Il blitz

Raid USA in Siria: la prima azione militare dell’Amministrazione Biden

Washington risponde ad attacchi missilistici in Iraq per proteggere interessi americani e occidentali della coalizione. I riflettori su Accordo nucleare

Dopo 37 giorni dall’inizio della nuova presidenza alla Casa Bianca, Joe Biden mette a segno il primo attacco aereo a Bukamal, in Siria. L’operazione militare statunitense di giovedì 25, autorizzata dopo una consultazione con le forze degli Alleati, hanno colpito le infrastrutture utilizzate dalle milizie filo-iraniane nel territorio siriano. Secondo l’Osservatorio siriano dei Diritti Umani (OSDH), vittime del raid sono state almeno 17 combattenti pro-Teheran. La regione orientale della Siria (in prossimità del confine iracheno) è stata identificata come area-bersaglio del blitz in seguito alla recente azione missilistica sciita contro gli interessi occidentali in Iraq.

 

Pentagono sulla “difensiva”

Descrivendo questa operazione militare come “difensiva”, il Portavoce del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, John Kirby, ha confermato che gli attacchi hanno distrutto “molteplici infrastrutture situate in un posto di confine utilizzato dalle milizie sostenute dall’Iran”, tra cui alcuni pericolosi nuclei terroristici. La mossa del raid di ieri intende riscattare il danno subito dalla base americana del Kurdistan iracheno, lo scorso 15 febbraio, che ha perso un contractor civile e registrato numerosi feriti tra i militari americani. “Minacce”, ha aggiunto, che sono ancora latenti.

Il 22 febbraio, i razzi sono caduti vicino all’Ambasciata americana a Baghdad. Due giorni prima, gli spari hanno colpito la base aerea irachena di Balad (a nord di Baghdad), ferendo un dipendente iracheno di una compagnia statunitense responsabile della manutenzione degli F-16. Il 15 febbraio, i razzi hanno colpito una base militare che ospitava truppe della coalizione (antijadista) all’Aeroporto di Erbil. Ci sono stati due morti, compreso un appaltatore civile straniero che lavorava per la missione.

 

Il messaggio inequivocabile

Le possibilità che la situazione si aggravi e si corra un rischio di escalation sono basse. Sono  stati già tre gli attacchi sferrati da gruppi armati filo-iraniani nel corso di una settimana. Washington chiede concessioni a Teheran. E lo fa prima di rientrare nell’accordo sul nucleare da cui gli Stati Uniti si sono ritirati nel 2018 sotto l'Amministrazione di Donald Trump.

 

L’attacco del 15 febbraio è stato rivendicato da un gruppo sciita con cui l’Iran nega di avere legami. Sull’inchiesta avviata per trovarne gli autori, il Ministro della Difesa statunitense, Lloyd Austin, ha assicurato che la potente organizzazione filo-iraniana ne è responsabile. “Siamo certi dell'obiettivo che abbiamo scelto”- riporta France24 – mentre viaggiava sull’aereo che lo ha portato a Washington dopo un vorticoso tour della portaerei USS Nimitz al largo della costa della California. "Sappiamo chi colpiamo (...). Siamo certi che il nostro obiettivo sia stato utilizzato dalla milizia che ha effettuato i recenti attacchi”, ha affermato, in linea con quanto riferito da Kirby. “L’operazione invia un messaggio chiaro: il Presidente Biden proteggerà gli Stati Uniti e le forze della coalizione”, ha spiegato Kirby e ha concluso come “allo stesso tempo, abbiamo agito in modo calcolato, per calmare la situazione nella Siria orientale e in Iraq”.

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