Urne aperte in Israele

Israele oggi al voto per la quarta volta in 2 anni. In corsa Netanyahu

Poco meno di 40 di partiti che si presentano alle elezioni. Stando ai sondaggi l’esito sarà ancora un testa a testa. Come influiranno pandemia e tribunali

Per la quarta volta in 24 mesi gli israeliani sono chiamati alle urne, dopo aver superato la fase critica dell’emergenza sanitaria che aveva portato a ben tre lockdown totali. Con una campagna vaccinale condotta in maniera massiccia e in tempi record, si torna dunque a votare per il rinnovo del Parlamento, la Knesset. Sono ben 39 i partiti che presentano i propri candidati, ma il primo scoglio sarà superare lo sbarramento del 3,25%. Decisiva anche l’affluenza alle urne. Netanyahu rimane favorito, ma difficilmente potrà contare su una maggioranza assoluta.

 

Gli scenari e la (nuova) corsa di Netanyahu

Benjamin Netanyahu ci riprova. Per la quarta volta in due anni punta a ottenere la maggioranza, anche se i sondaggi della vigilia danno un nuovo testa a testa, dunque la più probabile formazione di un governo di alleanza. Un anno fa, a fine marzo 2020, il leader del Likud ha dovuto “cedere” a un accordo con Gantz, che guida il partito Blu e Bianco, seconda formazione del Paese.

 

I “contendenti”

Questa volta, però, a contendergli la vittoria sembra sia Yair Lapid, leader del partito laico centrista Yesh Atid, che viene dato alle spalle proprio del Likud e la possibilità di ottenere circa 20 seggi in Parlamento. Non dovrebbe uscire di scena, però, lo stesso Blue e Bianco, mentre viene tenuta d’occhio anche Meretz, la formazione di sinistra.

A giocare a favore di Netanyahu potrebbero però essere i partiti ultraortodossi, che nei mesi scorsi hanno avuto un ruolo cruciale e sono stati anche protagonisti di aperte contestazioni alle misure anti-Covid, nonostante i risultati ottenuti e l'emissione di un Green Pass per i vaccinati, primo paese al mondo a metterlo a punto. Si tratta di Shas e di Giudaismo Unito nella Torah.

 

Il peso della pandemia

Proprio l’emergenza sanitaria potrebbe in qualche modo influenzare l’esito delle consultazioni. Da un lato c’è il peso degli ultraortodossi, che si collocano nell’area della destra religiosa e che in alcuni hanno appunto contestato le restrizioni legate alla pandemia, dall’altro ci sono anche fattori economici, come una crisi che – complice la crisi sanitaria – ha allargato la forbice tra i ceti più ricchi e quelli meno abbienti. Le ripetute chiusure, con tre lockdown totali, hanno sicuramente gravato sull’economia dell’intero paese, come accaduto anche altrove, pesando sulle attività commerciali e turistiche.

 

Il “guai giudiziari” di Netanyahu

Non da ultimo ci sono da considerare le vicende giudiziarie che riguardano l’attuale premier del Paese, con le accuse di corruzione in tre vicende differenti. Finora il processo ha subito battute d’arresto, anche a causa dei problemi sanitari, ma gli avversari in campagna elettorale hanno cavalcato questo argomento e sabato 19 hanno portato in piazza diversi manifestanti. Netanyahu, però, finora si è sempre detto innocente, rifiutandosi di dimettersi sia dalla carica di primo ministro sia da leader del partito Likud.

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