Il processo Cucchi

Caso Cucchi: chiesti 13 anni per 2 carabinieri accusati del pestaggio

Nel processo d’appello bis il procuratore chiede un aumento della pena per l’omicidio preterintenzionale del giovane e l’assoluzione per militare testimone

Caso Cucchi: chiesti 13 anni per 2 carabinieri accusati del pestaggio

Quanta violenza siamo disposti a nascondere ai nostri occhi da parte dello Stato senza farci problemi di coscienza? Quanto è giustificabile l’uso della forza in certe condizioni? Noi dobbiamo essere diversi noi siamo addestrati a resistere alle provocazioni, alle situazioni di rischio”. Davanti alla Corte d’Assiste d’Appello di Roma il procuratore generale Roberto Cavallone ha chiesto un aumento delle pene per i due carabinieri già condannati per l’omicidio di Stefano Cucchi nel 2009. Per Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro il pg ha chiesto 13 anni, 1 in più rispetto a quanto deciso dai giudici della prima corte d’Assise, sollecitando l’esclusione delle attenuanti generiche. Chiesta, invece, l’assoluzione Per Francesco Tedesco, che con le sue dichiarazioni ha permesso di ricostruire quanto avvenuto nella caserma della compagnia Casilina dal giorno dell’arresto per spaccio di droga, fino al 22 novembre, giorno della morte.

 

Le accuse nei confronti dei militari dell’Arma

Di Bernardo e D’Alessandro sono stati condannati in primo grado a 12 anni per omicidio preterintenzionale. Ora il pg ha chiesto di aumentare di un anno la pena, escludendo le attenuanti, mentre per Tedesco ha sollecitato l’assoluzione dall’accusa di falso, per la quale era stato condannato a 2 anni e mezzo in primo grado, mentre era stato assolto da quella di omicidio “per non aver commesso il fatto”. Nel primo processo era stato condannato per falso a 3 anni e 6 mesi anche il maresciallo Roberto Mandolini, all’epoca dei fatti comandante della stazione Appia. Ora il procuratore ha chiesto di aumentare la pena a 4 anni e 6 mesi.

 

Cavallone: “Nessuno ha fatto una bella figura”

“Credo che nel nostro lavoro serva più attenzione alle persone piuttosto che alle carte che abbiamo davanti. Dietro le carte c’è la vita delle persone”. Così il pg Cavallone che ha aggiunto: “Nessuno ha fatto una bella figura”. Nella sua requisitoria il procuratore ha anche ricordato il caso di Federico Aldrovrandi, il 18enne deceduto a Ferrara il 25 settembre del 2005 in seguito a un controllo di polizia e per la cui morte sono stati condannati 4 agenti, ritenuti colpevoli di omicidio colposo. “Le vittime di queste violenze sono i marginalizzati. In questa storia abbiamo perso tutti, Stefano, la sua famiglia, lo Stato” ha detto il pg in aula.

 

Un nuovo capitolo della storia di Cucchi

Cavallone ha citato il caso Aldovrandi perché la sua morte avvenne dopo un controllo di polizia dopo una serata in un locale e una successiva colluttazione con gli agenti. Cucchi, invece, fu arrestato per spaccio dopo essere stato sorpreso a intascare una banconota e con indosso 12 confezioni di hashish, 3 di cocaina e un medicinale per curare l’epilessia di cui soffriva. Il geometra è morto dopo una settimana in ospedale, in dove era stato ricoverato (dopo un suo primo rifiuto) per le precarie condizioni in cui si trova. Foto del suo volto e del corpo coperto di ecchimosi e lividi fanno scattare le indagini che portano al processo nei confronti dei carabinieri responsabili del fermo e comandante della stazione dove viene inizialmente trattenuto. 

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