Europei alle urne

Elezioni 2021 in Europa: cosa sapere, calendario e coalizioni

Dove e quando si va alle urne in Europa. Si avvicina l’era post-Merkel in Germania. Anno decisivo anche per gli elettori di Francia, Olanda, UK e altri.

5 gennaio 2021 17:59
Elezioni 2021 in Europa: cosa sapere, calendario e coalizioni

In alcuni Paesi dell’Unione europea, i futuri esiti della chiamata alle urne nel corso del 2021 rappresentano un nuovo potenziale per scuotere il panorama politico del Vecchio Continente che esce da un anno segnato dalla crisi economico-sanitaria del coronavirus.

La pandemia potrebbe continuare a rimandare o compromettere le elezioni, come è stato per il 2020. Tuttavia, alcuni Governi sembrano già avere certezze sui mancati rinvii: è il caso dello scenario apertosi in Germania guidata – ancora per poco – dalla figura di Angela Merkel. Leader di lunga data a Berlino e considerata, per molti versi, la grande ‘stratega’ d’Europa, la Cancelliera è pronta a dimettersi, rinunciando a nuove maratone elettorali.

 

Altre cariche politiche di alto livello si troveranno a fare i conti ai seggi elettorali o ai referendum per rinnovare o meno la propria leadership: un momento critico per i decision-maker impegnati in un confronto diretto con il grado di fiducia accordato dai cittadini in merito alla loro capacità di gestione dell’emergenza e dai disagi scaturiti dall’ondata di contagi covid-19. Le date in cui si vota, riportate di seguito, possono essere soggette a variazioni nelle prossime settimane (a seconda della curva epidemica dei casi). Ecco quali coalizioni stanno andando per la maggiore, chi aumenta i propri follower e chi invece perde quota.

 

Germania, elezioni il 26 settembre: l'era post-Merkel

Sono le prime, dal 2005, in cui Angela Merkel non si candida alla carica di Cancelliere. Ormai a pochi passi dal pensionamento e reduce da un anno estremamente impegnativo e complesso per la chiusura di dossier-chiave con Bruxelles, ha ribadito che non cercherà altri ruoli politici. Chi prenderà il suo posto di potente “alfiere” europeo in quella che è stata definita l’era post-Merkel?

La tensione sale sui candidati di punta al Bundestag: ci sono partner ‘junior’ nella coalizione a cui appartiene la Merkel (il Partito Popolare europeo PPE), ma finora sono stati solo i socialdemocratici (SPD) gli unici a mettersi d’accordo per proporre la nomination di un futuro Cancelliere: il Ministro delle finanze Olaf Scholz. Rimane aperto il dibattito sulla corsa alla leadership dell’Unione Cristiana Democratica (alternativa alla Merkel). La scelta del nuovo capo dell’UCD è attualmente fissata per il 15-16 gennaio (già rimandata nel 2020, causa pandemia). Ecco i tre candidati: Armin Laschet, Premier dello Land Nord Reno-Westfalia; Norbert Roettgen, presiede la Commissione per gli Affari esteri del Parlamento tedesco; e l’avvocato Friedrich Merz.

Un altro da seguire è Markus Soeder, leader della Baviera e del partito-gemello della Merkel, la CSU, che tradizionalmente gestisce un candidato Cancelliere comune ai due partiti. Ha ricevuto voti particolarmente alti per la sua ottima gestione ‘domestica’ della crisi del coronavirus. Si apprende da fonti di Bruxelles che ci sono già speculazioni secondo cui la probabilità che succeda alla Merkel è alta. Anche se ha insistito che non è questa la sua ambizione. Se invece lo fosse, la sua sfida più grande ora sarebbe convincere la CDU.

I Verdi in Germania stanno crescendo, nonostante siano tra i partiti più piccoli al Bundestag. Si attestano al secondo posto nei sondaggi, dietro al CDU della Merkel e al terzo prima del SPD. I Verdi non hanno mai formato una coalizione con la CDU a livello federale. Sono stati gli ultimi al Governo sotto la guida di Gerhard Schroeder, predecessore della Merkel.

