Censura social

Facebook blocca la pagina “Le più belle frasi di Osho”: ecco il perché

Dopo il caso di donald Trump, a cui è stato bloccato l’account Twitter e Facebook, il social blu silenzia Federico Palmaroli. Ma i contenuti non c’entrano

Facebook blocca la pagina “Le più belle frasi di Osho”: ecco il perché

Ad appena pochi giorni dalle polemiche sul blocco degli account dell’ormai ex presidente Usa, Donald Trump, tocca a un altro dei profili più seguiti sui social, questa volta in Italia. da questa mattina, infatti, sono “silenziate” Le più belle frasi di Osho. Le vignette che compaiono quotidianamente sulla pagina Facebook, firmare dall’umorista romano Federico Parlmaroli, sono scomparse, non più raggiungibili.

Ecco cosa è successo.

 

“Osho” è scomparso da Facebook

La pagina Facebook con Le più belle frasi di Osho da oggi non compare più su Facebook, mentre è ancora attiva su Twitter. Niente più vignette né messaggi, per il profilo che contava più di 1 milione di followers e che invece sul social dei “cinguettii” si autodefinisce “spina nel fianco”. A quanto pare, però, questa volta la censura è scattata non tanto per i contenuti postati da Palmaroli/Osho, quanto per motivi di copyright.

 

I like e lo scontro con Andrea Scanzi

Palmaroli/Osho è noto anche per aver avuto uno scontro social con Andrea Scanzi, che aveva ironizzato sul nome, ribattezzando l’umorista come “fasho”. Ne era seguito uno scambio di accuse reciproche, accompagnate da blocchi e cancellazioni di messaggi tra il giornalista de Il Fatto quotidiano e l’umorista romano, accompagnati di migliaia di “like”.

 

Blocchi, algoritmi e regole

Il blocco della pagina Facebook di Osho arriva dopo il caso di Donald Trump, a cui sono stati “silenziati” gli account Twitter e la pagina Facebook dopo l’assalto al Congresso a Washington, con la motivazione di aver “istigato le violenze”, che gli è costato anche l'impeachment. La decisione di bloccare l’ormai ex Presidente statunitense è stata accolta anche da diverse critiche, perché giunta da aziende private e non da un garante. Ad esempio, in Italia Enrico Mentana ha sollevato dubbi sull’opportunità di mettere a tacere The Donald, che potrebbe aprire la strada a decisioni analoghe anche nei confronti di altri esponenti politici. Qui però il caso sarebbe differente.

Di certo, si tratta di una conseguenza del rafforzamento del controllo su quanto viene pubblicato dai social, scattato nel caso di Facebook dopo lo scandalo di Cambridge Analytica.

 

La “stretta” sui social dopo Cambridge Analytica

Il caso risale al 2018, quando venne scoperto che la società Cambridge Analytica aveva raccolto i dati personali di milioni di account Facebook, senza il loro consenso, usandoli a scopi di propaganda politica. Per questo il colosso è stato condannato a 1 milione di multa nel 2019 e ha deciso di cambiare gli algoritmi di controllo sulle parole considerate “inappropriate” o “scorrette”. Tra le conseguenze ci sono stati i blocchi di diversi account no-vax o pagine di fake news sul Covid.

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