Le accuse a Trump

Trump ai supporter: “No alle violenze”. Camera, sì all’impeachment

E’ la seconda volta per il tycoon e la prima che accade a un Presidente Usa. Intanto lungo messaggio (tardivo) condanna le rivolte e l’assalto a Washington

14 gennaio 2021 09:32
Trump ai supporter: “No alle violenze”. Camera, sì all’impeachment

“Io condanno in modo inequivocabile la violenza a cui abbiamo assistito la settimana scorsa. La violenza e il vandalismo non hanno assolutamente spazio nel nostro Paese e nel nostro movimento. Coloro i quali sono stati coinvolti negli attacchi saranno portati davanti alla giustizia”. Così Donald Trump a oltre una settimana dall’assalto al Congresso a Washington del 6 gennaio è intervenuto per dire no alla violenza e per esortare i suoi sostenitori a fare altrettanto. “Che tu sia di destra o di sinistra, che tu sia democratico o repubblicano, non ci può mai essere giustificazione alla violenza, nessuna scusa, nessuna eccezione” ha aggiunto, proprio mentre la Camera ha votato sì all’impeachment.

 

Impeachment, al via in tempi record procedura record

Appena prima che Donald Trump si rivolgesse alla nazione, e in particolare ai suoi sostenitori, con un lungo video messaggio da 5 minuti, la Camera ha approvato l'impeachment nei suoi confronti in tempi record: in un solo giorno, come non era mai accaduto prima. D’altro non era mai neppure accaduto che un Presidente subisse un processo di messa sotto accusa per due volte nel corso del proprio mandato. A Trump era successo la prima volta nel 2019, dopo il caso Ucrainagate. Questa volta con 222 sì dei deputati democratici e il voto favorevole di 10 repubblicani è stato dato il via al procedimento, che potrebbe concludersi con una condanna. Probabilmente, però, l’iter – in questa fase così veloce per dare un segnale forte al tycoon e al Paese – subirà un rallentamento, per dare modo al Presidente eletto, Joe Biden, di attuare quanto previsto nei suoi primi 100 giorni di mandato.

Al momento a Donald Trump è contestato l’incitamento all’insurrezione per aver istigato i propri supporter a protestare e contestare l’esito delle elezioni presidenziali di novembre.

 

La condanna (tardiva) di Trump alle violenze

Da parte sua Donald Trump ha deciso (forse troppo tardi, secondo i suoi detrattori) di rivolgere un messaggio di condanna ai fatti di Washington, soprattutto per “prevenire” nuovi scontri in vista dell’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca, il 20 gennaio. “Nessun mio vero sostenitore -  ha detto Trump - potrebbe mai giustificare la violenza politica. Nessun mio vero sostenitore potrebbe disprezzare le autorità o la nostra grande bandiera americana. Nessun mio vero sostenitore potrebbe mai minacciare o attaccare i suoi compatrioti americani. Se fate qualcuna di queste cose, non sostenete il nostro movimento, lo state attaccando. E state attaccando il nostro Paese, non possiamo tollerarlo”. Parole che hanno voluto arrivare soprattutto a quei manifestanti che hanno sfilato e poi fatto irruzione al Congresso in nome del “patriottismo” a cui tante volte aveva fatto appello lo stesso Trump.

 

L’attacco ai social

Resta, però, la polemica contro la decisione di bloccare gli account social di Trump, che lui stesso ha definito un “assalto senza precedenti alla libertà di parole. Gli sforzi di censurare, cancellare e mettere nella lista nera i nostri cittadini sono sbagliati e pericolosi".

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