Il retroscena

Le carte del Pd per Roma: rinviare le elezioni e convincere Sassoli

Il silenzio su Calenda, il no all’alleanza con il M5S che appoggia ancora la Raggi. Dietro lo stallo del Nazareno l’attesa che maturino condizioni migliori

Le carte del Pd per Roma: rinviare le elezioni e convincere Sassoli

I dem sono decisi: rinviare le elezioni comunali a settembre e non mollare il pressing su David Sassoli. Il candidato ideale del Pd alla guida della capitale è ancora il presidente del Parlamento Europeo. Per il Nazareno si tratta di un gioco ad incastro. Il rinvio del voto a causa della pandemia offrirebbe qualche mese di vantaggio per convincere l’ex volto del Tg1. Che, a quel punto, si troverebbe più vicino alla scadenza del mandato dello scranno più alto di Strasburgo. E chissà, potrebbe cedere alle avances del suo partito e correre per il Campidoglio.

 

In questo scenario avrebbe un senso lo stallo di un Pd che ancora non entra in partita. La tattica del silenzio sulle due candidature finora in campo, quella di Carlo Calenda di Azione e della sindaca uscente, Virginia Raggi, celerebbe una strategia già collaudata dal segretario: prendere tempo e aspettare che maturino condizioni più favorevoli. Solo su un tema al Nazareno sono sicuri: nessuna alleanza con i Cinquestelle che alla fine hanno deciso di appoggiare l’autocandidatura di Raggi. Quanto a Calenda, un accordo dipenderà solo dalla capacità dem di proporre un candidato forte. Se fallisse questa ipotesi resterebbe aperta l’opzione di un’aggregazione di più forze riformiste attorno alla figura dell’ex ministro dello Sviluppo economico. Ma il Pd lavora in tutt’altra direzione. A Zingaretti non piace Calenda e a Calenda non piace Zingaretti. Che tra i due i rapporti non siano idilliaci lo sanno anche i muri. Se scendesse in lizza Sassoli, o un nome altrettanto forte, il segretario avrebbe risolto i suoi problemi. E al leader di Azione non resterebbe che la corsa da solo. Sempre che non decida di fare ammenda e di sottoporsi alle primarie. Che definisce ancora una “buffonata”. 

 

Nel Pd però non tutti la pensano come Zingaretti. Il capogruppo dem al Senato, Andrea Marcucci, definisce Calenda “una grande risorsa”. E spiega: “Il giorno in cui dovesse decidere di far parte di una squadra sarebbe una ipotesi da prendere in seria considerazione. A patto che qualche passo da parte sua sia fatto”. Le diverse anime del Nazareno parlano a un segretario che qualcuno vorrebbe in pole position nella corsa al Campidoglio. Un salto nel buio per l’attuale presidente della Regione Lazio. Che, infatti, continua a negarsi. Forse per non trovarsi nel mezzo di una sfida politica rischiosa che pur vedendolo favorito potrebbe vedere sul fronte opposto un candidato parimenti forte. Forse, per non dover rinunciare a ben altre ambizioni nazionali. O, ancora, per non cadere in una trappola pensata da qualche nemico interno: chi lo vuole sindaco aspirerebbe a un cambio di vertice alla segreteria nazionale. Con Zingaretti al Campidoglio si riaprirebbe la corsa al vertice del Nazareno e anche la partita per la presidenza della Regione. Qualunque sia il motivo resta un dato: c’è moria di candidati di peso. Il ruolo di sindaco di Roma tra i big della politica non è più ambito. Il governo della capitale è oggi una patata bollente che molti preferiscono schivare anziché affrontare e tentare di risolvere.

 

Da un po’ di tempo Salvini e Meloni non sono d’accordo quasi su niente. Neanche su chi correrà per diventare primo cittadino della città più grande d’Italia. L’idea di candidare Guido Bertolaso sembra tramontata definitivamente. Molto più probabile che la scelta cada su Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa Italiana, su cui però peserebbe ancora il veto del Carroccio. La leader di FdI assicura che il centrodestra è a “buon punto” per “offrire presto una proposta di governo seria e credibile”. Ed esclude il rinvio delle elezioni a settembre sapendo bene che si tramuterebbe in un vantaggio soprattutto per il Pd. Ma nessuno sa quale quadro l’emergenza sanitaria potrebbe prospettare al Paese la prossima primavera. Anche a campagna vaccinale in corso. Le maggiori città del Paese – con Roma anche Napoli, Milano, Torino -  sarebbero chiamate al voto mobilitando qualche milione di elettori. E la politica, alle prese con gli scossoni che il governo nazionale vive in questa fase, sembra ancora impreparata ad affrontare la sfida elettorale più importante del prossimo anno.

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