Taskayali: "Mi è capitato molto spesso di suonare per persone che avevano bisogno di musica, di umanità e di tante altre cose. Per esempio nel reparto oncologico di Madrid: uno dei ricordi più belli che ho. Era un reparto con 60 persone: fu molto difficile essere lì e a resistere al loro sguardo. Ognuna di loro combatteva la propria guerra. Così come ho suonato in carcere o per genitori di amici, che stavano molto male e poi sono venuti a mancare.

Ricordo la madre di un mio amico, che desiderava tanto assistere a una mia esibizione, ma la SLA le impediva di uscire di casa. Così a Natale abbiamo affittato un pianoforte a coda, lo abbiamo messo in salone e abbiamo fatto un concerto. Purtroppo è morta qualche mese dopo, ma la gioia che ho visto sul suo volto è una cosa che non dimenticherò facilmente.

Ho suonato sulle navi migranti: sono volontario della Croce Rossa, ho prestato servizio lì, sulle GNV, e non avevo idea ci fosse un piano a bordo. L’ho sistemato e ho iniziato a suonare per tutti: per il comandante, per l'equipaggio della croce Rossa, è stato davvero emozionante. A volte ci sembra di vivere in una bolla, invece certe situazioni esistono e ci sono persone che stanno molto male. Trovarmi lì e suonare di fronte a loro è stata un'esperienza fortissima."


Posso immaginare. Anche quest’anno si esibirà per due iniziative benefiche: un evento musicale in memoria di Beatrice Coletta, una studentessa prematuramente scomparsa di recente, e un concerto di Natale per i migranti.

Francesco Taskayali: "Quest’anno c’è innanzitutto il concerto della Luiss: ho deciso di devolvere il mio cachet al Bambin Gesù nonostante sia stato un anno con i teatri chiusi e a reddito zero, ma meglio che qualche bambino possa avere qualche gioco in più. Alla vigilia di Natale ci sarà un concerto a piazzale Spadolini, a Roma, con Baobab Experience per i migranti che sono in attesa di partire, accampati, dimenticati dal mondo. Anche lì porteremo un pianoforte a coda e sarà bello vedere l’impatto che avrà."


Come lei ha sottolineato, il 2020 è stato un anno difficile a causa della pandemia. Il settore dello spettacolo è stato colpito e penalizzato in modo particolare. Anche lei ha dovuto interrompere le esibizioni dal vivo e rinunciare ai concerti.

Francesco Taskayali: "Io ho cancellato tutti i concerti, almeno qui in Italia. Non me ne sono preoccupato più di tanto, è andata male a tutti, non l’ho presa come una cosa che stava succedendo solo a me, quindi mi sono adattato. La SIAE ha fatto registrare un 98,6% di incassi in meno sugli spettacoli dal vivo, questo è un dato reale. Ci sono tante agenzie in difficoltà con molti dipendenti, il settore della musica non è fatto solo da musicisti. Ci sono tantissime persone che lavorano nello spettacolo e sono in estrema difficoltà. Voglio immaginare che sia finita, che si ricomincerà come prima e che il mondo non sia cambiato per sempre." 

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