DOP “Made in Italy” a rischio

Aceto balsamico: rinvio a 3 mesi decisione Ue su denominazione slovena

La norma slovena in conflitto con disciplinari d’origine è in esame a Bruxelles dopo denuncia dei consorzi e intervento del Ministro Patuanelli dal Mipaaf.

Il Governo di Lubiana ha varato una norma che consente a qualsiasi miscela di aceto di vino ricavata dal mosto concentrato di essere venduta sul mercato con la prestigiosa denominazione di “aceto balsamico”, uno dei prodotti d’eccellenza del Made in Italy.

 

Ministro Patuanelli su dossier che Commissione rinvia a giugno

A pochi giorni dall’inizio del suo incarico nel Governo Draghi, è così che Stefano Patuanelli, nuovo titolare del dicastero per le Politiche agricole, alimentari e forestali (MIPAAF) è intervenuto a difesa del patrimonio enogastronomico italiano segnalando il dossier ai tavoli di Bruxelles. Il Ministro ha fatto seguito alla denuncia dei Consorzi di tutela di prodotti d’origine protetta (DOP) e già riconosciuti dal sistema europeo di salvaguardia delle indicazioni geografiche che, tra l’altro, dal 1 marzo godono di una protezione aggiuntiva in Cina, in virtù dell’accordo firmato tra l’Ue e Pechino.

Ogni possibile azione per prevenire usurpazioni delle eccellenze dell’agrifood e dei marchi nostrani “è una priorità del Governo”- ha messo in chiaro il Ministro Patuanelli commentando che “anche in questo caso, faremo tutto il possibile (...) contro questi indebiti attacchi”.

Ma Bruxelles prende tempo e rinvia di 3 mesi la valutazione e decisione sul caso. Avrebbe dovuto esprimersi oggi sulla richiesta di Lubiana per l’uso della denominazione.

 

De Castro-Gualmini: interrogazione al Commissario Ue

Gli eurodeputati Paolo De Castro ed Elisabetta Gualmini (membri della delegazione S&D  all’Europarlamento) hanno spiegato come la norma sulla qualità degli aceti sloveni risulti in contrasto con il Regolamento Ue 1151/2012 sui regimi di certificazione dei prodotti agricoli e alimentari. La sua applicazione “rappresenterebbe un’evocazione in palese concorrenza sleale con prodotti italiani riconosciuti in tutto il mondo”, ha affermato De Castro, a danno dell’Aceto Balsamico di Modena Igp, l’Aceto Balsamico di Modena Dop e l’Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia Dop. “Per questo chiediamo al Commissario all'Agricoltura Ue  (Janusz Wojciechowski) di obiettare l’adozione di tale norma da parte delle autorità slovene”, si legge anche nei social.


Cosa fa “aceto” nella norma di Lubiana

A dicembre 2020, le autorità slovene hanno avviato la procedura prevista dalla Direttiva Ue 1535/2015 per la notifica, alla Commissione, della richiesta finalizzata all’approvazione di una norma sulla qualità dell’aceto e dell’acido acetico diluito che disciplini le condizioni in materia di qualità, etichettatura e tipologia che gli aceti sloveni devono rispettare.

Una norma che - precisano De Castro e Gualmini – “presenta diverse criticità, riguardanti le denominazioni di vendita ammesse, in particolare l’introduzione delle definizioni di aceto vegetale per tutti gli aceti prodotti a partire da piante o parti di piante, e di aceto balsamico per tutti gli aceti contenenti succhi di frutta o mosti”.

Oltre al grave pregiudizio per le produzioni italiane e alla violazione dell’articolo 13 del Regolamento Ue sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari, l’introduzione di altre denominazioni di vendita controverse, quali aceto vegetale, misto o di vino diluito, “pregiudicherebbe anche una corretta informazione al consumatore”.

 

 

DOP e IGP: 16,9 mld da tutelare

La produzione d’aceto balsamico equivale al 19% al fatturato complessivo dell’agroalimentare italiano (export da 9,5 mld di euro, 21% delle esportazioni nazionali, dati Ismea-Qualivita). Il plauso della Presidente Mariangela Grosoli all’azione intrapresa a favore di 285 Consorzi di tutela è arrivato sia a Patuanelli che a Benedetta Fiorini (deputata), ma anche all’Assessore Mammi dell’Emilia-Romagna e ad OriginItalia per la presa di posizione a difesa degli standard comunitari (non solo italiani) ed il principio di armonizzazione del diritto europeo: se ignorato, costituirebbe un pericoloso precedente anche per altre DOP ed IGP (Ue, il valore è di circa 74,7 mld).

 

 

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