Campidoglio

Sindaco di Roma, Letta prende tempo per capire su chi puntare

Domani il voto per la capogruppo Pd alla Camera. Ma il dossier più importante è quello delle comunali. Calenda: senza accordo “correremo con liste civiche”

In attesa che domani l’Assemblea dei deputati dem di Montecitorio ponga fine al duello Serracchiani-Madia eleggendo la nuova capogruppo, c’è il dossier delle amministrative che attende Enrico Letta. In primis il voto nella Capitale. Entro il mese di aprile, infatti, il Pd conta di formulare i nomi che correranno per l’investitura a sindaco di Roma. Il segretario le primarie le vuole, e pure ‘aperte’. Ma per il momento intende tenersi le mani libere. Perché manca ancora qualche tassello per capire su quale candidato sia più opportuno puntare. Tra i favoriti c’è Roberto Gualtieri, l’ex ministro dell’Economia, che però non è volto conosciutissimo ai più. A differenza di Nicola Zingaretti, che ha già fatto il giro di boa del secondo mandato alla Regione Lazio. E che, in mancanza di altre prospettive per il futuro, potrebbe lasciarsi accarezzare dall’idea di salire al Campidoglio. Dopo la Provincia e la Regione, gli manca solo la Capitale.

Mani libere del numero uno del Nazareno anche su Carlo Calenda. Stizzito da Letta che prende tempo, il leader di Azione rilascia dichiarazioni poco distensive e propone un improbabile ticket con lui sindaco e un vice in quota Pd. Si dice “molto scettico sulle primarie. Dal 12 ottobre, giorno in cui mi sono candidato, le primarie appaiono e scompaiono", dichiara al quotidiano Il Messaggero. “Appaiono quando servono a prendere tempo per non decidere. Poi scompaiono quando sembra che possa essere in campo Zingaretti, o quando c’è un tentativo di far ritirare la Raggi”. Calenda non nasconde di ambire a un programma comune con il Pd. Però, in mancanza di un accordo: “noi correremo non con il simbolo di Azione, ma con liste civiche”.  

 

L’ex ministro dello Sviluppo economico non convinceva l’ex segretario Zingaretti e non convince nemmeno Letta. Da quando c’è il nuovo segretario la partita delle comunali è diventata ancora più importante per il Pd. Il nuovo capo del Nazareno, sui grandi comuni chiamati al voto, si gioca la sua prima battaglia elettorale da leader di partito. E Roma è in cima alla lista. Ma il dossier Campidoglio è complicato. Che Letta cercherà di allargare il fronte del centrosinistra è sicuro. E che non voglia rinunciare a un patto con i Cinque Stelle pure. Ma in che modo? Sul primo fronte fa sentire la sua voce il campo progressista formato Sinistra per Roma, Articolo 1, Sinistra Italiana, Socialisti e Verdi. Che non esprimono un giudizio positivo sulla candidatura di Calenda: sia perché sarebbe poco unitario, sia perché incapace di attrarre su di sè i voti del Movimento 5 Stelle in un eventuale ballottaggio. Ma il problema non è Calenda. Su cui come è facile immaginare il Pd la sua scelta è probabile che l’abbia già fatta. Piuttosto, è un candidato che possa piacere alla galassia di piccoli partiti che si collocano a sinistra. E poi c’è la grana più grande, che si chiama Virginia Raggi.

Se Letta confida sulla possibilità che Conte convinca l’attuale sindaca a un passo indietro –  in cambio di un seggio alle prossime politiche – è in errore. La Raggi, per quando figura spenta e destinata a sicura sconfitta, è l’unico vessillo rimasto di un M5S romano che non sa più da che parte stare. Anche se alla Regione Lazio si è spinto con il Pd, ma non senza strascichi. La sindaca è un problema un po’ per tutti, ma nessuno sa come risolverlo. 

 

Alla fine a Roma si giocheranno due match. Il primo turno dove il Pd correrà da solo. Tutt’al più insieme a sinistra radicale e Verdi se trovano un accordo. Completamente diverso lo scenario al ballottaggio. Ma saranno le percentuali di voto ottenute al primo turno da ciascun candidato a decretarne la forza contrattuale per eventuali apparentamenti. Letta la sfida vuole vincerla. La riconquista della Capitale è un passaggio di rilievo per la legittimazione della sua strategia e della leadership. 

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