 

Portogallo: elezioni presidenziali - 24 gennaio

La posta in gioco a Lisbona è sotto gli occhi di tutti, mancano pochi giorni al voto. Il Governo è anche già alle prese con l'avvio del turno di Presidenza portoghese alla Ue. I sondaggi parlano di un sostegno maggiore a 60% al Presidente uscente, Marcelo Rebelo de Sousa (centrodestra): un posizionamento già piuttosto favorevole che farebbe pensare ad una vittoria. Eppure, i due principali contendenti stanno catalizzando fortemente l’attenzione dei media: sono l’ex-eurodeputata socialista Ana Gomes e il nuovo esponente di estrema destra Andrè Ventura, che ha fondato il partito Chega solo nel 2019. Staremo a vedere se Ventura otterrà o meno consensi tali da costituire un indicatore dell’emergere dell’estrema destra, che fino a poco tempo fa è stata un fronte marginale negli equilibri politici in Portogallo. La Gomes è attualmente quotata intorno al 13%, mentre Ventura è già salito al 10%.

 

Francia: probabili le regionali a giugno

Si saprà la data esatta più avanti. Parigi ha proposto di rinviarle da marzo a giugno 2021 a causa della pandemia per evitare il ripetersi delle criticità riscontrate per le elezioni municipali del 2020. Sono le prime votazioni regionali e dipartimentali dal lancio (2016) del movimento centrista La Republique En Marche (LREM) da parte del Presidente Emmanuel Macron. Questa tornata elettorale offrirà una ‘preview’ di quello che potrebbe essere il sostegno del partito alla futura corsa per le presidenziali del 2022 in un Paese fortemente colpito dai contagi covid-19. Il capo dell’Eliseo resta in auge per il momento, ma dovrà affrontare una dura battaglia politica interna, dati i forti legami che i partiti più consolidati hanno già in 13 regioni amministrative. Tra i potenziali candidati (non ancora rivelati) della lista-per-Macron ci sarebbero anche i suoi fedeli: il Ministro dell’Istruzione Jean-Michel Blanquer e un componente del gabinetto del Presidente.

Un personaggio politico di spicco è Xavier Bertrand, ex-membro del Les Republicains (conservatore) e Presidente in carica del Consiglio regionale dell’Hauts-de-France, la regione più settentrionale della Francia. Bertrand starebbe sfidando Macron nella conquista della prossima presidenza. Il che potrebbe renderlo un candidato appetibile anche dell’ex-partito di appartenenza.

Anche in Francia, i Verdi avanzano per provare a ripetere l’ondata di successo delle elezioni locali del 2020, soprattutto in Nuova Aquitania, la regione più grande dopo aver rilevato Bordeaux (capoluogo) nel 2020.

 

Paesi Bassi: elezioni generali del 15-17 marzo

I dati ufficiali indicano che ben 89 partiti si sono già registrati per le elezioni nei Paesi Bassi.

Chi si sta profilando “personalità” politica dell’anno? Noto per aver guidato i cosiddetti Paesi “frugali” nelle posizioni che hanno portato alla definizione del mix di strumenti del Recovery Fund ai tavoli di Bruxelles, il Primo Ministro Mark Rutte si è anche imposto sulla scena internazionale per aver inizialmente scelto di evitare rigide misure di contenimento del coronavirus evitando rigidi divieti alle frontiere. Diversamente dai Governi confinanti, quello olandese ha sostenuto il cosiddetto “blocco intelligente”, che non impediva alle persone di uscire. Questo approccio - più morbido - si è rivelato popolare in patria, dove il suo partito è balzato alle urne. Ma poco dopo, Rutte ha ceduto alle regole dell’emergenza sanitaria provvedendo all’imposizione di misure più severe. Da ultimo, con la chiusura totale di negozi e scuole che durerà almeno fino a metà gennaio.

 

Il leader olandese, ampiamente sostenuto dai suoi alleati del centrodestra, si augurano che la popolarità acquisita durante il lockdown si traduca in una pronta riconquista della maggioranza dei deputati alla Camera dei Rappresentanti delle elezioni, già in agenda per metà marzo nei Paesi Bassi. L’immagine del Governo Rutte aveva infatti attraversato una fase critica nel 2019, quando un membro del partito di appartenenza ne era stato espulso. Nello stesso anno, la coalizione ha perso anche la maggioranza al Senato.

