Vaccinazioni al lavoro

Vaccini in azienda, c’è l’accordo: come funziona e chi è coinvolto

Raggiunta l’intesa tra Governo, imprese e sindacati all’accordo che potenzierà la campagna nazionale. Le dosi su base volontaria col medico del lavoro

Dopo oltre 7 ore di confronto è arrivato il sì definitivo: i vaccini potranno essere somministrati anche in azienda, su base volontaria. Ad annunciarlo è stato il ministro del Lavoro, Andrea Orlando: "Penso che siano accordi perfettibili, ma credo che oggi sia più importante mettere un punto fermo e poi riservarsi la possibilità di integrazione, piuttosto che attendere l'optimum ma che poi rischia di non arrivare".

L’intesa prevede norme che riguardano i costi e le modalità con le quali saranno offerti i vaccini, a carico comunque del datore di lavoro. Ecco come e dove.

 

Vaccinazioni in azienda: chi può aderire

L’adesione sarà su base volontaria, sia per quanto riguarda i lavoratori che intendano ricevere le dosi di siero, sia per le aziende, che potranno candidarsi liberamente. Non è previsto alcun requisito minimo riguardo alle dimensioni delle imprese e il vaccino sarà offerto a tutti i dipendenti “a prescindere dalla tipologia contrattuale".

 

Quando si sarà vaccinati

Il Protocollo prevede che, se la vaccinazione avverrà in orario di lavoro, il tempo necessario "sarà equiparato a tutti gli effetti all’orario di lavoro". Insomma, non si dovrà recuperare. Esclusa inoltre espressamente la responsabilità penale degli operatori sanitari per eventi avversi nelle ipotesi di uso conforme del vaccino, mentre i costi per la realizzazione e la gestione dei piani aziendali, inclusi quelli per la somministrazione, "sono interamente a carico del datore di lavoro".

Restano invece ovviamente a carico dello Stato la fornitura dei vaccini, dei dispositivi per la somministrazione (siringhe/aghi) e la messa a disposizione degli strumenti formativi previsti e degli strumenti per la registrazione delle vaccinazioni eseguite.

 

Chi può vaccinare

Il siero sarà offerto internamente in tutte quelle aziende che già dispongono di un medico del lavoro alle proprie dipendenze. Per gli altri il protocollo assicura la possibilità di avvalersi comunque "delle strutture sanitarie dell’Inail" e, in questo caso, trattandosi di iniziativa vaccinale pubblica, gli oneri restano a carico dell’ente.

 

Aggiornamento delle norme di sicurezza

Governo, imprese e sindacati hanno poi firmato anche l'aggiornamento del Protocollo delle regole anti contagio, per il contrasto e il contenimento del Covid. Al testo, adeguato alle nuove norme intervenute col passare dei mesi, si devono uniformare sia i datori di lavoro che i dipendenti. In caso contrario è prevista la “sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza".

 

Nello stesso tempo sono stati rivisti i termini e le procedure relative a quarantene, positività e ritorno in servizio. Come si legge nel testo, "i lavoratori positivi oltre il 21 esimo giorno saranno riammessi al lavoro solo dopo la negativizzazione del tampone molecolare o antigenico effettuato in struttura accreditata o autorizzata dal servizio sanitario" mentre per le trasferte il datore di lavoro deve tenere in conto "il contesto associato alle diverse tipologie di trasferta/viaggio previste, anche in riferimento all’andamento epidemiologico delle sedi di destinazione".

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