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Ritratti (poco) diplomatici

Mario Draghi può cambiare la governance economica internazionale

E’ quanto si aspettano i leader occidentali dalla leadership e dalle relazioni del premier Mario Draghi in Europa e nel G20 ospitato quest’anno dall’Italia

Mario Draghi può cambiare la governance economica internazionale

L’arrivo di Mario Draghi come Presidente del Consiglio è un’ottima notizia non solo per l'Italia, ma per tutto l'Occidente e anche per l’Economia globale. La sua esperienza professionale e le sue competenze tecniche, unite al suo carisma unico e alla sua moralità autorevole, lo hanno reso il miglior candidato possibile per guidare un Paese che sta attraversando una seria crisi politica, economica e sanitaria.


Il Presidente della Repubblica Mattarella è stato l’artefice di un’operazione che era stata in primo luogo pensata per sbloccare la situazione di stallo in cui si trovava il governo Conte dopo che il partito di Matteo Renzi, Italia Viva, aveva deciso di ritirare il proprio supporto. Ma potrebbe avere conseguenze significative anche sui governi europei e mondiali, dato che l’Italia ha un ruolo cruciale all’interno dell’Unione Europea e che nel 2021 ospiterà il G20.

L’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha iniziato il suo mandato in qualità di Premier nel 2018 come un outsider nella politica italiana (era quasi sconosciuto prima che venisse scelto dal Movimento Cinque Stelle) è riuscito a ottenere “la fetta di torta” più grande dei fondi del Next Generation Eu: 209 miliardi di euro che l’Italia ha virtualmente ottenuto per la ricostruzione post-pandemia. Tuttavia, dopo la sua indiscutibile vittoria politica e diplomatica ottenuta a Bruxelles, ha iniziato a dividersi per mettere su carta le proposte e poter beneficiare dei fondi e preparare la bozza da sottoporre alla Commissione Europea. Inoltre la seconda ondata di coronavirus, arrivata a ottobre, ha colto di sorpresa il suo governo: in quel momento, al contrario di quanto non fosse accaduto a marzo, la riposta è stata troppo lenta, con il bilancio delle vittime addirittura superiore alla prima.


Di conseguenza, Mario Draghi ha ereditato dal suo predecessore una situazione estremamente problematica: la pandemia non è ancora sotto controllo (mentre la campagna vaccinale deve ancora decollare), l’economia ha registrato una profonda recessione, -9% nel 2020, e le previsioni indicano una ripresa piuttosto debole, se paragonata a quella dei partner europei. Al momento ci si aspetta un rimbalzo del PIL di appena il 3% nel 2021, che le previsioni indicano essere il tasso più basso di crescita tra i 27 Paesi dell’Unione Europea. Infine, Mario Draghi dovrà trattare con un’ampia e variegata maggioranza politica, che, potrebbe ostacolare l’efficacia della sua azione e indebolire la sua leadership. L’ex Presidente della BCE deve affrontare sfide complesse che perfino una personalità unica come la sua potrebbe venir sopraffatta.


Tuttavia, in questo caso il carattere internazionale potrebbe aiutare il professor Draghi ad avere successo in quella che sembra essere una missione impossibile. Se osserviamo il famigerato rapporto tra i bond governativi a dieci anni, possiamo capire perché Mattarella ha chiamato proprio Draghi per ottenere una considerevole riduzione del rendimento dei titoli italiani sotto i 100 punti base. Questo significa che grazie alla sua prestigiosa carriera, Draghi si è guadagnato una reputazione così forte che da sola aumenta la credibilità dell’Italia e rassicurare gli investitori internazionali. Inoltre la stabilità finanziaria sarebbe accolta come un grande successo del nuovo governo Draghi.

 

Ma c’è molto più di questo. Nel corso della sua carriera, Draghi ha mantenuto forti e ampie relazioni con leader politici chiave e figure economiche in tutto il mondo. Questo è un asset che vale anche di più della sua forte esperienza in materia economica e finanziaria. Draghi ha una enorme capitale politico che ora può mettere a disposizione dell’Italia, qualcosa che non solo Conte, ma nemmeno molti dei suoi predecessori potevano vantare una volta saliti al potere. Questo è stato subito visibile durante il primo summit virtuale del G7, tenuto dal primo ministro inglese Boris Johnson lo scorso 19 febbraio. Tutti i leader e in particolar modo Joe Biden, che ha espresso la sua intenzione di rinforzare la relazione tra gli Stati Uniti e l’Unione europea, hanno accolto calorosamente il presidente del consiglio italiano, impazienti di averlo accanto come partner e ottenere supporto per le rispettive priorità e proposte.


Il Premier italiano dovrebbe far leva sulla situazione potenzialmente favorevole in modo da assicurarsi che la presidenza del G20 si trasformi in un successo. Grazie alla leadership di Mario Draghi, che ha rinnovato il framework internazionale (facilitato dall’apertura di Biden e dalla disponibilità per collaborare con i tradizionali alleati degli Stati Uniti), il nostro paese ha una grande opportunità di tornare a recitare un ruolo significativo all’interno sul palcoscenico internazionale in un periodo così critico per la comunità globale. Draghi potrebbe addirittura mostrare il percorso per un nuova governance economica internazionale: dopo Bretton Woods successivamente alla Seconda Guerra Mondiale e il Washington Consensus dopo la Guerra Fredda, sembra sia arrivato il momento per definire nuovi principi e regole che possano garantire solidarietà e cooperazione internazionale, specialmente in ambiti chiave come la coordinazione macro economica e la trade policy.


