Il caos in Birmania

Myanmar, Aung San Suu Kyi in video a processo. 18 manifestanti uccisi

La leader, deposta e arrestata dal golpe militare di un mese fa, compare in collegamento per il processo. Il legale: “Sta bene”. Ma è sempre caos nel paese

Myanmar, Aung San Suu Kyi in video a processo. 18 manifestanti uccisi

Aung San Suu Kyi non compariva in video dal giorno del suo arresto, il 1° febbraio scorso. A un mese dal golpe militare che ha deposto il governo eletto lo scorso novembre, la leader birmana è tornata a mostrarsi in pubblico nelle scorse ore, in collegamento in video-conferenza davanti al giudice per il processo che la vedrà sul banco degli imputati per due accuse, mentre proseguono le proteste nel paese. Nei cortei di ieri sono stati uccisi 18 manifestanti.

 

Aung San Suu Kyii a processo

E’ accusata di "importazione illegale di walkie-talkie" e "per aver organizzato una protesta durante la pandemia". Con queste accuse Aung San Suu Kyi, 75 anni, è comparsa per la prima volta dall’arresto, dopo un mese, davanti al giudice in collegamento video. Secondo il suo legale, Khin Maung Zaw, “sta bene”.

Ma il procedimento giudizio alla premio Nobel per la pace inizia mentre il Paese è nel pieno del caos, dopo il colpo di stato militare di un mese fa.

 

Nuove manifestazioni, 18 vittime

Nonostante il pugno duro da parte dei militari, proseguono i cortei di protesta contro il golpe del 1° febbraio, con forme di disobbedienza civile e boicottaggio, a cui l’esercito risponde con la repressione. Ieri è stato aperto il fuoco contro la folla e in 18 persone sono rimaste uccise.

 

La condanna dell’Onu

Le Nazioni Unite hanno condannato la violenta repressione delle scorse ore, come già aveva fatto anche Joe Biden nei giorni scorsi. Nello stesso tempo hanno esortato la giunta militare a non usare la forza sui manifestanti pacifici. "Condanniamo fermamente l'escalation di violenza contro le proteste in Myanmar e chiediamo ai militari di interrompere immediatamente l'uso della forza contro manifestanti pacifici", ha detto in una nota Ravina Shamdasani, portavoce del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.

 

Annullato il voto di novembre

Intanto la giunta ha invalidato le elezioni vinte dal partito di Aung San Suu Kyi dello scorso novembre. Nei giorni scorsi, infatti, il capo della nuova Commissione elettorale nominata dalla giunta militare golpista del Myanmar aveva dichiarato “invalidi” i risultati del voto plebiscitario che ha assegnato l’83% dei consensi alla Lega nazionale della democrazia di Aung San Suu Kyi l’8 novembre 2020.

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