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I giallorossi

Solo una tregua armata sulla verifica, le ostilità non sono cessate

Tra gli alleati nessuno si fida di nessuno e ogni partito fa i conti con le correnti interne. Ma Renzi ha innescato una dinamica rischiosa anche per sé

Solo una tregua armata sulla verifica, le ostilità non sono cessate

Avrebbe dovuto esserci più entusiasmo tra gli alleati di governo per la schiarita nei rapporti tra Conte e Italia Viva. Ma il passo indietro di Palazzo Chigi sulla ‘task force’ immaginata per gestire il 209 miliardi in arrivo da Bruxelles più che tranquillizzare gli animi sembra aver alimentato dubbi e sospetti. In primis tra i Cinquestelle. Perché il tema sul tavolo non è solo il Recovery Plan. E se Renzi pensa di ottenere tutto ciò che chiede troverà la ferma opposizione dei grillini. Avverte Luigi Di Maio: “Quando si apre una crisi si sa come inizia ma non si può sapere come va a finire”. Nessun “rimpasto è controllato”. E, comunque, “qualsiasi azione per provare a rimuovere Conte porterebbe alle urne”. Va dritto al punto il ministro degli Esteri e pur apprezzando i toni “diversi, più responsabili”, del capo di Italia viva non si fida. Un accordo sulla ‘governance’ delle risorse Ue verrà trovato, “durante le festività ci sarà tempo per aggiustare tutto” dice, ma di insidie ce ne sono ancora, eccome. Si chiamano rimpasto, Mes e cybersecurity.

 

La Bellanova alza di nuovo i toni

La partita della verifica è apertissima. E non ne dubita nemmeno la capodelegazione di Italia Viva, la ministra alle Politiche agricole, Teresa Bellanova. “Se vuoi arrivare alla fine della legislatura devi avere una visione strategica. E siccome non stiamo parlando di Napoleone, ma di un premier sostenuto da una maggioranza composita, lui (Conte) ha l’onere e l’onore di trovare una sintesi”. Toni più bellicosi di quelli usati al termine dell’incontro di poche ore prima a Chigi sul Recovery Plan. La crisi, insomma, non è scongiurata. Tutto “dipende dal lavoro che vorrà fare il premier”, insiste l’ex sindacalista che di trattative ha una certa esperienza. Della serie: se a qualcuno non piace che la ‘task force’ non sia più nel testo se ne faccia una ragione. Noi (di Italia viva) ci siamo, con la nostra pattuglia di 48 parlamentari, e non pensate di zittirci solo perché siamo al 3% di consenso elettorale.

 

Le turbolenze dei i partiti

Italia Viva una sponda la trova nel capogruppo del Pd al Senato, Andrea Marcucci. Ex renziano, da più parti accusato di remare ancora a favore del leader leopoldino, il senatore destabilizza la segreteria dem e lancia bordate al capo delegazione, Dario Franceschini: “Il Pd ha evidenziato con Conte le sue priorità e tra queste ce ne sono alcune che ha evidenziato anche Renzi. Nessuno dice sciocchezze o banalità, c'è stata mancanza di confronto e collegialità”. E aggiunge: “In una democrazia parlamentare se non c'è un governo si cerca di farne un altro. Se non c'è nessun governo, si va ad elezioni”. Il contrario della linea del Nazareno che esclude maggioranze alternative a quella attuale. “Dopo Conte c’è solo il voto”, ripete il ministro della Cultura. Ma cosa sta accadendo nelle file dem? E’ semplice: quello che succede anche negli altri partiti di governo. Ad eccezione del gruppo di Liberi e Uguali che si mostra in questa verifica unito e compatto, la pseudo-crisi provocata da Matteo Renzi ha innescato un effetto a catena e amplificato divergenze e divisioni. Il quadro politico nella maggioranza è più frammentato di quanto si voglia dare a vedere e molti sondano il terreno per operazioni e alleanze future. Tuttavia si lavora per prendere tempo. Se si vuole salvare il Conte II tutto deve rimanere com’è senza sommovimenti che potrebbero alterare la situazione generale. Le voci fuori dal coro però si fanno sentire. Così nel Pd e così nei cinquestelle dove sull’alleanza con Zingaretti si sta consumando un duro scontro anche in vista delle prossime amministrative.

 

E poi c’è Italia Viva. Se i rumors che danno almeno cinque senatori in uscita dal gruppo di Iv troveranno conferma, questa volta Renzi si è dato la zappa sui piedi. Al senatore di Rignano le partite a poker piacciono. Ma oltre all’ipotesi di vincere un buon giocatore valuta anche quella di perdere. E non sempre bluffare è la scelta vincente.

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