Il discorso del premier

Conte “Crisi senza un plausibile fondamento”. Appello ai “volenterosi”

Mano tesa a Iv con la rinuncia alla delega ai Servizi. Poi patto di legislatura e rimpasto. E il proporzionale potrebbe allettare i partiti piccoli

Conte “Crisi senza un plausibile fondamento”. Appello ai “volenterosi”

Giuseppe Conte è deciso ad andare avanti e fa appello alle “forze parlamentari volenterose, capaci di sfuggire gli egoismi e l’utile personale”. Per le sfide che attendono il Paese servono “la massima coesione possibile, il più ampio consenso in Parlamento. Chi ha idee, progetti e volontà di farsi costruttore insieme a noi sappia che questo è il momento giusto”, è il momento di farsi avanti. Nella giornata delle comunicazioni sulla crisi alla Camera dei deputati il premier non usa toni aspri, né va alla guerra con chi pochi giorni fa ha consumato lo strappo e ritirato due ministre e un sottosegretario. L’atteggiamento è quello di chi pur consapevole “che quello che è accaduto non si può cancellare” cerca il dialogo e apre “a tutti coloro che hanno a cuore il destino dell'Italia”. E lo fa con proposte allettanti. L’alleanza, dice “può già contare su una solida base di dialogo alimentata da M5s, Pd, Leu”. Quel blocco di alleati “sta mostrando la saldezza del suo ancoraggio e l'ampiezza del suo respiro. Sarebbe un arricchimento acquisire il contributo politico di formazioni che si collocano nella più alta tradizione europeista: liberale, popolare, socialista”. Il capo di Palazzo Chigi che non terrà per sé la delega alle Politiche Agricole chiede “un appoggio limpido e trasparente”. Si rivolge ai partiti e alle componenti disposti a sostenere il suo esecutivo e rimette al Parlamento sovrano la possibilità di proseguire il lavoro o di sancirne la conclusione.

 

L’’avvocato del popolo’ rivendica che all’inizio del suo secondo esecutivo, in quel settembre del 2019, “c’era una visione, una spinta ideale” verso un progetto riformatore. Rivendica la vocazione europeista del suo governo, quanto fatto fino ad oggi e le scelte “tutte politiche” operate nel corso della pandemia. Adesso è sicuro che sia “possibile ritrovare una convergenze su proposte riformatrici”. Alle forze di maggioranza offre “un patto di legislatura” e di porre in essere le “condizioni per rafforzare la squadra di governo”. Il rimpasto è sul tavolo e non è escluso che qualche casella possa essere assegnata anche ai ‘volenterosi’ pronti al soccorso. Accoglie gli appelli del Nazareno per rilanciare azione e programma mentre a Renzi su un vassoio d’argento, concede la decisione di cedere l’Autorità delegata sui Servizi segreti, a “persona di fiducia” però. Sull’“astensione” sul Recovery Plan” di Iv “motivata principalmente per il fatto che la bozza non contempla le risorse del Mes” ribadisce che i fondi del Meccanismo di Stabilità non hanno “nulla a che vedere con il Recovery fund”. Definisce la rottura dell’ex sindaco di Firenze un “grave gesto di irresponsabilità” a cui il voto del Parlamento dovrebbe “riparare”. Questa per Conte è una crisi “senza un plausibile fondamento”, che “ha provocato profondo sgomento nel Paese e rischia di produrre danni notevoli e non solo perché ha fatto salire lo spread ma ancor più perché ha attirato l'attenzione dei media internazionali e delle cancellerie straniere”. Confessa “disagio” per doverla spiegare al Paese. Poi è categorico: adesso “si volta pagina”, l’Italia “merita un governo coeso”. 

 

La situazione però è complicata. Conte salta alcuni passaggi sul Recovery Plan, come ad esempio l’errore di un’impalcatura fortemente centralizzata e di una cabina di regia con sei super manager, tutti esterni alla pubblica amministrazione. Poco o nulla dice della scuola, idem del continuo ricorso all’indebitamento che una volta cessata la sospensione del Patto di stabilità potrebbe mettere l’Italia in serissima difficoltà. Trasforma il suo intervento sulla crisi in un vero e proprio discorso programmatico, di chi sta chiedendo di rinnovare la fiducia a un esecutivo azzoppato ma che intende rialzarsi con o senza Renzi. E’ probabile che il premier pensi a questo punto anche a un governo di minoranza. Sicuro di riuscire a sopravvivere. Le parole che risuonano di più sono “lealtà” e “responsabilità” ma anche “lineaarità di azione”. Ci tiene a dire: “Non avremmo potuto realizzare tutto questo se non ci fossero state condivisione, collaborazione, responsabilità, in ciascuna - ciascuna - forza politica”. Compresa Italia Viva. Ora il voto dei senatori renziani, almeno di qualcuno di loro potrebbe essere salvifico. Riconosce come “fondamentale anche il senso di responsabilità delle forze opposizione per il loro contributo ad affrontare dei passaggi critici”. Soprattutto Forza Italia è sempre stata sollecita nell’appoggio agli scostamenti di bilancio. Cita l’importanza del sindacato e il suo sostegno “per la tenuta sociale del Paese”.

Ma tra i confederali la Cisl da settimane chiede un vero confronto senza ottenerlo. Parla di ciò che serve ancora al Recovery Plan e della necessità di un nuovo provvedimento per velocizzare le procedure. Annuncia un nuovo decreto Ristori da 32 miliardi di euro e la riforma fiscale “non rinviabile”. Si sofferma su alcuni passaggi istituzionali. La il suo ok alla riforma della legge elettorale in senso proporzionale, auspicata dalle forze minori, per la quale come riforma di sistema “serve la più ampia condivisione possibile. Menziona il “bicameralismo razionalizzato” e il Titolo V della Costituzione. Due passaggi che sono un’ulteriore mano tesa a Italia Viva. Ma basteranno le lusinghe e le promesse del premier a mantenere in vita il governo? Il passaggio a Montecitorio è scontato, i voti per la risoluzione e la fiducia ci sono anche senza Italia Viva. Sarà domani la prova decisiva, quando l’avvocato di Volturara Appula si presenterà al Senato. Senza la soglia dei 161 voti e con una maggioranza semplice il Conte bis quanto potrà sopravvivere? 

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