Il laissez-passer

Passaporto vaccinale covid: cos’è e a cosa serve fuori e dentro l’Ue

A cosa servono, perchè vanno introdotti. Von der Leyen, “almeno 3 mesi” per arrivare a modello di Certificato Comune di vaccinazione. Chi ci sta lavorando.

Passaporto vaccinale covid: cos’è e a cosa serve fuori e dentro l’Ue

Cos'è il passaporto vaccinale covid o il certificato comune di avvenuta immunizzazione? Perché vanno introdotti subito?

Ne hanno discusso i 27 leader riuniti in video-conferenza nella riunione del Consiglio europeo di ieri.

 

Accelerare sulle campagne e non concedere inadempienze o ritardi nelle consegne delle dosi prodotte dalle big pharma e destinate all’Ue. È quanto si legge nelle conclusioni del Vertice virtuale in cui c’è stata l’intesa, tra gli Stati membri, a muoversi verso l’introduzione dei certificati vaccinali, una sorta di laissez-passer sanitario per favorire la ripresa di viaggi ed della libera circolazione delle persone.

 

Passaporto vaccinale covid, chi lo riceverà in digitale

I passaporti dei vaccini covid-19 non saranno poi tanto diversi (ma digitali) dai normali documenti che i viaggiatori già esibiscono per spostarsi verso alcuni Paesi che li prevedono. È il caso dei pass richiesti per il contenimento del virus della febbre gialla, una profilassi richiesta per raggiungere, ad esempio, alcune destinazioni turistiche o a rischio.

Vista la complessità dell’iter - sia politico che scientifico, legale e amministrativo, Ursula Von der Leyen, ha specificato che i tempi tecnici per realizzare un modello condiviso di Certificato Vaccinale Comune sono pari ad “almeno tre mesi per lo sviluppo (...) di un sistema interoperabile a livello europeo”. Non sarà semplice, se si considera di rilasciarlo a quanti siano stati già “immunizzati”, a chi abbia ricevuto il risultato negativo del test PCR e ai pazienti che provano di avere già gli anticorpi contro il coronavirus. Bisogna però considerare che non c’è omogeneità sull’avanzamento dei numeri delle dosi inoculate: ci sono Paesi che dovranno attendere fino al 2023 – se non al 2024, per ricevere le fiale di farmaco antivirus.

 

 

Questioni di privacy e dubbi dell’OMS

Se aprire all’ipotesi del certificato comune suggerisce un segnale mediamente positivo in termini di passi verso una nuova “normalità” (ai vaccinati si concederebbe di liberarsi da una serie di restrizioni anti-pandemia, ad esempio, per andare ai ristoranti, bar, concerti, festival, altri luoghi di ritrovo e non vedersi negare la possibilità di volare anche fuori dall’Ue), c’è chi alimenta il dibattito su questioni legate alla privacy e potenziale discriminazione di cittadini “a luce verde” (chi ha potuto accedere all’inoculazione) e altri (non ancora vaccinati) su cui ricadrebbero i divieti. In Danimarca si è assistito in questi giorni a proteste di centinaia di manifestanti riuniti in cortei che lanciano un netto “No” ai passaporti vaccinali.

 

In uno dei nostri speciali, abbiamo visto le diverse posizioni dei Governi europei alla proposta avanzata dalla Grecia. Bruxelles è pronta a procedere in preparazione al certificato vaccinale, lavorando alle disposizioni con le autorità nazionali. Ma a frenare sono i dubbi dell’OMS, scettica sul fatto che questo sistema possa effettivamente piegare la curva dei contagi. In cerca di evidenza scientifica restano anche altre organizzazioni, secondo cui va prima dimostrato che la politica dei vaccini arresterà la trasmissione del virus.

 

La parola a chi viaggia

La corrispondente de The Italian Times ha svolto un breve sondaggio informale tra alcuni giovani expat a Bruxelles, città nota per l’andirivieni di professionisti attivi presso le sedi istituzionali europee. Per un’italiana in categoria frequent flyer, ne è emerso che – a fronte di maggiore libertà di viaggio, accesso a più servizi e maggiore certezza in termini di rassicurazioni “sanitarie” – “non avrei problemi ad accettare l’idea di un passaporto vaccinale”. Così ha risposto Alice, aggiungendo che “se i vaccini aiutano a proteggere dalla diffusione di nuovi contagi, e alleggeriscono le misure di blocco, non mi pesa mostrare un pezzo di carta per confermare che sono stata vaccinata (...). Non la farei una questione di privacy o violazione di dati personali. Di fatto, non la vedo come un accesso forzato alle mie cartelle cliniche riservate”, ha concluso.

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