Il caso Navalny

Navalny dal carcere incita a manifestazioni di piazza. Cosa rischia

L’oppositore, in cella per 30 giorni, potrebbe essere nuovamente condannato. Protestano i leader europei. Il Cremlino: “E’ colpa del modello occidentale”

Navalny dal carcere incita a manifestazioni di piazza. Cosa rischia

Alexei Navalny rimane in cella, da dove è riuscito a inviare un video messaggio, incitando alla rivolta contro quello che è il suo nemico numero uno, Vladimir Putin: “Perché l’udienza della Corte si sta tenendo in questura?” ha chiesto rivolgendosi ai suoi sostenitori, per poi attaccare parlando di “una beffa della giustizia” e “un’illegalità di prim’ordine”.

Per ore è stato confermato il fermo per l’attivista e oppositore politico, che però rischia fino a tre anni e mezzo di carcere, non appena tornato nel suo paese dopo essere guarito dall’avvelenamento con un gas nervino, lo scorso agosto, di cui ha accusato esplicitamente i servizi segreti russi. Ma mentre i leader politici europei protestano per la sua incarcerazione, parlando di violazione dei diritti, sono pronte nuove manifestazioni di piazza. La prima è in programma il 23 gennaio, organizzata da un collaboratore di Navalny, Leonid Volkov.

 

Putin, un “orco che sta sul gasdotto”

Sono durissime le parole con le quali Navalny si è riferito al presidente russo, Putin, nel suo video messaggio da Khimki, vicino Mosca, in una stazione di polizia dove ha sede il secondo dipartimento del ministero dell’Interno e dove è stato deciso l’arresto per 30 giorni, fino almeno al 15 febbraio: “Di che cosa ha più paura quest’orco che sta sul gasdotto – ha tuonato - quei ladri che stanno nel bunker? Che la gente scenda in piazza. Perché è il fattore che non può essere ignorato, è l’essenza della politica”. Il 44enne oppositore del Cremlino ha dunque esortato i suoi sostenitori e tutta la popolazione a scendere in piazza a manifestare.

 

Tensione altissima in vista del 23 gennaio

L’appello di Navalny è già stato accolto e un suo collaboratore ha organizzato una grande mobilitazione di massa il 23 gennaio, in tutto il Paese. Ma la tensione è già alta, alimentata anche dalle parole di Navalny: “Pare che un uomo anziano nel bunker (Putin, NdR) abbia così paura che ha palesemente fatto a pezzi il codice penale”. Per ora l’oppositore resta dunque in cella. Il 2 febbraio è in programma una nuova udienza per decidere se convertire in carcere una pena per un reato contestatogli nel 2014 e la cui pena era stata sospesa con la condizionale. Navalny, infatti, è accusato di aver violato l’obbligo di firma quindicinale. Il 20 agosto era rimasto vittima di un avvelenamento con un gas nervino, il Novichock, ed era finito in terapia subintensiva a Berlino. Sabato scorso l’annuncio della guarigione e dell’imminente ritorno in Russia, dove si aspettava l’arresto.

 

La condanna internazionale

Unanime la condanna internazionale a Mosca, a partire da quella della presidente della Commissione Ue, Ursula Von Der Leyen, che ha chiesto il rilascio immediato e “un’indagine accurata e indipendente”.  Ma per il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavro, le proteste sono un tentativo di “distrarre l’attenzione dalla crisi del modello di sviluppo occidentale”.

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