Nozze via web

Matrimoni via Zoom e Skype, come dirsi “sì” anche a distanza

La pandemia limita ancora le cerimonie, spesso persino gli spostamenti, quindi si moltiplicano le richieste di nozze via web. Ecco dove e come dirsi “sì”

Il settore del wedding è uno di quelli che ha risentito maggiormente della pandemia a causa della chiusura delle principali location per i matrimoni.

I divieti di assembramenti e le restrizioni agli spostamenti, poi, non hanno facilitato la vita ai "promessi sposi".

Si calcola che il 90% del comparto abbia subito una battuta d’arresto, con una perdita complessiva in Italia di 40 miliardi di euro.

Eppure la voglia di sposarsi non è mai venuta meno, tanto che qualcuno ha deciso di tentare lo stesso.

 

Il risultato è che finora la maggior parte delle coppie ha puntato su matrimoni con mascherine e soprattutto tamponi e test. C’è però anche chi vive a chilometri di distanza e pur di non rinunciare a promettersi amore eterno è disposto a farlo anche via web, tramite piattaforme come Skype o Zoom.

Ecco dove è possibile, chi sono i Paesi all’avanguardia e che valore legale può avere un “sì” pronunciato davanti a una telecamera.

 

A New York nozze via web

Tra i primi ad autorizzare i matrimoni via web, dando loro valore legale, è stato il Governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, che ha annunciato la concessione di certificati di nozze avvenute anche da remoto, tramite collegamenti video, alle quali segue l’invio della documentazione sempre via web. In questo modo, anche chi è limitato nei movimenti a causa di restrizioni o condizioni sanitarie, può veder avverato il proprio sogno. Tra l’altro, molti cittadini americani che hanno perso il lavoro, e dunque anche l’assicurazione sanitaria, hanno potuto così limitare le spese dell’organizzazione di banchetti o pranzi nuziali.

 

Nelle Utah il “sì” di massa

Un altro esempio di Stato nel quale si è assistito a un vero e proprio “boom” di matrimoni a distanza è lo Utah, sempre negli Usa, dove il Governatore Spencer Cox ha concesso licenze di nozze online, anche a non residenti. La conseguenza è stato un massiccio ricorso a questa modalità soprattutto da parte di cittadini israeliani, che finora non poteva ottenere il riconoscimento delle nozze se non celebrate dal rabbino, massima autorità religiosa. Grazie al “sì” virtuale, invece, si sono promesse amore eterno anche coppie di omosessuali o di fedi diverse da quella ebraica o, ancora, meno rispettose dei rigidi dettami religiosi della Madrepatria. "È stata una sorpresa, ma siamo felici di servire la causa dell'amore in qualunque sua forma" ha detto al Washington Post Burt Harvey, direttore del dipartimento delle licenze matrimoniali dello Stato americano.

 

E in Italia?

La possibilità di ricorrere a Skype per potersi sposare a distanza è stata sfruttata anche da una donna di Verona. Sofia e Juan, lei veronese di 32 anni e lui colombiano di 37, avevano programmato le nozze per lo scorso ottobre. Ma 15 giorni prima della data prevista, l’Italia ha dichiarato la Colombia Paese a rischio, sospendendo i collegamenti. I due trentenni, che stavano insieme da 5 anni, hanno aggirato l'ostacolo sposandosi via Skype “per procura”: Sofia ha delegato un’altra persona a rappresentarla fisicamente, mentre lei seguiva in collegamento video. Ora hanno avviato le pratiche per il riconoscimento formale della cerimonia anche in Italia.

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