Immunità di “viaggio”

Passaporti vaccinali, quale base scientifica? Ue discute pro e contro

Posizioni europee divergenti sulla proposta di introdurre il Certificato Comune Covid19, precursore del passaporto vaccinale che evita tamponi e quarantene.

Passaporti vaccinali, quale base scientifica? Ue discute pro e contro

Sotto la Presidenza portoghese di turno, Bruxelles discute la proposta di elaborare e introdurre un certificato comune per gli immuni al covid-19, il precursore di un futuro passaporto vaccinale dell’Ue.

Ci sono Paesi in cerca di rapido consenso, altri già in disaccordo mentre altri prendono tempo per ragionare su benefici e conseguenze.

 

La posizione dei proponenti

In una dichiarazione di Charles Michel, la proposta avanzata da Mitsotakis, Ministro greco per la Salute, e sostenuta dagli omonimi di Malta, Spagna e Portogallo, è prematura per i tavoli dell’Ue, visto che se ne è iniziato a parlare durante la terza ondata di pandemia e a pochi mesi dall’inizio delle campagne vaccinali. Per questi Paesi, a forte vocazione turistica, il certificato comune potrebbe contribuire a rivedere le limitazioni che attualmente gravano su spostamenti e viaggi nei 27 Stati membri. Si riflette sull’ipotesi di un nuovo sistema che assegni qualche sconto all’applicazione delle misure anti-coronavirus a quanti abbiano già completato la vaccinazione.

 

Ad accogliere favorevolmente l’apertura di un dibattito è stata Ursula Von der Leyen, Presidente della Commissione europea. Raccomanda cautela e fa riferimento al documento vaccinale come un “requisito medico” che permette di scongiurare nuove chiusure dei confini. Per Von der Leyen, la proposta andrà discussa solo quando ci sarà un certificato vaccinale riconosciuto dall’OMS. Dello stesso avviso è la spagnola Gonzalez nel dichiarare che il certificato “sarà inevitabile”. Italia e Germania ancora non si sbilanciano, ma il Commissario Arcuri ha affermato che “non è una cattiva idea”.

 

 “NI” dell’OMS e dubbi di Francia, Belgio e Romania

Il passaporto vaccinale può sembrare una soluzione senza precedenti che consentirebbe di sottrarsi ai tamponi ed evitare scomode quarantene quando si passa da una frontiera all’altra. Eppure, è la stessa OMS a sconsigliarne l’adozione. Ci sono Governi (francese e belga) che restano scettici sulla sua effettiva utilità e validità di applicazione. La dice giusta il Ministro francese Olivier Veran nel precisare che il vaccino non impedisce al 100% la trasmissione del virus. Il passaporto sarebbe una misura divisiva” a detta del Presidente della Romania, Ioannis, e “discriminatoria” per la belga Wilmes.

 

Nelle argomentazioni sui pro e i contro, non mancano interessi degli stakeholder (compagnie aree a favore) e il parere scientifico di organizzazioni internazionali. C’è chi sostiene che un documento sanitario di tale natura, peraltro obbligatoria, complicherebbe i margini di spostamenti e viaggi, già limitati dal rischio pandemia. Tra gli effetti “indesiderati”, ad esempio, c’è il fatto che si schederebbero i cittadini (relegandoli alla lista dei “non sicuri”): scenario difficile da accettare. Per non considerare poi le premesse sbagliate su cui poggia la proposta sotto l’aspetto legale, geografico (competenze tra distretti sanitari), amministrativo e scientifico. Preoccupano i parametri con cui stabilire se una persona non vaccinata (non necessariamente positiva al coronavirus) possa rappresentare un pericolo per la salute altrui. Il che, osserva Michel, scoraggerebbe gli europei, già infastiditi dai numerosi divieti.

 

Cinque sistemi sanitari apripista

In alcuni Paesi il certificato vaccinale è già in uso, ma non ha valenza fuori dal territorio nazionale. Sono la Svezia, la Danimarca, l’Estonia e l’Islanda (extra-Ue, ma in area Schengen). Anche in Ungheria, il sistema sanitario nazionale ha introdotto l’attestato di immunità rilasciato ai pazienti tornati negativi dopo il decorso del virus. Un modo smart (tessere magnetiche) per circolare liberamente e accedere ad alcuni tipi di eventi o servizi.

 

I 27 riprenderanno lo scambio di opinioni in materia nel corso del prossimo Vertice europeo. Se non si dovesse trovare una quadra, non si esclude che per salvare le proprie economie turistiche, le capitali del Sud imbocchino la via alternativa degli accordi bilaterali.

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