Riforma del regime

Regime forfettario 2021: il Mef deve cambiare aliquota dal 15% al 23%

Allo studio del Mef una Riforma del regime forfettario per le Partite Iva, con la proposta di elevare l’aliquota dal 15% al 23% e di rivedere i coefficienti

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze sta lavorando alacremente ad una Riforma dell’Irpef e ad una Riforma dell’Iva, con l’intenzione di rivedere il sistema fiscale italiano a tutto tondo, coinvolgendo anche coloro che beneficiano del regime forfettario.

 

La proposta del Mef sarebbe quella di elevare l’aliquota attualmente prevista per il regime forfettario delle Partite Iva al 23% dal 15%, allineandola così a quella prevista dal primo scaglione Irpef, e di rivedere i coefficienti di redditività legati ai codici Ateco, invariati dal 2014.

 

Vediamo insieme come potrebbe cambiare il regime forfettario nel 2021 con il governo Draghi.

 

Regime forfettario sotto accusa. Al via la Riforma delle Partite Iva

In occasione dell'audizione del direttore del dipartimento finanze del Mef Fabrizia Lapecorella sulla Riforma Irpef, tenutasi presso le commissioni riunite di Camera e Senato, si è parlato non solo di scaglioni Irpef e Riforma Iva ma anche del regime forfettario visto che solo nel 2018 ha sottratto all’Irpef 7 miliardi di euro.

 

Nel documento del Mef il regime forfettario viene “incolpato” di mancare di equità, in quanto non rispetterebbe i requisiti di progressività richiesti non solo dal nuovo premier Mario Draghi ma anche dal ministro dell’Economia Daniele Franco, favorendo con l’aliquota del 15% i titolari di Partita Iva che percepiscono lo stesso identico reddito di altri soggetti, come lavoratori dipendenti e pensionati costretti invece a pagare più tasse.

 

Regime forfettario, come cambia. Mef propone di passare dal 15% al 23%

La proposta lanciata dal Mef sarebbe quella di elevare l’aliquota attualmente prevista per le Partite Iva in regime forfettario dal 15% al 23%, allineandola così a quella del primo scaglione Irpef.  

 

Sotto analisi anche i coefficienti di redditività per le Partite Iva che beneficiano del regime forfettario, diversificati a seconda del codice Ateco di appartenenza, rimasti invariati dal 2014. I coefficienti di redditività, infatti, non sono stati cambiati neanche a seguito dell’innalzamento a 65 mila euro della soglia di ricavi e compensi che permette l’accesso al regime forfettario.

 

La revisione non dovrebbe interessare il settore alimentare e delle bevande, quello dei servizi di alloggio e di ristorazione, le attività professionali, dell'istruzione, dei servizi finanziari e assicurativi e del commercio all'ingrosso e al dettaglio mentre potrebbe riguardare le costruzioni e gli intermediari del commercio.

COPYRIGHT THEITALIANTIMES.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA