La geopolitica dei vaccini

Covid, Cina riapre le frontiere solo ai vaccinati con il suo Sinovac

Per Pechino è tempo di riprendere “gli scambi interpersonali in maniera ordinata”. Ma l’apertura è solo a 20 Paesi e a chi avrà ricevuto il vaccino cinese

La Cina riapre le frontiere. L’annuncio è arrivato in un momento delicato sul fronte dei rapporti internazionali, non solo a causa della pandemia, ma anche per le tensioni dei giorni scorsi con gli Usa, con la minaccia di sanzioni per la repressione a Hong Kong e il mancato rispetto dei diritti umani della minoranza musulmana degli uiguri.

A pesare, poi, è il sospetto che Pechino stia puntando all’export del proprio vaccino, Sinovac, non a caso richiesto a chi volesse entrare in territorio cinese.

 

Pechino riapre, ma solo ai vaccinati con il proprio siero

L’annuncio della Cina ha fatto il giro del mondo in poche ore: mentre molti Paesi mantengono le proprie frontiere chiuse (dagli Usa all’Australia), Pechino ha deciso di riaprire. La possibilità di tornare a entrare in territorio cinese al momento è prevista ai cittadini di circa 20 Paesi, tra i quali figurano gli stesso Stati Uniti, oltre a Regno Unito, India e proprio all’Australia.

Secondo quanto riportato da The Guardian, infatti, le autorità cinesi si sono impegnate a riprendere le attività di emissione dei visti con l’obiettivo di riavviare "gli scambi interpersonali in maniera ordinata".

A una condizione, però: essere sottoposti a vaccinazione con il Sinovac, ossia proprio il siero Made in China, almeno 14 giorni prima del loro arrivo nel Paese. Inoltre, rimangono in vigore sia l'obbligo di mostrare un test anti Covid negativo, sia quello di sottoporsi a un periodo di quarantena.

 

I dubbi della comunità internazionale

Le perplessità non hanno tardato ad arrivare. Il sospetto, infatti, è che dietro alla sbandierata intenzione di riaprire i propri confini e riprendere gli scambi “interumani”, ci sia un la volontà di implementare l’export del vaccino prodotto da Sinopharma (detto anche CoronaVac) e già commercializzato in moltissimi Paesi (soprattutto nel sud est asiatico, in Sud America e in Africa).

Mentre il Governo cinese fa sapere che non accetterà alcun vaccino straniero (compresi quelli già approvati dall'Organizzazione mondiale della sanità), le somministrazioni interne alla propria popolazione non procedono a ritmi così serrati.

 

La Cina e l’export dei vaccini

Al momento, infatti, Pechino è particolarmente concentrata nelle operazioni di commercializzazione del proprio vaccino. Sinovac risulta, non a caso, il prodotto maggiormente somministrato in Indonesia, Thailandia, Filippine, Vietnam, Laos, Myanmar, Singapore, Timor est e Malesia, dove pure sono presenti marginalmente anche Moderna, AstraZeneca e Pfizer. In Africa il vaccino di Sinopharm è il più diffuso, fatta eccezione che per alcuni Paesi che si affacciano sul Mediterraneo come la Tunisia, dove invece è stato acquistato Sputnik, mentre l’America Latina vede la presenza di entrambi i prodotti.

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