intelligence e governo

Servizi segreti, è ancora braccio di ferro. Renzi: “Conte lasci”

I fatti di Washington entrano nello scontro tra il rottamatore e il premier. Ma in ballo c’è la verifica di governo. Ore decisive sul nuovo Recovery Plan

8 gennaio 2021 09:16
Servizi segreti, è ancora braccio di ferro. Renzi: “Conte lasci”

Sulla gestione dell’intelligence Renzi non molla. E in un braccio di ferro infinito torna a chiedere che “Conte lasci” e affidi i servizi a una ‘Autorità delegata’.

L’onda dell’assalto a Capitol Hill, nel cuore di Washington, spiega i suoi effetti sulla politica italiana, soprattutto su una maggioranza dilaniata da divisioni, strappi e polemiche e sull’orlo di una crisi (di governo?). Ad alzare il tiro è ancora il leader di Italia Viva che accusa il premier di una reazione troppo tiepida nei confronti di Trump, ritenuto il vero responsabile dei disordini e dell’occupazione del Congresso, cuore della democrazia americana. Il partito del rottamatore ritiene ancora più urgente che Conte si decida a lasciare i Servizi e che “si faccia chiarezza” sulla visita nell’estate 2019 di William Barr, attorney general di Trump, in Italia per investigare sul Russiagate, ovvero sulle ingerenze di Mosca nella campagna elettorale statunitense del 2016. Il dito è puntato contro la linea filo-trampiana del premier che non informò della vicenda il Parlamento. 

 

Il pressing di Renzi per avere le dimissioni di Conte

“I fatti di Washington testimoniano che la sicurezza nazionale è tema centrale. Non possiamo non notare che Conte nel commentare quei fatti non ha citato Trump”, dice Renzi. “E' stato importante che anche Johnson, altro uomo di destra, abbia detto parole durissime come la Merkel. Ha ragione Bellanova, lo ha detto Veltroni: quando c'è una ferita alla democrazia, si sta tutti dalla parte della democrazia, non è che se uno è amico di Trump non dice parole chiare”. Al Tg2 Post il pressing del fondatore di Iv che cita il capo del governo britannico e la cancelliera tedesca che non hanno risparmiato al tycoon americano parole di condanna per il suo operato, ritenendolo responsabile del caos al Congresso.  Le vicende d’oltreoceano irrompono, dunque, nella verifica – anomala- del governo italiano. E l’impressione che circola nei Palazzi nelle ultime ore è che il ‘senatore’ non abbia affatto intenzione di fermarsi. Renzi continua a sferrare i suoi colpi senza sosta. Conte ha ceduto su più fronti ma Italia viva sembrerebbe decisa ad andare alla conta in Parlamento: vuole che il premier varchi la soglia del Quirinale per le dimissioni e a quel punto giocherà perché si formi un altro governo con l’avvocato fuori dai giochi. 

 

Oggi vertice sul nuovo Recovery Plan

Difficile fare previsioni sull’evoluzione del quadro politico. Nel frattempo, la bozza del Recovery con le correzioni predisposte dal ministro Gualtieri è arrivata sul tavolo dei partiti di maggioranza. Di modifiche ne sono state introdotte, a partire da quelle richieste proprio dai renziani: il fondo per la sanità passerebbe da 9 a quasi 20 miliardi, mentre la cabina di regia e la maxi struttura piramidale per la gestione del Piano e degli investimenti sono state accantonate. Tra i punti essenziali del documento l’aumento della quota di investimenti fino al 70%, con un “un impatto sul Pil di circa 3 punti percentuali” e un incremento maggiore dei livelli occupazionali, mentre alla transizione ecologica per la svolta green andranno 69 miliardi. Basterà il nuovo testo a convincere Renzi? Oggi alle 17 è previsto un vertice con i capidelegazione. Il Consiglio dei ministri slitterebbe perciò a domani per l’adozione del Piano che poi dovrebbe passare al vaglio delle Camere. Se Iv dovesse rompere e non ritenere il documento sufficiente la situazione precipiterebbe e la crisi si farebbe più vicina. Ma Conte spera ancora nel rimpasto. In questo caso Mattarella è stato chiaro.  Se si tratta di sostituire un paio di ministri e non nei ruoli chiave si potrà fare a meno di un passaggio parlamentare, in caso contrario no. La strada per il premier è ancora in salita.

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