La partita che non si sblocca

Governo, si lavora ancora per trovare un accordo sui sottosegretari

Draghi aspetta che i partiti sciolgano i nodi interni ma l’attesa non potrà essere infinita. Contano parità di genere, correnti, equilibri geografici

Non basta il ‘manuale Cencelli’ per uscire dalla complicata partita sulla nomina di sottosegretari e vice-ministri.

Da giorni l’operazione che dovrebbe portare a completare la squadra di governo si è arenata anche se la speranza è che si sblocchi nelle prossime ore, al massimo domani.

 

Per l’attribuzione delle deleghe e delineare la struttura dei ministeri il premier Draghi deve conciliare più fattori: l’equa distribuzione delle poltrone tra le forze che compongono la nuova maggioranza e l’equilibrio tra nord e sud del Paese, tra donne e uomini, tra correnti dei vari partiti. A cui va ad aggiungersi il diminuito peso ‘contrattuale’ del M5s che rispetto ai giorni della fiducia conta 41 parlamentari in meno. Parte di quei deputati e senatori hanno costituito nuove componenti e si sono già collocati all’opposizione del governo appena nato. Dunque, l’ex numero uno della Bce, concederà ai pentastellati di governo posti in proporzione all’attuale forza parlamentare. Una decina in tutto.

 

I conflitti nei partiti

Nei partiti si tratta. Parte dei problemi che sono sul piatto della bilancia non spetta a Draghi risolverli. L’ex capo della Bce attende che siano le forze politiche a regolare i conti interni. Ma potrebbe dover intervenire per porre un limite di tempo entro il quale le decisioni devono arrivare. Intanto Forza Italia e Lega si contendono il posto di vice presidente della Camera lasciato vacante da Mara Carfagna, ora ministra del Sud e della Coesione sociale. Matteo Salvini spinge anche per avere più sottosegretari del Pd e imporre suoi fedelissimi per bilanciare la presenza di Giorgetti tra i ministri: in pole position ci sarebbero Lucia Borgonzoni, Riccardo Molinari e Stefano Candiani che il leader di via Bellerio vorrebbe a tutti i costi all’Interno.

 

In Forza Italia, dopo lo scontento provocato tra le truppe di Antonio Tajani con le nomine dei ministri, il nuovo coordinatore nazionale degli azzurri cerca anche un equilibrio di genere. Tra i papabili Deborah Bergamini che potrebbe andare ai Rapporti con il Parlamento, mentre Francesco Paolo Sisto sarebbe in corsa per la Giustizia. Ma i conflitti più aspri pare si stiano consumando tra le file grilline. Persino l’ex vice ministro al Mise Buffagni potrebbe non spuntarla, mentre Laura Castelli sarebbe tra le riconferme certe all’Economia e Pier Paolo Sileri alla Salute. In bilico anche Cancelleri e Del Re. Non va meglio nel Partito democratico dove le donne rivendicano una preminenza assoluta dopo lo smacco della squadra di ministri. Ma tra i dem la ripartizione deve essere soppesata anche in base alle correnti. Tre le principali che fanno rispettivamente capo a Franceschini, Guerini e Orlando, ovvero ai tre ministri dem in carica. Sembra, comunque, certa la riconferma di Antonio Misiani al Mef e Marina Sereni agli Esteri, Ascani all’Istruzione.

 

La struttura del Mite

In attesa dei sottosegretari da Palazzo Chigi si disegna la struttura del nuovo ministero della Transizione Ecologica. Passeranno al nuovo dicastero le competenze del Ministero dello Sviluppo Economico in materia energetica: decarbonizzazione, rinnovabili, ricerca e nuove tecnologie energetiche, mobilità sostenibile, decomissioning nucleare, transizione sostenibile delle attività di ricerca e produzione di idrocarburi. Al Mise è probabile che rimarranno solo la competenza in materia di concorrenza e mercato e quella sulla sicurezza fisica delle forniture di energia.

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