Mario Draghi sarà in grado di sfruttare questo vantaggio competitivo anche per superare, o almeno indebolire, gli ostacoli che dovrà affrontare internamente? Indirizzando con successo i vincoli internazionali dell’Italia, che consistono prevalentemente in una duratura mancanza di rilevanza e influenza, potrebbe supportare la ripresa dell'economia interna e disinnescare le azioni egoistiche dei partiti politici. Quindi, buona fortuna al professor Draghi: questa volta l’Italia ha una buona possibilità di cambiare e tornare davvero tra i Grandi.

* Articolo condiviso con Longitude, di seguito la versione inglese.

 

Mario Draghi can now change the Global Economic Governance

Mario Draghi’s appointment as Italy’s Prime Minister should be welcomed as good news not only for Italy itself, but for the whole Western world, and possibly for the global economy. His professional experience and technical expertise, joined with his unique charisma and moral authority, made him the best candidate to rule a country which is embedded in a very serious political, economic and health crisis. President of the Republic Sergio Mattarella was the real “mastermind” behind this operation which was primarily meant to unlock the political standstill that had affected the Conte Government after Matteo Renzi’s Italia Viva party had withdrawn its support. But it could also have extremely important consequences on the European and global economic governance, given that Italy plays a crucial role within the EU and that in 2021 it is holding the Presidency of the G20.


Let’s start from the domestic level. Former PM Giuseppe Conte, who had started his stint as Italy’s leader in 2018 being a true “outsider” in Italian politics (he was almost unknown before being handpicked by the Five Star Movement) had remarkably succeeded in obtaining in July 2021 the biggest slice of the “cake” represented by the Next Generation EU fund, with Italy being (virtually) allocated €209bn to be used for the post-pandemic reconstruction. However, after this undeniable political and diplomatic triumph obtained in Brussels, the Conte Government had struggled to put on paper the proposals to actually benefit from this funding and draft the projects that need to be submitted to the European Commission.

 

Moreover, the second wave of the coronavirus pandemic, which broke out in October, caught the Italian Government by surprise: this time (as opposed to the prompt reaction in March) the response was too slow and the death toll was even higher than during the first wave. Therefore, Mario Draghi has inherited from his predecessor an extremely troubled situation: the pandemic still needs to be brought under control (since the vaccination campaign is waiting to properly take off), the economy experienced a deep recession (-9%) in 2020 and the prospects for recovery look quite weak, at least if compared to Italy’s EU partners (as of now, GDP is expected to rebound by only 3% in 2021, which is forecast to be the lowest growth in all the EU-27).

Last but not least, Mario Draghi will have to deal with an extremely wide and diverse political majority, which might risk to hamper the effectiveness of his action and weaken his steer and leadership. The former President of the ECB is faced by such a daunting challenges that even a unique character like him might not be able to overcome.


However, in this case the international dimension might effectively help Professor Draghi to succeed in what seems like a “mission impossible”. If we just take a look at the infamous spread between Italian and German 10-year government bonds, we could see that it just took that Mattarella provisionally appointed Draghi, to obtain a considerable reduction of Italy’s bond yield consistently below 100 basis points. This means that, thanks to his remarkable career, Draghi has earned such a strong international reputation that is sufficient by itself to increase Italy’s credibility and thus reassure investors worldwide. Therefore, enduring financial stability should already be welcomed as a great achievement for the new-born Government led by Draghi.

 

But there can be much more than this. During his career, Draghi has kept building a strong, thick and wide network of relations with key political leaders and economic figures all over the world. This is one of his most valuable assets, possibly even more than this strong expertise in economic and financial matters. In other words, Draghi has an enormous political capital that he can now make available for Italy’s benefit; something that not only Conte, but also many of his predecessors, lacked when they had come into power. This was immediately visible during the first virtual summit of the G7, held by the UK Prime Minister Boris Johnson, on Friday 19 February: all leaders (and in particular Joe Biden, who expressed his intention to strengthen again the relationship of the US with the EU) welcomed Italy’s new Prime Minister very warmly and looked eager to have Draghi on their side in order to obtain support on their respective priorities and proposals.

 

Italy’s new Prime Minister should leverage on this potentially very favourable situation in order to ensure that the G20 Presidency is turned into a success. Thanks to Mario Draghi’s leadership and a renewed international framework (facilitated by Biden’s openness and availability to cooperate with America’s traditional allies), our country has a great opportunity not to be missed or wasted to come back at the middle of the international stage and to play a significant influence. At such a critical time for the global community. Draghi could even show the way to a new “constitutional” moment for international economic governance: after Bretton Woods after World War II, and the Washington Consensus after the end of the Cold War, it now seems the time for the definition of new principles and rules that can guarantee international cooperation and solidarity, particularly in key issues such as macroeconomic coordination and trade policy.


Should Mario Draghi be able to exploit this competitive advantage, also the obstacles he will have to face domestically could be removed, or at least weakened. Addressing successfully Italy’s international constraints (which basically consist in a long-standing lack of relevance and influence) might support internal economic recovery and defuse the self-interested action of national political parties. So, good luck to Professor Draghi: this time, Italy has really a good chance to change and become great again.

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