Almeno per il prossimi tre mesi, i riflettori restano quindi accesi su Mark Rutte, uno dei capi di Governo più “longevi” d’Europa, dato che ha già annunciato di restare in corsa per il quarto mandato. È il candidato di punta del Partito popolare per la libertà e la democrazia (VVD), attualmente in testa alle classifiche. Stando ai pronostici, il VVD dovrebbe assicurarsi 37 seggi, quattro in più di quelli che ha vinto nelle ultime elezioni del 2017. L’ultima volta, risultati frammentati hanno suggerito che i colloqui di coalizione si sono prolungati per mesi con molteplici tentativi falliti di formare un Esecutivo. Il VVD, alla fine, ha dovuto mettere insieme una maggioranza esigua con altri tre partiti: il Christian Democratic Appeal (nota ala conservatrice), il D66 (social-liberale) e la Christian Union (un ibrido tra conservatori e verdi). Questa volta, si intravvedono difficoltà per il VVD a formare una coalizione.

 

Sempre nei Paesi Bassi, un altro andamento da tenere d'occhio è quello dei partiti di estrema destra: il Forum per la democrazia è emerso sulla scena politica nel 2016 e ha ottenuto un grande punteggio sia alle elezioni provinciali del 2019 che alle elezioni del Parlamento europeo nello stesso anno. Ma la popolarità del partito è diminuita negli ultimi mesi per via di una lunga diatriba sulle tendenze e le dichiarazioni considerate ‘razziste’ e una lotta per il potere che ha visto alcuni membri di spicco abbandonare l’impresa. Si è affermato bene invece il Partito per la libertà di estrema destra, sotto la guida di Geert Wilders, che nel frattempo è diventato particolarmente influente. È secondo al VVD di Rutte, sulla buona strada per vincere 24 seggi.

 

 

Bulgaria: elezioni parlamentari - 28 marzo

Le elezioni per rinnovare la composizione del Parlamento bulgaro arriveranno dopo mesi di proteste anti-governative che chiedono le dimissioni del Primo Ministro Boyko Borissov per accuse di corruzione e per i legami opachi tra Governo, oligarchi, Magistratura e Servizi di sicurezza. Rimpasto di Governo a parte, Borissov ha rifiutato di muoversi dall’attuale posizione ricoperta, suscitando preoccupazioni in prospettiva di un’ascesa dei suoi oppositori socialisti.

Alle elezioni di marzo, c’è molto in gioco e gli effetti si faranno sentire anche fuori dalla Bulgaria: per garantire il sostegno di un piccolo partito nazionalista nella sua coalizione al potere, Borissov ha creato un ostacolo sul percorso della Macedonia del Nord verso l’adesione all’Ue, esercitando pressioni affinché Skopje riconosca il punto di vista di Sofia sulla lingua parlata nella Macedonia del Nord. Per Borissov, il macedone è un dialetto regionale del bulgaro.

 

Chi altro seguire? Al netto dei disordini e delle incertezze che hanno caratterizzato il 2020, resta da vedere se emergerà una nuova coalizione nella corsa ai seggi parlamentari. Per ora, il partito al Governo, il GERB capitanato da Borissov, è in testa alle urne con il 28% dei SI. La seconda ‘famiglia’ politica è quella del Partito socialista (con circa il 25%) che vede crescere la visibilità di Korneliya Ninova. Per deviare dalle responsabilità emerse dalle proteste, il Premier ha concentrato l’attenzione sui recenti scandali (per casi di corruzione) dei socialisti e sulla mancata lotta alla criminalità organizzata. Anche fattori come questi hanno limitato l’accesso ai fondi europei a partire dal 2008, l’anno successivo all’entrata della Bulgaria nell’Ue. La casa-GERB accusa anche i socialisti di stretti legami con il Cremlino, sebbene anche lo stesso Borissov abbia intrattenuto rapporti amichevoli con Mosca.

 

Previste per l’autunno 2021 le elezioni presidenziali. Nessun candidato ha ancora rilasciato dichiarazioni in merito, ma già circola che potrebbe essere riconfermato il nome del socialista Rumen Radev, ex-Generale dell’Aeronautica, attuale Presidente della Bulgaria (da 22 gennaio 2017). Avversario di Borissov, ha infatti cavalcato l’onda delle proteste dei bulgari come opportunità per cercare di affievolire la presa del Premier sul controllo dello Stato. Se venisse rieletto Radev, si aprirebbe un nuovo spazio per lo stesso Borissov, da anni rimuginante sulla sua potenziale corsa presidenziale.

