I dati

Istat, cala l’occupazione. Donne più penalizzate (insieme ai giovani)

La fotografia dell’Istat: persi in un anno 440mila posti di lavoro. Pesa la pandemia, tornano a salire la disoccupazione giovanile e il numero di inattivi

Istat, cala l’occupazione. Donne più penalizzate (insieme ai giovani)

Sono ben 440mila i posti di lavoro complessivi persi in un anno. Solo a dicembre 2020 gli occupati sono calati di 101.000 unità e si tratta soprattutto di donne: 99.000 contro i 2.000 uomini che sono rimasti senza un lavoro. La crisi economica, complicata dalla pandemia, ha fatto tornare a crescere anche il tasso di disoccupazione (+ 9%), soprattutto giovanile, che sfiora il 30%, e tra le donne. A soffrire sono poi i lavoratori autonomi, che solo a dicembre sono diminuiti di 79mila unità.

Ecco la fotografia completa dell’Istat.

 

Aumenta l’incertezza

Con il blocco dei licenziamenti ancora in vigore fino a fine marzo, la crisi pesa soprattutto sui lavoratori indipendenti. Nell’ultimo mese del 2020, secondo l’Istat, a fronte di un calo di occupazione di 23mila unità tra i dipendenti, gli autonomi si sono ridotti di 79mila. A pagare il conto più salato sono anche coloro che hanno un contratto a termine e che non se lo sono visto rinnovare: nel 2020 sono stati complessivamente 393mila in meno rispetto all’anno precedente. Il blocco dei licenziamenti ha invece permesso di ridurre il fenomeno tra i lavoratori permanenti, che sono comunque calati di 158mila unità.

 

Disoccupazione per età e categorie

Secondo le analisi dell’Istituto di ricerca, il calo di occupazione tra novembre e dicembre 2020 ha colpito tutte le fasce d’età, fatta eccezione per gli ultracinquantenni. Quanto alle categorie, a risentire degli effetti della crisi sono state soprattutto le donne, tra le quali è sceso il tasso di occupazione (- 0,5%), mentre è aumentato quello di inattività (+0,4%). Un andamento analogo si registra su base annua con disoccupazione a - 0,4 punti per gli uomini e + 1,4 punti per le donne e inattività in aumento specie tra le lavoratrici (+2,0 punti contro il +0,9% maschile). Secondo Donne per la Salvezza-Half of it i dati Istat "certificano ufficialmente la Shecession (dall’inglese She + Recession, la recessione lavorativa femminile, NdR) anche in Italia”. Secondo l’organizzazione occorre interrompere quella che definisce “emorragia occupazionale”: “Portare l'occupazione femminile al 60% aumenterebbe il Pil italiano di 7 punti percentuali. Le donne sono la metà del mondo, bisogna fare un salto di qualità”.

 

1 giovane su 3 senza lavoro

Sconfortanti anche i dati sulla disoccupazione giovanile. Se quella generale a dicembre è salita al 9% (+0,2%), tra i giovani 1 su 3 non ha lavoro (29,7% in aumento dello 0,3%). I disoccupati complessivi sono 2.257.000 con una crescita di 34.000 unità su novembre e un calo di 222.000 su dicembre 2019.

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