Commercio transatlantico

Ue-USA, scambi post-Brexit: c’è accordo su quote agricole dell’OMC

Dopo due anni di negoziati con l’Organizzazione Mondiale del Commercio per assegnare le quote agricole, l’Unione europea e gli USA hanno trovano l’intesa.

Ue-USA, scambi post-Brexit: c’è accordo su quote agricole dell’OMC

L’Unione europea e gli Stati Uniti hanno concluso i negoziati per adeguare le quote agricole dell’Unione europea regolate dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC/WTO), a seguito del recesso del Regno Unito dal blocco dei 27.

Trovare l’intesa per la ripartizione è un processo durato due anni e fatto di negoziati nel quadro della disciplina dell’OMC che ha il ruolo stabilire e far rispettare i criteri di distribuzione del volume che rimane ai Paesi dell’Ue e la parte destinata al Regno Unito, sulla base dei flussi commerciali più recenti. L’accordo riguarda produzioni che coprono miliardi di euro compresi gli scambi di carne bovina, pollame, riso, latticini, frutta, verdura e vino.

 

Verso commerci agricoli più stabili

Lo ha annunciato oggi da Bruxelles il Commissario per l’Agricoltura Janusz Wojciechowski sottolineando come gli Stati Uniti restino il partner commerciale più importante per l’economia europea. Ha anche aggiunto che l’accordo “dà certezza e stabilità al commercio agricolo” e al Mercato Unico. Dopo l’adozione da parte dell’Esecutivo Ue, l’accordo sarà inviato al Parlamento europeo e al Consiglio per la ratifica per entrare in vigore il prima possibile.

I team di negoziatori sugli accordi commerciali di Bruxelles sono impegnati a trovare nuove intese di ripartizione  simili a quella applicata con Washington anche su contingenti tariffari con altri 21 Paesi partner. Tra gli accordi già conclusi, ci sono quelli con l’Argentina, l’Australia, la Norvegia, il Pakistan, la Tailandia, e l’Indonesia.

 

 

Effetti Brexit sull’agroalimentare

Dopo il divorzio di Londra dall’Unione europea il 31 gennaio 2020, è entrato in vigore un periodo di transizione che si è concluso il 31 dicembre dello stesso anno.

Abbiamo visto in alcuni speciali di The Italian Times che, a partire dal 1 gennaio 2021, gli accordi internazionali siglati dall’Ue non si applicano più ai flussi commerciali con il Regno Unito. Le disposizioni dell’Accordo di libero scambio rimangono inalterate per i 27 Stati membri (ad esempio: l’accesso al mercato e i contingenti tariffari) e gli operatori commerciali europei devono controllare le regole di origine delle merci, dato che gli ingredienti provenienti da “oltre Manica” potrebbero risultare non-conformi agli standard di qualità e sicurezza alimentare dell’Ue nel momento in cui vengono esportati.

A pochi giorni dall’inizio dell’era post-Brexit, la Commissione Ue è tuttavia corsa ai ripari, adoperandosi per varare i cosiddetti “contingency plans”, i regolamenti relativi all’applicazione delle misure d’emergenza nei settori più critici delle relazioni tra l’Ue e la GB. Il Regno Unito e l’Ue condividono un’importante “eredità” di scambi commerciali nell’agroalimentare. I 27 hanno esportato, per lo più, i prodotti d’eccellenza e gli alimenti alla base della dieta mediterranea, frutta e verdura fresca o trasformata, prodotti a base di carne, i lattiero-caseari e preparati alimentari. Nel 2019, il valore di queste esportazioni è stato di 41 miliardi di euro. Nello stesso anno, una quota significativa (circa il 74%) delle importazioni agroalimentari del Regno Unito proveniva ancora dall’Unione europea.

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