Naufragio da film

Lost “esiste” davvero: in 3 bloccati su un’isola deserta per 33 giorni

E’ accaduto su un atollo al largo della Florida e di Cuba. I naufraghi salvati dalla Guardia costiera americana. Si sono nutriti di topi, molluschi e cocco

Lost “esiste” davvero: in 3 bloccati su un’isola deserta per 33 giorni

Una disavventura tale da sembrare la trama di un film o di una serie tv come Lost o Cast Away, con protagonista un naufrago Tom Hanks. In questo caso, però, è tutto vero. Protagonisti o vittime sono tre cubani, finiti su un atollo deserto, non si sa ancora in che circostanze e perché. Sta di fatto che sono riusciti a sopravvivere per ben 33 giorni su un lembo di terra sperduto nel cuore delle Bahamas, tra la Florida e Cuba, chiamato Cayo Anguilla. A salvarli sono stati prima i topi, i molluschi e le noci di cocco di cui si sono nutriti, poi gli uomini della Coast Guard statunitense che li hanno miracolosamente avvistati e soccorsi.

 

Il naufragio 

Probabilmente pensavano che ormai fosse tutto perduto i tre protagonisti dell’avventura (o disavventura) nell’arcipelago delle Bahamas, luogo incontaminato e meta tra le più sognate dai turisti di mezzo mondo. Purché in un resort, non abbandonati a se stessi su di un atollo deserto, come invece accaduto ai tre malcapitati cubani finiti a Cayo Anguilla, estremo sudest di Cayo Sal Bank.

Per sopravvivere i naufraghi si sono dovuti cibare di topi, molluschi e noci di cocco, fino a che un elicottero della Guardia costiera statunitense non li ha avvistati e tratti in salvo, dopo 33 giorni.

 

La sopravvivenza

Secondo quanto ricostruito finora i tre, le cui identità non sono state rese note, erano partiti da Cuba a bordo di una barca che durante la traversata è affondata, a causa del maltempo che ha scatenato una burrasca. Finiti nell’Oceano sono riusciti a raggiungere a nuoto l’atollo delle Bahamas. Il problema è che s tratta di un isolotto deserto e spoglio, e loro non avevano con sé nulla con cui chiamare aiuto o procacciarsi cibo o acqua, che a Cayo Anguilla non è potabile. Da qui l’idea (o la necessità) di bere succo di cocco e mangiare quei pochi animali che sono riusciti a procurarsi, come appunto topi, molluschi e piccoli crostacei.

Per proteggersi dal sole, invece, hanno usato qualche rottame dell’imbarcazione finita a riva, fino all’avvistamento da parte dei soccorritori: “Ho scoperto che erano tre persone che agitavano dei drappi fatti con stoffa e plastica” ha raccontato il tenente Justin Dougherty, della Guardia Costiera, che ha definito il caso “straordinario, incredibile. Non so come abbiano fatto a sopravvivere. Mi sorprende che fossero in così buone condizioni”.

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