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Gli outsider del centrosinistra: a Napoli il ritorno di Bassolino

“Puntiamo sul Recovery Plan”, dice, ma “per non disperdere voti il Pd mi appoggi”. L’ex sindaco come Calenda, intanto i dem lavorano al patto con i 5S

A Roma c’è il leader di Azione, Carlo Calenda. Ex ministro ed europarlamentare del Partito democratico, dal 18 ottobre sceso ufficialmente in lizza per il Campidoglio. A Napoli si registra il ritorno clamoroso di Antonio Bassolino. Sindaco del capoluogo partenopeo per due mandati dal 1993 al 2000, presidente della Regione Campania dal 2000 al 2010, il fautore del “Rinascimento napoletano” nasce politicamente nel Pci. Per poi passare nel Pds, nei Ds e, infine, nel Pd che lascia nel 2017. Anche lui è tra gli outsider del centrosinistra, ma pronto a battersi contro l’ex casa madre, quella democratica, per riconquistare la poltrona di sindaco. In attesa che Enrico Letta decida cosa fare e su chi puntare.

Bassolino è un cavallo di razza della politica vecchio stampo, personaggio amato e, insieme, molto discusso, passato anche da guai giudiziari per la gestione dei rifiuti quando era commissario all’emergenza. Assolto con formula piena, l’ex sindaco è stato pure ministro del Lavoro nel governo D’Alema. Con una certa spavalderia a 74 anni riscende nell’agone politico. Sicuro che la sua faccia, stranota ai napoletani, sia un valore aggiunto per una città che definisce “scassata”.

 

“Non c'è bisogno di fare le presentazioni, mi conoscete bene”, esordisce durante la conferenza stampa nella sede del comitato elettorale nella storica via Toledo. “So che sarà dura, ma so anche che ce la posso fare. Quando mi candido è per vincere, è stato sempre così in passato”. E’ sicuro di sè, navigatissimo: “Corro e salgo a tutte le altezze, sono un maratoneta”, dice a chi pensa che “il rinvio” delle elezioni possa in qualche modo ostacolarlo. La campagna elettorale si preannuncia lunga, ma non teme la concorrenza di candidati autorevoli. Tutt’altro.Il mio augurio è che ci siano più candidati forti in grado di parlare alla città, perché bisogna temere i candidati mediocri, non quelli forti”. Lui intanto parte da una certezza: “il prossimo sarà il sindaco del Recovery Plan”.

Il Comune di Napoli “è drammaticamente in dissesto, con interi settori della città impoveriti, e ha un’occasione unica nel Recovery. C'è bisogno di una manutenzione ordinaria e straordinaria di strade, quartieri e immobili. E poi il tema delle periferie e le zone cerniera, sapendo che ormai bisogna ragionare in ottica di città metropolitana. E poi la necessità di arginare le disuguaglianze sociali e risolvere i problemi della quotidianità”. Ne vuole parlare con gli altri candidati “perché sarebbe un segnale di unità importante potersi confrontare”. Anche se poi “in campagna elettorale ci divideremo”.

 

Bassolino si candida per “essere il sindaco di tutti i napoletani”. E per “mobilitare tutte le forze sperando che via via si possa creare l’aggregazione più ampia”. Vuole giocare d’anticipo. “Sono una persona da sempre di sinistra” che scende in campo “perché vuole bene alla città. Napoli viene prima di qualsiasi appartenenza di parte. Non mi candido contro il partito che ho contribuito a fondare. Ma se non si vogliono disperdere i voti del centrosinistra le altre forze appoggino la mia candidatura”. Un invito che il Pd non ha nessuna intenzione di accettare. Come non ha raccolto, a Roma, quello di Carlo Calenda, rimasto solo a chiedere un confronto su un programma condiviso, senza mai ricevere risposta. Al Nazareno guidato da Letta la strategia è la stessa di quando c’era Zingaretti. Attendere e, intanto, lavorare a una candidatura comune con i 5Stelle. Nella Capitale è improbabile che ciò accada al primo turno, per via del veto dem sulla Raggi. A Napoli - dopo l’ipotesi del presidente della Camera, il pentastellato Roberto Fico - prende piede quella dell’ex ministro dell’Università, Gaetano Manfredi. Ci sarebbe già l’accordo tra il ras locale, il presidente della Regione De Luca e il Movimento. Ma i piddini sono spaccati.

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