Gli indennizzi di Draghi

Contributi a fondo perduto 2021: cosa cambia con il governo Draghi

Previsti 10 miliardi di euro per i contributi a fondo perduto del decreto Ristori 5. Come cambiano gli indennizzi con l’arrivo di Mario Draghi al Governo

Il governo Draghi muove i primi passi con il decreto legge sugli spostamenti tra regioni mentre prepara nuove misure anti-Covid da approvare nel fine settimana.

 

Ci sarà poi da affrontare il capitolo ristori di inizio anno, lasciato in disparte a causa della crisi di governo che ha lasciato l’approvazione del decreto Ristori 5 nelle mani dell’ex governatore della Bce.

 

Cuore del provvedimento da 32 miliardi di euro, i contributi a fondo perduto generalizzati per circa 10 miliardi di euro, che non saranno più vincolati ai codici Ateco ma legati al calo di fatturato causa Covid.

 

10 miliardi di contributi a fondo perduto nel decreto Ristori 5

Il governo Draghi ha ereditato le emergenze Covid del Paese e il decreto Ristori 5, ossia un provvedimento da 32 miliardi di euro per indennizzare e aiutare gli italiani in difficoltà a causa delle restrizioni imposte nei primi mesi dell’anno.

 

In arrivo contributi a fondo perduto, bonus 1000 euro Partite Iva, stagionali, autonomi e intermittenti, proroga della cassa integrazione Covid e del blocco dei licenziamenti, due rate di Naspi e Reddito di emergenza e una pace fiscale 2021, con rottamazione quater delle cartelle esattoriali e nuovo saldo e stralcio.

 

Per i contributi a fondo perduto verranno stanziati circa 10 miliardi di euro, che si vanno ad aggiungere ai 10 miliardi elargiti sinora dallo Stato, con la prima tranche del decreto Rilancio da 6,6 miliardi andata soprattutto ai ristoratori e alla Lombardia.

 

Come cambieranno i contributi a fondo perduto nell’era Draghi?

 

Draghi alle prese con gli indennizzi: come cambiano i contributi a fondo perduto

Il governo Draghi dovrebbe approvare entro la fine del mese il decreto Ristori 5, confermando i nuovi contributi a fondo perduto generalizzati studiati dal Conte bis che questa volta non limitavano gli indennizzi ai codici Ateco ma al calo del fatturato. L’ampliamento della platea dei beneficiari dovrebbe essere confermato da Draghi per poi passare a criteri più selettivi nel corso dell’anno.

 

Il premier, infatti, non sembra essere disposto a sostenere le aziende zombie destinate al fallimento quanto piuttosto ad elargire incentivi per la ripresa o la trasformazione, per far sì che le attività possano affrontare al meglio la ripartenza nell’era post Covid.

 

Draghi vuole utilizzare i soldi dello Stato per il debito buono, ossia quello che serve ad investire nelle attività e che porterà nel tempo ritorni positivi in termini di produttività e occupazione.

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