Le proteste della piazza

Riaperture e vaccini, i due grandi temi che è difficile separare

Il punto di svolta solo con la campagna vaccinale a pieno regime. Ma ogni giorno che passa pesa come un macigno su chi ha perso reddito o chiuso attività

Mancano solo tre settimane alla scadenza del termine ultimo per la presentazione a Bruxelles del Recovery Plan. Se tutto filerà liscio, e nelle sedi europee si riuscirà ad evitare slittamenti, per la seconda metà dell’anno all’Italia arriverà la prima tranche di risorse del Next Generation Eu. Una straordinaria boccata di ossigeno per far uscire l’economia nazionale dall’apnea in cui è piombata. 

 

Le manifestazioni di piazza di ristoratori e ambulanti, che hanno attraversato ieri tutto il Paese – da Nord a Sud – sono state la dimostrazione del crescente disagio sociale. E della disperazione di intere categorie strozzate dalle chiusure determinate dalla pandemia. La politica delle restrizioni - che il governo Draghi sta portando avanti in sostanziale continuità con il precedente esecutivo, ma anche in linea con quello che accade nel resto del Vecchio Continente (ad eccezione della Gran Bretagna) – adesso non dipende tanto dall’andamento dei contagi, che pure resta su dati critici. Ma dal trend della campagna vaccinale. A sua volta legata all’arrivo delle forniture per cui il sistema sanitario nazionale e regionale si sta attrezzando.

I due temi – riaperture e piano vaccinale – per il governo vanno di pari passo. Ogni decisione delle Agenzie competenti sui vaccini, ogni ritardo nell’arrivo delle dosi già acquistate dalle diverse società farmaceutiche, incidono drammaticamente non solo sulle vite da salvare, ma anche su milioni di famiglie i cui redditi sono fermi. E’ il cane che si morde la coda. 

 

L’esecutivo confida nelle prossime settimane per arrivare al giro di boa. Ma ogni giorno che passa segna il fallimento di nuove imprese, lo stop ad attività soffocate da spese fisse mentre le entrate sono pari a zero. Un dramma che sta attanagliando lavoratori e piccoli e medi imprenditori. Anche le Regioni lanciano il grido di allarme. Chiedono ristori per “l’intera spesa” sostenuta per tutta l'emergenza Covid al posto dello Stato, a cominciare dalla prima fase di pandemia (primi mesi 2020). “Ci sono rischi per i bilanci regionali e molte Regioni potrebbero entrare in disavanzo, con la conseguenza di un possibile aumento automatico delle imposte”, dichiara Davide Carlo Caparini, assessore al Bilancio della Regione Lombardia. 


Intanto, il Governo è costretto a un nuovo scostamento di Bilancio. Ulteriore debito che, se pure consentito per la sospensione delle regole europee del Patto di Stabilità, graverà comunque sulla situazione finanziaria generale. Con un indebitamento nazionale complessivo che si attesta su livelli ben al di sopra della media Ue. In questo momento far quadrare i conti non è facile. Nella consapevolezza che i ‘ristori’ previsti sono solo una minima parte di quelli che servirebbero alle categorie in ginocchio. Nelle ultime ore le pur differenti voci della politica sono state sostanzialmente concordi: condanna unanime delle violenze ma anche unanime solidarietà a chi si trova in difficoltà e, soprattutto, unanime richiesta di ulteriori sostegni. Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, sottolinea anche la necessità di “una strategia più generale che affronti un piano straordinario per l'occupazione sia nel settore privato che in quello pubblico”.

 

Sta al Governo gestire questi giorni difficilissimi e fare l’impossibile perché decollino le 500 mila vaccinazioni al giorno promesse da settimane. L’unico punto di svolta da attendersi è questo, non ce ne sono altri. Per lasciarsi alle spalle questo tempo buio e tensioni sociali che non è il caso di sottovalutare.

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