L’intervento

Recovery, Draghi: “Diminuire divario tra Nord e Sud del Paese”

Per il Mezzogiorno in arrivo anche 96 miliardi dai fondi di coesione. Per il premier fondamentali la capacità di spesa e il completamento delle opere

Recovery, Draghi: “Diminuire divario tra Nord e Sud del Paese”

Il divario Nord-Sud è problema strutturale. Risanamento e ripresa passano anche, e soprattutto, da uno sviluppo omogeneo del Paese. Se il Mezzogiorno resta ancora indietro e si lascia che siano solo le regioni settentrionali la locomotiva economica del Paese, verranno mancati gli obiettivi del Recovery Plan. Il premier Draghi ne è consapevole: il Next Generation EU destina “all’Italia 191,5 miliardi da spendere entro il 2026. Rafforzare la coesione territoriale in Europa e favorire la transizione digitale ed ecologica sono alcuni tra i suoi obiettivi”. Ma “ciò significa far ripartire il processo di convergenza tra Mezzogiorno e Centro-Nord che è fermo da decenni. Anzi, dagli inizi degli anni ‘70 a oggi è grandemente peggiorato”. Il presidente del Consiglio parla a una platea di ricercatori, docenti, dirigenti e rappresentanti istituzionali nel corso del convegno ‘SUD - Progetti per ripartire’, iniziativa della ministra Carfagna. “Una giornata” da intendere “come primo passo”, dice il presidente del Consiglio, verso “una campagna di ascolto diffusa sul tema”.

 

Il Sud non può restare indietro

La sfida è enorme. “Tra il 2008 e il 2018 la spesa pubblica per investimenti fatti” nel Mezzogiorno “è più che dimezzata passando da 21 a poco più di 10 miliardi”. I dati riferiscono che “il prodotto per persona è sceso dal 65% del Centro Nord al 55%”. L’ex numero uno di Francoforte spiega che “negli ultimi anni un forte calo negli investimenti pubblici ha colpito il Sud ovviamente insieme al resto del Paese”. Ma le difficoltà non dipendono solo dalle risorse messe a disposizione. Resta il nodo della capacità di spesa, come dimostrano le esperienze dei fondi strutturali europei. “Per la prima volta da tempo abbiamo l’occasione di aumentare la spesa in infrastrutture fisiche e digitali, nelle fonti di energia sostenibili”. E le “risorse di Next Generation EU”, sottolinea, “si aggiungono ad ulteriori programmi europei e ai fondi per la coesione, che mettono a disposizione altri 96 miliardi per il Sud nei prossimi anni”.

 

Ma è anche vero, ricorda il premier, “che tante risorse non portano necessariamente alla ripartenza del Mezzogiorno”. I problemi sono due: “l’utilizzo dei fondi e la capacità di completamento delle opere pubbliche”. Basti pensare che “a fronte di 47, 3 miliardi di euro” del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2014 al 2020 (la programmazione europea dei fondi strutturali è settennale) “alla fine dello scorso anno sono stati spesi poco più di 3 miliardi, solo il 6,7%”. Nel 2017 in Italia “sono state avviate ma non completate 647 opere pubbliche. In oltre due terzi dei casi, non si era nemmeno arrivati alla metà. Il 70% di queste opere non completate è localizzato al Sud, per un valore di 2 miliardi”.

 

Dirigere i fondi su donne e giovani

"Divenire capaci di spendere i fondi e farlo bene è un obiettivo di questo governo. Vogliamo fermare l’allargamento del divario e dirigere questi fondi in particolare su donne e giovani”. L’inquilino di Palazzo Chigi sta lavorando personalmente al Recovery Plan che l’Italia dovrà inviare a Bruxelles entro il mese di aprile. Dal successo dell’intera operazione e dalla capacità di ridisegnare un nuovo modello di sviluppo dipende “il recupero della fiducia nella legalità e nelle istituzioni, siano esse la scuola, la sanità o la giustizia”. Ma, soprattutto il futuro del Paese. In questo momento il governo guarda a come uscire dal tunnel della crisi sanitaria ed economica.

 

Contributi a fondo perduto e prestiti che arriveranno dal Recovery sono fondamentali, ma i conti pubblici nel frattempo bisogna farli quadrare. E’ necessario mantenere basso il costo del debito con una strategia credibile e di medio periodo sulle aspettative di finanza pubblica. I sostegni per la crisi Covid, tutti in deficit e possibili grazie a scostamenti al bilancio, praticabili per via della sospensione del Patto di stabilità, sono mirati ma temporanei. Finita l’emergenza, senza una visione e con il ritorno alle regole europee di Bilancio, seppure in aria di riforma, la sostenibilità dei conti resta la condizione di base per tutto il resto. Critiche alle scelte del governo contenute nel decreto Sostegni si levano, intanto, dall’unico partito all’opposizione. “A bocciare tante scelte di questo governo non sono io, ma gli italiani”, dice in un’intervista al Corriere della Sera la leader di fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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