I superpoteri social

Twitter Libero quotidiano limitato, bloccato per Donazzan

Limitato temporaneamente il contenuto post @Libero_Official. Bloccato il profilo dell'assessora veneta Elena Donazzan dopo aver cantato “Faccetta Nera”

12 gennaio 2021 16:43
Twitter Libero quotidiano limitato, bloccato per Donazzan

Le “onde” che stanno prendendo le recenti policy di alcuni social hanno destato sconcerto negli Stati Uniti, quanto in Europa, nelle istituzioni, nel dei media e, ora, nei lettori e utenti italiani.

Anche nella nostra democrazia, ci si comincia a preoccupare sulle conseguenze che l’attacco a Capitol Hill e la chiusura o sospensione dei profili social di Donald Trump (e dell’app Parler) possa recare alla libertà di espressione. Da ultimo, le notizie circolate a tamburo battente anche su Twitter: quella secondo cui il social network avrebbe “limitato temporaneamente” i post del giornale Libero. E, ancora più eclatante, il fatto che l’account  dell’Assessora veneta all’Istruzione, Elena Donazzan, sia stato bloccato, proprio in una stagione così importante per la didattica online. La ragione sembra essere riconducibile al fatto che Elena Donazzan abbia suscitato reazioni dopo che ha cantato - su richiesta del conduttore del programma La Zanzara - una delle canzoni simbolo del Ventennio e dal titolo "Faccetta Nera".

 

Non troppo “Libero”...di cinguettare: il rischio di oscuramento

Twitter non ha chiuso l’account al quotidiano Libero. È consultabile sulla piattaforma, come sempre. Ma per arrivarci bisogna passare per un’avvertenza: “Attenzione: questo account è temporaneamente limitato. L'avviso qui presente ti viene mostrato poiché l'account in questione ha eseguito delle attività sospette. Sei sicuro di voler proseguire?”. Basta un click per continuare tranquillamente la lettura. Ma possiamo restare davvero sereni di fronte a questi episodi?

Di fatto, qualcosa è diverso da prima (o potrebbe cambiare) nell’accesso all’informazione. Visto che i tweet appaiono sulla timeline o la bacheca dei follower, una temporanea limitazione o la stessa rimozione contribuiranno ad una visibilità o diffusione ridotta.

 

L’ipotesi: in Silicon Valley non si conosce l’account

Il quotidiano ha fatto sapere che rimane in attesa di una risposta ufficiale da Twitter per capire cos’è andato storto. La verità o le ragioni della decisione, infatti, potrebbero infatti rivelarsi più semplici di quanto teorizzato. Si pensa, inizialmente, ad un numero anomalo di segnalazioni in arrivo che hanno lanciato automaticamente l’allarme su cui il Social ha disposto il provvedimento.

L’ipotesi è che, presso la sede centrale di Twitter a San Francisco (e negli uffici operativi della Silicon Valley) dove ha sede Twitter, i manager non siano al corrente che @Libero_Official sia l’handle ufficiale di un media nazionale che produce informazione. E che, quindi, abbia visto in quegli hashtag e (at) una dubbia provenienza (dubbi anche i contenuti), in cui l’autore è spesso un cittadino o un account sconosciuto, talvolta, meno affidabile. Ecco perché si presume che la limitazione all’attività del giornale non durerà a lungo e che la piena funzionalità della piattaforma venga ripristinata.

Basta fare scroll-down per verificare direttamente se i contenuti siano segnalabili o meno. I post  di Libero parlano di politica e cronaca, con il consueto focus sui trending nazionali. Stando a fonti di Libero, però, l’elemento reattivo che avrebbe scatenato tutto potrebbe allora essere stato un tweet che accende i riflettori sul Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. È qui che esponenti del movimento di estrema destra degli Stati Uniti (i seguaci di QAnon a cui appartiene anche Jake Angeli a capo del caos subito dal Campidoglio USA) avrebbero diffuso che il nostro Presidente sia un agente dei Servizi britannici schierato contro Donald Trump. Un esempio dell’assurdità ed infondatezza di alcune non-notizie (falsa informazione) che ha senz’altro fanno moltiplicare click, accessi e engagement, ma che prima o poi potrebbero sortire danni collaterali all’immagine e al ‘businessdi chi le pubblica o ritwitta. Ad esempio, diventando oggetto di segnalazioni e blocchi

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