 

Scozia e Galles nel post-Brexit - 6 maggio

Si va alle urne per le parlamentari in Scozia e sarà una di quelle da seguire con più interesse, dato che la Premier Nicola Sturgeon ha affermato che darà voce ad una campagna per ottenere un SI all’indipendenza della Scozia da un Regno che si sta rivelando più “dis-Unito” da quando ha firmato il tanto atteso accordo sulla Brexit. Il voto aprirebbe la strada ad una resa dei conti con il Governo britannico di Boris Johnson. La Scozia ha votato per rimanere nel Regno Unito con un margine dal 55% al 45% in un referendum sull’indipendenza (2014), ma la Sturgeon ritiene che il malcontento scozzese sulla Brexit e il crescente sostegno alla secessione porterà ad un risultato diverso.

Sta acquisendo nuovi like anche dagli ‘account’ europeisti...è lo Scottish National Party  (partito della Sturgeon)  in testa alla classifica politica della Scozia dove registra il 54% per il voto del seggio elettorale e il 43% per il voto della lista regionale.

 

 

Ci sono anche scadenze elettorali per il Parlamento gallese, i Consigli locali britannici ed alcuni Sindaci eletti direttamente dai cittadini in Inghilterra. In Galles, sale Mark Drakeford del Labour Party, in corsa per la rielezione come Primo Ministro, anche se avrebbe già fatto intendere di non completare l’intero mandato in caso di successo. Drakeford ha cercato di distinguersi da Johnson per la sua gestione della crisi del coronavirus con restrizioni più severe, che probabilmente riemergeranno durante la campagna.

Londra avrà un nuovo Sindaco con il voto di maggio, rinviato di un anno a causa della pandemia. Il laburista Sadiq Khan sta cercando la rielezione e sembra essere il favorito. Il suo rivale conservatore, Shaun Bailey, è al secondo posto nei sondaggi. Ha cercato di colmare il divario, ma rimane indietro di circa 20 punti percentuali.

 

Altri europei alle urne – le date in agenda

  • Catalogna, elezioni regionali - 14 febbraio

  • Albania, elezioni parlamentari - 25 aprile

  • Cipro, elezioni legislative - 23 maggio

  • Norvegia, elezioni parlamentari - 13 settembre

  • Repubblica Ceca, elezioni legislative - 8–9 ottobre

In carica dal 2017, il Primo Ministro ceco, Andrej Babis, sta cercando un altro mandato a Praga, dove guida un Governo di minoranza con il giovane Partito socialdemocratico e il sostegno del Partito comunista, ma il suo partito (ANO) non sembra destinato ad accrescere i poteri finora acquisiti.

 

Covid-19: votare o rinviare?

Il dibattito sullo svolgimento delle elezioni in situazioni di emergenza è relativamente nuova nei Paesi dell’Ue. Ma altre parti del mondo hanno già dovuto esaminare la questione a seguito di attacchi terroristici, disastri naturali o crisi di salute pubblica (come nel caso di Stati Uniti e Liberia) che hanno interrotto le operazioni governative per l’organizzazione dell’appuntamento elettorale.

L’Europarlamento ha pubblicato un recente rapporto che, considerando anche i dati della Venice Commission, analizza i contesti di alcuni Paesi europei per confrontare i diversi approcci costituzionali con cui si possono posticipare le elezioni durante un’emergenza. Non esiste una regola formale nel diritto internazionale per impedire ai Governi di tenere elezioni o referendum durante le situazioni di emergenza. Tuttavia, c’è chi ammette il rinvio tramite l’estensione del mandato dei parlamentari uscenti. Questo è il caso in Croazia, Italia, Germania, Grecia, Polonia, Lituania, Slovenia, Spagna, Ungheria e Canada. In altre Costituzioni, invece, una situazione di emergenza preclude lo scioglimento del Parlamento (come avvenuto in Germania, Spagna, Portogallo e Russia). Inoltre, il documento di Bruxelles fa riferimento anche ai potenziali rischi di una posticipazione elettorale sugli aspetti di stabilità politico-economica e sulla salvaguardia della democrazia nazionale, come emerso dagli studi condotti da alcune organizzazioni specializzate (es. Democratic Audit e International IDEA). Il rapporto affronta anche i dubbi e le difficoltà riscontrate dalle amministrazioni che hanno optato per il voto via posta (ad esempio, si è votato con questa modalità in Polonia).

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