Piano anti-Covid

Nuovo piano pandemico: cos’è, cosa prevede, chi sarà curato per primo

Polemiche per le indiscrezioni secondo cui saranno date alcune priorità nell’accesso alle cure. Il ministero della Salute si difende: “E’ solo una bozza”

Nuovo piano pandemico: cos’è, cosa prevede, chi sarà curato per primo

Allo scoppio della pandemia, un anno fa, erano divampate anche le polemiche per la mancanza di un piano pandemico aggiornato. Ora che il testo che contiene le linee guida per il 2021-2023 è pronto, non mancano altre critiche. Colpa di un passaggio nel quale si illustrano le finalità, spiegando che, in caso di “risorse scarse” si dovranno “fornire trattamenti necessari preferenzialmente a quei pazienti che hanno maggiori probabilità di trarne beneficio”. Il ministero della Salute ha però risposto che si tratta solo di una bozza, ma tanto è bastato per gettare ombre sul documento.

 

Cure prioritarie a chi ne trae beneficio

I sanitari sono “sempre obbligati a fornire le cure migliori, più appropriate, ragionevolmente possibili – si legge nel testo - Tuttavia, quando la scarsità rende le risorse insufficienti rispetto alle necessità, i principi di etica possono consentire di allocare risorse scarse in modo da fornire trattamenti necessari preferenzialmente a quei pazienti che hanno maggiori probabilità di trarne beneficio. E’ questo il passaggio “incriminato” nel testo elaborato dal Dipartimento Prevenzione del ministero della Salute. Un documento che deve ancora passare al vaglio delle Regioni, che potrebbero modificarlo, come spiegato da alcune fonti del Ministero: “È solo una bozza informale condivisa con i soggetti interessati e destinata a raccogliere indicazioni e modifiche”.

 

Cos’è un piano pandemico

E’ un piano strategico che contiene le linee guida generali da seguire in caso di emergenza sanitaria legata a una malattia a diffusione mondiale. Ad esortare tutti gli Stati a dotarsi di un proprio piano pandemico era stata l’Organizzazione Mondiale della Sanità dopo l’emergenza SARS del 2002-2003. L’Italia ne aveva predisposto uno nel 2018, seguito nel caso dell’epidemia da Sars-Cov2, ma che si è rivelato in parte inadeguato per l’imprevedibilità e la portata della pandemia da coronavirus. Da qui l’esigenza di un nuovo piano, più specifico.

 

Perché arriva un nuovo piano

L’esigenza di dotarsi di un nuovo piano pandemico per il triennio 2012-2023 nasce dalla necessità di poter rispondere rapidamente a condizioni inaspettate, come appunto una pandemia. “Si può e si deve essere in grado di mobilitare il sistema per aumentare nel giro di poco tempo sia la produzione di mascherine e dispositivi di protezione individuale a livello nazionale, che i posti letto in terapia intensiva, anche per far sì che non si verifichino disservizi nella assistenza e nella cura delle persone affette da malattie ordinarie (diverse dal Covid-19) quanto comuni” si legge nella bozza in riferimento ai contagi da Sars-Cov2 esplosi un anno fa.

Tra le azioni concrete elencate nel documento ci sono esercitazioni periodiche, dotazione di scorte adeguate di farmaci antivirali, piani regionali aggiornati anche legati alle vaccinazioni influenzali, necessità di “disporre e mantenere una riserva nazionale/regionale di farmaci antivirali durante la fase inter-pandemica definendo le modalità di accesso alle riserve”.

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