Social e politica

Facebook, stop ai messaggi politici. Lo ha annunciato Zuckerberg

La svolta arriva dopo l’insediamento di Joe Biden e il blocco social a Donald Trump. L’obiettivo del social è “scoraggiare le conversazioni divisive”

Facebook, stop ai messaggi politici. Lo ha annunciato Zuckerberg

Facebook cambia politica, o meglio abbandona la politica. Dopo il caos scatenato dai messaggi social dell’ex presidente americano, Donald Trump, e a poco più di una settimana dall’insediamento del suo successo, Mark Zuckerberg annuncia che il social blu non raccomanderà più agli utenti gruppi a tema politico. L’obiettivo dichiarato del patron di Facebook è “scoraggiare le conversazioni divisive”.

 

Facebook riduce i messaggi politici

"Intendiamo mantenere i gruppi civici e politici al di fuori dei suggerimenti per lungo tempo ed espandere questa politica a livello globale". A dirlo in una teleconferenza è stato Mark Zuckerberg in persona, aggiungendo che Facebook ridurrà anche i contenuti politici nei principali "news feed" degli utenti.

Lo scopo dichiarato dall’amministratore delegato del social è di "abbassare la temperatura e scoraggiare una conversazione divisiva”.

 

Le polemiche sul blocco social

La decisione di Zuckerberg è legata alle polemiche che hanno interessato anche Facebook, dopo gli scontri e l’assalto al Congresso di Washington, e soprattutto dopo l’avvio del procedimento di impeachment per l’ex Presidente Usa, Donald Trump, accusato di istigazione all’insurrezione. Un’istigazione avvenuta anche a mezzo social, con il conseguente blocco degli account del tycoon sia su Twitter che su Facebook.

Non solo: sulla piattaforma pesano le accuse di posizione dominante nel mondo social e di mancato controllo sui contenuti che vengono postati.

 

Tra censura e Antitrust

La Federal Trade Commission americana e 46 Stati hanno avviato un'azione antitrust contro la società di Zuckerberg, ritenuta in posizione dominante, di fatto lesiva della concorrenza. Accertamenti analoghi sono in corso anche in Europa. D’altro canto il social è stato anche criticato per la mancata “censura” di messaggi istigatori di odio o violenza, come quelli che hanno portato all’assalto del Congresso di Washington, o di blocco tardivo, come accaduto con l’account di Trump, da qualcuno invece visto come un attacco alla libertà di espressione. La mossa del numero 1 della piattaforma, dunque, mirerebbe a riaccreditare il social come strumento apolitico e super partes.  

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