Caos vaccini a scuola

Scuola, “trattenuta Brunetta” ai docenti in malattia dopo il vaccino

Permessi e ferie per poter ricevere la dose prevista, ma “trattenuta” in busta paga per chi rimane a casa con febbre e dolori. E’ caos nelle scuole

Scuola, “trattenuta Brunetta” ai docenti in malattia dopo il vaccino

Sono bastati pochi giorni perché si creasse il caos sulle vaccinazioni agli insegnanti, che sono considerati categoria a rischio dopo gli over 80 e sono stati inseriti nella fase 2 delle vaccinazioni. Al centro delle polemiche c’è quella che è stata ribattezzata la “trattenuta Brunetta”.

Il provvedimento del neo ministro della pubblica Amministrazione, infatti, prevede permessi e ferie per poter permettere a maestri e professori di ricevere le dosi di vaccino dietro appuntamento, ma in caso di malattia per dolori o febbre successivi alla somministrazione scatterebbe un “taglio dello stipendio” quella che viene già chiamata "trattenuta Brunetta".

 

Permessi retribuiti, ma non per tutti

La possibilità di ricevere il vaccino è stata estesa da alcuni giorni agli insegnanti, su base volontaria, ed è sostenuta da permessi retribuiti, ma non per tutti. A denunciarlo, come riporta Il Fatto quotidiano, è l’onorevole Vittoria Casa (5Stelle), presidente della commissione Cultura della Camera, che ha presentato anche un’interrogazione parlamentare: “Purtroppo sul tema riguardante i permessi e i vaccini del personale scolastico le norme sono chiare, ma vanno in palese contraddizione con la situazione di fatto. Siamo tutti d’accordo sul fatto che la campagna vaccinale sia la priorità delle priorità, che il nostro ritorno a una vita piena dipenda esclusivamente dalla sua riuscita”.

A far discutere è il fatto che non tutti i docenti possono contare su un contratto che prevede i permessi retribuiti e così sarebbero costretti a chiedere ferie.

 

Trattenuta Brunetta, stipendio “tagliato” per gli effetti del vaccino

A scatenare polemiche è anche il fatto che siano previste trattenute in caso di malattia richiesta dal docente per effetti collaterali alla somministrazione del vaccino, come febbre o dolori. Come riferisce ancora Il Fatto quotidiano, infatti, alcuni istituti non prevedono permessi retribuiti né per il vaccino né per il periodo post inoculazione, quindi se un insegnante sta a casa gli viene decurtato lo stipendio. Ciò accade a chi, per esempio, ottiene l’appuntamento per il vaccino in un giorno infrasettimanale.

 

Atteso un intervento del ministro

Per questi motivi i sindacati hanno invocato un intervento chiarificatore da parte del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, in risposta all’interrogazione dell’onorevole Casa. Nel frattempo a gestire la situazione caotica sono soprattutto i dirigenti scolastici, che stanno adottando decisioni autonome.

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