La visione di Brunetta

Smart working e furbetti: Brunetta al lavoro su normativa per la PA

Il ministro per la Pubblica amministrazione intende regolamentare il lavoro agile negli uffici pubblici, per renderlo uno strumento serio ed efficiente

Smart working e furbetti: Brunetta al lavoro su normativa per la PA

Smart working sì, ma a patto che sia efficiente, “libero, premiato e controllato”, per dirla alla Brunetta.

E solo se effettivamente migliorerà la produttività e la soddisfazione sia dei cittadini e delle imprese a cui sono destinati i servizi delle PA.

Il ministro infatti sta lavorando a una normativa che regoli il lavoro agile, per evitare che i “furbetti” possano approfittarsene, impiegando il tempo per attività personali.

 

Smart working Pubblica amministrazione, il piano di Brunetta

Lo smart working, adottato nelle PA in seguito all’emergenza Coronavirus, sarà regolato dal “decreto Dadone” fino alla fine dello stato di emergenza, fissato per ora al 30 aprile 2021, ma che sarà con tutta probabilità prorogato.  

Sul testo del decreto si legge che “ciascuna amministrazione con immediatezza assicura su base giornaliera, settimanale o plurisettimanale lo svolgimento del lavoro agile almeno al 50% del personale impegnato in attività che possono essere svolte secondo questa modalità”.

L’intenzione del ministro Brunetta sarebbe quella di non legare un ufficio a delle percentuali, ma permettere di organizzare il lavoro agile se effettivamente riesce a soddisfare determinati requisiti, collegandolo al livello di qualità da fornire a cittadini e imprese. Quindi niente smart working per chi crea disservizi.


Intanto la Commissione tecnica dell’Osservatorio nazionale del lavoro agile sta continuando a lavorare sui Pola- i Piani organizzativi del lavoro agile- che solo il 33,3% delle amministrazioni pubbliche ha presentato entro il termine del 31 gennaio 2021, come stabilito dal decreto Rilancio.
Il rapporto dovrebbe arrivare sul tavolo del ministro Brunetta, come riferisce Il Tempo, per metà aprile.

 

Il lavoro agile nel contratto dei dipendenti pubblici

In attesa della normativa, lo smart working è entrato per la prima volta nel contratto dei dipendenti pubblici.

Lo scorso 10 marzo è stato infatti firmato “Il Patto per l’Innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale” alla presenza Presidente del Consiglio, Mario Draghi, il Ministro Renato Brunetta e i Segretari generali Maurizio Landini (Cgil), Luigi Sbarra (Cisl), e Pierpaolo Bombardieri (Uil). 

 

L'articolo 2 prevede, nell'ottica di superamento della situazione emergenziale, che nei futuri contratti collettivi nazionali ci sia la definizione di “una disciplina che garantisca condizioni di lavoro trasparenti, che favorisca la produttività e l’orientamento ai risultati, concili le esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori con le esigenze organizzative delle Pubbliche Amministrazioni, consentendo, ad un tempo, il miglioramento dei servizi pubblici e dell’equilibrio fra vita professionale e vita privata.”

 

Saranno inoltre regolati anche alcuni aspetti, come “il diritto alla disconnessione, le fasce di contattabilità, il diritto alla formazione specifica, il diritto alla protezione dei dati personali, il regime dei permessi e delle assenze ed ogni altro istituto del rapporto di lavoro e previsione contrattuale.”

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